Lavorare in ufficio fa male

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Da 7 mesi non lavoro più in un ufficio né per un capo, ma da casa e per i miei clienti, o per me stessa.
Sto lavorando molto, molto più di quanto avessi previsto inizialmente, più che altro per dare maggiore solidità all’attività di freelance: credibilità, portfolio, contatti, formazione, sono elementi che richiedono un investimento di tempo ed energie notevole, soprattutto in un sistema economico in grave crisi come quello italiano. Nell’ottica poi di preparare Brand-it-up e Brand-it-up Travel sia alla possibilità di restare qui che a quella di espatriare, la tipologia di variabili in campo si amplia moltissimo.
Lavorare molto, ma lavorare da casa, ha però degli enormi vantaggi: primo fra tutti, l’assoluta libertà di gestione del tempo.
Gli appuntamenti possono essere fissati a piacimento, le incombenze risolte senza l’incubo di orari e chiusure, il lavoro svolto anche di sera, se di mattina si è stati fuori per commissioni o impegni.
La cosa migliore, tuttavia, credo che sia la quasi perenne assenza della sveglia. Il corpo, alla mattina, si sveglia quando meglio crede. Alcune volte alle 6.30, altre alle 9. Continua a leggere

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La bellezza dei GRAZIE

Mar Hernández Malota

Mar Hernández Malota

Dopo molto lavoro, è finalmente uscita la nuova copia di Conversations, il magazine cartaceo (è questa, per me, la COSA speciale) per cui a volte scrivo. Conversations è bello, ed è una sfida continua.
La sensazione di tenere fisicamente tra le mani il risultato del proprio impegno per creare contenuti di qualità è sempre piacevole: credo sia il potere appagante della carta, il suo fascino mitologico.
Insieme a Conversations è arrivato anche un cartoncino con un grazie.
E personalmente credo che i grazie non siano mai scontati.
In Marocco, dove sono appena stata per Brand-it-up Travel, spesso lo dicono mettendosi una mano sul cuore, ed è una gestualità che accompagna bene una parola di cui non ci si dovrebbe mai dimenticare.  Continua a leggere

Social Media management? Una stronzata.

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Ho smesso di scrivere gratis da diverso tempo, e non ho più ceduto all’inganno della prestazione gratuita in cambio di visibilità, salvo rarissimi casi in cui mi si è offerta l’opportunità di divertirmi. Da anni lavoro (perché scrivere, a dispetto di quanto molti credono, è un lavoro) solo dietro compenso: gratis lo faccio esclusivamente per me stessa, nei libri, sul blog, per la lista della spesa.
Ho smesso di accettare che i lavori creativi in Italia fossero giudicati a valore economico zero.
Ora mi trovo ad affrontare un altro scoglio: il mondo digitale.
Da quando sono freelance e mi occupo di social media management, ho collezionato una serie di perle e di esperienze che – da quanto leggo e sento – sono condivise da parecchi colleghi.
Cito a caso alcune delle frasi emblematiche che mi sono sentita dire, consapevole che sono purtroppo ben lontana dall’essere l’unica: “Non si possono chiedere quei soldi per il social media management. Sono capace anch’io di pubblicare una foto e una frasetta al giorno, ci vogliono cinque minuti e nessuna competenza. Per quei soldi c’è gente che lavora davvero e si spacca la schiena
A parte il fatto che chi te lo dice normalmente non ha la più pallida idea di cosa significhi spaccarsi la schiena (ma muore dalla voglia di insegnartelo) e non sa nemmeno la differenza che c’è tra un wall e una timeline. Continua a leggere