Rosa e Olindo vivono dentro ognuno di noi?

Lettera aperta ai miei vicini di casa, che verrà appesa nella bacheca condominiale stasera.
Che per forza il mondo va a puttane se delle gocce d’acqua sulle scale ci fan venire la bava alla bocca.

“Buongiorno a tutti,

vi scrivo per informarvi che sto per trasferirmi e che il mio appartamento sarà messo in affitto.
Visto che l’altro giorno, comunicando questa notizia, mi sono sentita rispondere “Meno male che se ne va” da uno dei vicini di casa con cui ero convinta di essere in ottimi rapporti, ho trovato necessario scrivere un commiato articolato.
Venerdì scorso mi sono sentita suonare alla porta, e raccomandare di usare un secchio per l’umido per non sgocciolare sulle scale comuni. Ho garantito di averne tre, di secchi per l’umido: uno arancione, uno azzurro, uno bianco, da scegliere in base a come sono vestita (mica che mi si accusi di mancanza di stile).
Tra tutte le cose che maneggio a mani nude, gli avanzi alimentari non rientrano nella lista.
Le gocce che effettivamente avevo lasciato dietro di me rientrando a casa venerdì mattina erano acqua: mi si era aperta una bottiglietta in borsa, e a dimostrazione di quanto dicevo ho esibito l’arma del delitto e la borsetta stesa sul calorifero ad asciugare. Ma non c’è stato nulla da fare: il verdetto di colpevolezza era già stato emesso e nessuno voleva sentir ragioni, in nome del fatto che “era già successo altre volte, e persino la donna delle pulizie si è lamentata”. Ah beh.
Dato che non mi piace dare gratuitamente del bugiardo al prossimo, ho pensato ai miei sfinteri: ma sono piuttosto certa che non perdano ancora mentre cammino. Se mai ho commesso il terribile delitto di perdere delle gocce per le scale, il colpevole deve essere senz’altro stato il sacco del secco che tengo sul balcone, ritirato magari in un giorno di pioggia.
Scrivo quindi per scusarmi se questo fosse davvero successo, e io sia stata così noncurante da non rendermene conto. Mi scuso anche per tutte le altre colpe di cui evidentemente mi sono macchiata senza saperlo: perché non è possibile che un simile astio (“meno male che se ne va”) sia dovuto semplicemente a delle gocce d’acqua perse per strada. Continua a leggere