Come amarsi? Living apart together.

Oggi, 2 gennaio 2009, esce su Panorama un articolo di Raffaele Panizza dal titolo: La tribù dei L.A.T. (cioè living apart together), che indaga il nuovo fenomeno delle coppie che scelgono di vivere in case separate la loro storia d’amore.
Panizza apre l’articolo regalandomi l’ingrato merito di avere scritto (con “Il segno meno” e “I divieti di Eros“) quello che sarebbe il manifesto involontario di questo fenomeno:
“Senza volerlo, Elena Torresani ha composto l’inno delle amanti misantrope (…). I tremendi versi, pubblicati nel libro d’esordio L’inferno di Eros sembrano il manifesto di una rivoluzione“.
Dall’articolo emerge che sono soprattutto le donne a desiderare questo nuovo modus vivendi, e la fotografia che ne esce è quella di un manipolo sempre più numeroso di femmine determinate, consapevoli, e anche un po’ stronze. Continua a leggere

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Eccessiva, volgare, volutamente provocatoria? Povera me.

Vi riporto qui sotto un articolo scritto in merito alla mia serata di presentazione a Piacenza.
Sono convinta che il sesso sia musica, e ovviamente ognuno ha la sua canzone. Non esistono pezzi o melodie universalmente straordinari.
Quindi posso benissimo capire la posizione della Paraboschi che giudica a tratti eccessivo il mio libro. Non è la prima a dirlo: l’eros è un argomento talmente soggettivo e talmente profondo da richiedere sovente delicatezze che io in molte parti non ho – volutamente – avuto (d’altra parte non si può pretendere la delicatezza dalla goliardia).
Faccio parte di quelle donne che sono stanche del silenzio, del sussurro, del non detto o dell’indicibile. Il silenzio spesso diventa poesia tra le lenzuola, ma può trasformarsi in un veleno mortificante e in un elemento di solitudine profonda.
Contrariamente a quanto affermato in questo articolo, non ho per nulla scritto “L’inferno di Eros” per provocare, ma per condividere.
Magari facendo qualche risata (di troppo?) ho voluto dar voce a tutte quelle piccole miserie che rovinano il nostro sesso da… quanto? Sempre troppo, troppo tempo. Nonostante le false emancipazioni di ruolo e l’abbondanza di porcherie di genere, sono fermamente convinta che su ciò che conta ci sia una discarica di cose che ci si vergogna a dire. Ma non su un libro, questo sarebbe storia.
Bensì all’interno di un rapporto affettivo.
Primo silenzio, cancrena primigenia.
Sorvolo sulla non troppo velata allusione al fatto che sono più volgare di persona che sul mio libro.

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A bocca aperta – anche questa è arte

(scritto il 20 marzo 2008, in preparazione dell’uscita de “L’inferno di Eros”)
In questi giorni sto abusando parecchio delle gentilezze dei miei amici. Consigli, supporti, contributi (se poi ci fosse qualcuno che volesse anche darmi soldi, non disdegno).
Oggi per esempio ho inviato loro 14 frasi del mio libro da valutare, per poter poi scegliere quale tra queste usare come vessillo, simbolo e forse epitaffio da dare alla casa edirice.
Beh, sono rimasta a bocca aperta. Che tra l’altro non è mai una bella cosa.
Quello che mi ha stupito di più è quanto di loro ci fosse nella scelta che hanno fatto.
E non sto parlando solo di scelta stilistica, ma anche, e soprattutto, di contenuto.
Allora è proprio vero che l’Eros va a pescare nella nostra parte più profonda, e che il nostro gusto si orienta moltissimo verso l’identificazione che vi troviamo.
Questo mi ha fatto capire quanto mi sia piaciuto presentare in questo libro quattro lati differenti dell’erotismo e del sesso, perché so che persone molto diverse tra loro troveranno la loro chiave in qualche pagina, la loro impronta in qualche passaggio.
Dalla frase che una persona sceglie si possono capire tante cose. Continua a leggere