Se questo è un uomo

Istanbul, un tramonto pieno di gabbiani su una terrazza che guarda la Moschea Blu, ascoltando il canto dei Muezzin dai minareti.
Non c’è niente di più romantico, niente che mi abbia mozzato il fiato così.
Istanbul è solo una delle perle del mondo Islamico, e se si fosse liberi di andare in quei posti senza temere per la propria pelle, la vita sarebbe senz’altro migliore.
Quando sono entrata in una moschea per la prima volta ho pianto. Mi sono messa il velo per rispetto, mi sono levata le scarpe, ho camminato mestamente, e appena ho visto quelle donne nascoste dietro le grate sono scoppiata in lacrime.
Le donne come merce immonda, come veicolo di peccato, come vergognosa tentazione.
L’altra sera seguivo un servizio che raccontava di alcuni versetti del Corano: pare che in alcuni passi si sostenga l’uguaglianza tra uomo e donna. Però in altri viene poi stabilito che l’uomo deve provvedere alla donna in quanto le è un gradino sopra; deve batterla ogni volta che è disobbediente; può visitare il suo campo fertile a suo piacimento ogni volta che vuole. Continua a leggere

L’altra vergogna

(scritto il 4 febbraio 2008)
Sono sconvolta. Sconvolta da tutto quello che sto leggendo in merito all’aborto, da questa risacca reazionaria che sta attaccando le coscienze.
Come tutti, ho mille dubbi e poche certezze.
Credo che il feto sia una vita. Credo fermamente che anche l’embrione sia una vita.
Ho sentito scienziati cattolici tentare di redimere questo eterno conflitto, ricavandosi un angolo di beatitudine di coscienza, stabilendo che la vita filosoficamente nasce nel momento in cui nasce l’identità, vale a dire dopo circa 3 giorni dal concepimento (il momento in cui l’embrione fecondato diventa una persona sola o si scinde in due o tre gemelli). Quindi la pillola del giorno dopo non sarebbe tecnicamente un omicidio. Continua a leggere