Lella Costa canta le donne (e noi con lei)

In questi giorni SNOQ, Lorella Zanardo e Loredana Lipperini hanno lanciato una campagna contro il femminicidio: una piaga che riempie di sgomento il nostro paese, e che richiede un intervento civile e culturale deciso, energico.
C’è la petizione “Mai più complici” da firmare.
Ci sono i flash-mob davanti a Montecitorio.
Ci sono le cose che vanno chiamate col loro nome, e FEMMINICIDIO è una di queste.
Ci sono un sacco di cose da imparare, ma per farlo a modo prima è bene ascoltare con attenzione le storie, lasciare entrare le voci.
Il mio consiglio di stasera, se posso, è quello di dedicare 5 minuti al monologo che Lella Costa ha interpretato durante la trasmissione L’Infedele, e che trovate sul blog di Gad Lerner: un estratto del suo spettacolo “RAGAZZE“, che nel 2010 avevo recensito col cuore gonfio e l’anima ipertrofica, e di cui vi riporto qualche riga:

“E’ questo che vorrei provare a raccontare – questo andare, incerto ma inesorabile, questo voler esplorare e partire e mettersi in gioco e capire, questo continuo sfidare e chiedere conto e pretendere rigore e rispetto e coerenza; la fatica e la leggerezza, il dolore, lo sgomento, la rabbia, i desideri, la testardaggine, l’autoironia, il magonismo terminale, la sorellanza che forse è perfino più inquieta della fratellanza; la violenza, ahimè, inevitabilmente; e l’inviolabilità, anche, possibilmente. Euridice e le altre, nei secoli protagoniste o (e?) testimoni di uxoricidi impuniti e vessazioni quotidiane, di espropriazioni subdole e continue, di gesti eroici e delitti inauditi, e di quel costante, incoercibile, formidabile accanimento terapeutico nei confronti del futuro. Euridice e le altre, sicuramente non tutte ma molte – le “ragazze senza pari” che abitano, e animano, la nostra vita e la nostra memoria. E che, compatibilmente con il mondo, riescono ad essere straordinariamente creative, e irresistibilmente simpatiche.” (Lella Costa)

Qui un’intervista della WebTV Cerchio di Gesso.

Schiave Radiose

Mercoledì 25 aprile la mia strada verso il Festival del Giornalismo di Perugia è stata tutta su rotaia, e con qualcosa di importante tra le mani. Dopo aver visto il documentario “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo, mi mancava infatti il libro, che aspettava nella libreria il mio momento giusto: perché le parole consapevoli e le azioni che ne seguono hanno spesso bisogno di un momento giusto.
L’invito ad indossare nuovi occhi che la Zanardo muove a noi, Schiave Radiose, prosciutti in esposizione, spettatrici dall’immaginario colonizzato, è talmente doloroso da non potere essere ignorato.


Arrivo da 8 mesi di lettura e scrittura dedicata esclusivamente al femminile, e con Lorella in tasca il primo incontro a cui mi presento a Perugia è “Donne e media”, con Loredana Lipperini, Giovanna Cosenza, Natascha Fioretti, Cristina Sivieri Tagliabue e Jane Martinson del Guardian: dove si ribadisce che le giornaliste in Rai sono il 33,7%, le donne dirigenti solo il 4%, e che quando una donna viene chiamata a dire la sua solo nel 10% dei casi viene interpellata in quanto opinionista autorevole.

Se le donne intervengono in qualità di esperte, lo sono soprattutto su argomenti come l’astrologia (20,7%), la natura (13,8%), l’artigianato (13,8%) e la letteratura (10,3%).” (Il corpo delle donne)

Vi invito a guardarvi il video dell’incontro, che inizia con lo schiaffo di un servizio del TG1 dedicato all’apertura di Sanremo che la dice lunga sull’immagine degradante e cretina che viene data delle donne oggi in TV (questo “oggi” è da leggersi come “negli ultimi 30 anni”).

Ma c’è un’osservazione in particolare che mi preme fare.

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