IN CULO VERITAS

Purtroppo non ho più tempo per seguire il mio blog: da quando lavoro per Maggie (e grazie al fatto che l’egocentrismo fallocentrico di buona parte dell’imprenditoria italiana non prevede per nessuna ragione al mondo la concessione del part-time, seppur temporanea), non riesco più nemmeno a lavarmi le orecchie.
Di giorno in ufficio, di notte a scrivere, la vita dell’occlusione occupazionale mi porterà al TSO.
Ma non posso non trovare mezz’ora per scrivere della nostra vittoria: sì perché, nella Piccola Città di C., l’inceneritore (di cui avete letto così tanto sul questo blog) non si farà. Più che per comunicare la notizia (che è già di per sé sensazionale, perché è una delle poche volte in cui i cittadini vincono su economia e istituzioni), ne scrivo per mandarla in culo.
E guardate che dico “culo” a ragion veduta.
Voglio mandarla in culo a tutti quelli che mi criticano perché a quasi quarant’anni vivo ancora di sogni e di ideali. A quelli che continuavano a dire: “tanto non serve, tanto se vogliono lo fanno lo stesso”.
A quelli che non hanno combattuto e ora non dicono nemmeno grazie, perché la pelle l’abbiamo salvata anche a chi non se lo merita. Continua a leggere

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Lettera aperta al Presidente Pietro Foroni

Buongiorno Presidente,

le scrivo in privato perché è proprio lì che la sua lettera di stamane sul Cittadino mi ha colpito: nel privato.
Da quattro mesi dedico la maggior parte del mio tempo libero alla lotta contro l’inceneritore, sottraendo ore, serate, week-end interi alla mia famiglia, ai miei affetti, alle mie passioni.
L’ho dovuto fare, sa Presidente, perché non c’era nessun altro a farlo in vece mia.
Faccio parte del Comitato CasaleRespira, quello stesso comitato che lei, nella sua lettera (come in altre occasioni), non si nemmeno degnato di citare e di ringraziare.
Basta poco, tante volte, per fare bella figura, ma ne basta ancora meno, in altri casi, per farne una pessima.
Perché sa, noi tutti ce lo ricordiamo bene il suo comunicato stampa sul sito della Provincia. Parole che ancora bruciano, perché hanno tutto il sapore della solitudine di una città tradita dai suoi governanti che dovrebbero di fatto invece proteggerla e tutelarla.
La informo, nel caso questa sfumatura le sfugga, che a noi cittadini delle vostre scaramucce tra guelfi e ghibellini importa poco: delle diatribe politiche, dei tiri alla fune (in cui i leghisti, tra l’altro, non eccellono) o dei salti acrobatici tra una ripicca e una rivendicazione, tutti infervorati ad appuntarsi per primi sul petto tronfio la medaglia del miglior vitello della contea. Continua a leggere

A Pontida! A Pontida!

Già alle nove del mattino rimaniamo fermi in colonna, cercando di raggiungere il “sacro” suolo di Pontida. Circondati da uomini addobbati di corna, bandiere e talismani, e da donne col fiasco di vino rosso in borsa, capiamo che evidentemente questa gente ci crede davvero: nel luogo, nel movimento.
Appena entrati nel campo dove tutti attendono Bossi, l’aria che si respira è completamente schizofrenica: tutti si sono dimenticati di essere un partito di governo.
La gente è contro Roma, contro il centralismo, contro i furti perpetrati alle spalle della gente onesta del nord: esattamente come vent’anni fa. Peccato che ora a Roma i leghisti ci mangino, ci bevano, ci sguazzino. Peccato che, grazie ai voti della Lega, nel Parlamento romano siano passate le peggio cose del berlusconismo. Questo per cosa? Per lo pseudo federalismo che dicono di aver fatto passare?
Pagliacciate. E la gente lo sa. Non lo dice, certo: ma lo sa. E lo si capisce dalla parola “secessione”, urlata da ogni angolo della valle bergamasca. Non si inneggia più al federalismo, ci si è già sporcati abbastanza in nome di niente: chiedono di nuovo la separazione dall’Italia, invocano lo stato padano.
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Ero leghista (ovvero: i calori della gioventù)

Ero giovane, immortale e tutta carica di ormoni e impellenze bianche e nere. Avevo le mani piene di verità e convinzioni inespugnabili. Ed ero leghista.
Perché essere leghisti vuol dire soprattutto esserne convinti.
Venivo dalla realtà operaia delle nebbie, cresciuta con due genitori che lavoravano 60 ore a settimana ciascuno: l’idea che potesse esserci un movimento politico fatto di persone semplici, vere, determinate a combattere la “Roma Ladrona” sembrava una buona soluzione all’emorragia di denaro che arrivava nella capitale e magicamente scompariva. Sembrava persino bella, e giusta, la voce che si alzava dalla pianura contro le genti inoperose del sud (perché è dimostrato che più ci si avvicina all’equatore e più la percentuale di fancazzisti e furbastri inspiegabilmente aumenta: sarà la bio-fisica del calore? Verità che, allora, parevano inespugnabili). Continua a leggere