Io odio il cancro

Io odio il cancro

Ci sono pensieri che non mi ci stanno nella testa, e il cancro è uno di questi. Non mi ci stanno sebbene ci abbia scritto un libro, e abbia passato gli ultimi due anni della mia vita a presentarlo in giro per l’Italia: un esercizio di esorcismo personale, una risposta alle mille domande che una risposta, di fatto, non ce l’hanno.
Nelle librerie, nelle biblioteche, nelle piazze, ci sono state persone che – a presentazione terminata – mi sono venute a raccontare la loro storia dolorosa, una lotta alcune volte finita bene, ma in molte altre conclusasi in un modo disperante.
Mi ricordo ancora di una bellissima donna sarda vestita di verde, che mi porse la sua copia di Giulietta e mi disse: “Scrivimi una dedica per mia figlia. Glielo farò leggere quando sarà guarita”.
Sua figlia aveva vent’anni, e non è mai guarita. Continua a leggere

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VIVERE IN CAMPAGNA FA SCHIFO: LAMENTO DALLA PIANURA PADANA

VIVERE IN CAMPAGNA FA SCHIFO: LAMENTO DALLA PIANURA PADANA

Avere la casa in campagna fa schifo quando abitare lontano da molte infrastrutture e comodità si unisce al disagio di vivere in un luogo malsano.
In Pianura Padana, come in molte altre zone rurali d’Italia, si muore di cancro peggio che in città. L’assenza di venti e le condizioni morfologiche della zona non permettono il riciclo d’aria, ma ad avere l’influenza peggiore sul disastro è, come al solito, l’intervento dell’uomo.
Il territorio massacrato da industrie chimiche e logistiche, il traffico di transito, l’agricoltura e l’allevamento intensivi che inquinano e snaturano. Il grano matura in due settimane, i concimi puzzano di vernice e appestano aria, pelle, occhi e polmoni, tanto che d’estate si fa fatica a godersi le finestre aperte e si rimpiange il letame.

 

Dairy Cows in a Milking Parlor Continua a leggere

Una scoperta d’amore

L’altra notte mi è suonato il telefono alle quattro: mia mamma mi chiedeva di andare a prendere lei e mio padre in pronto soccorso.
Dicono che i figli siano la nostra parte vulnerabile esposta nel mondo. Io questo non lo so.
Ma so che i genitori sono la colonna vertebrale che ci tiene in piedi nella vita.
In questo 2008 che mi ha portato la consapevolezza che prima o poi dovrò anche io rinunciare al loro sostegno, ho anche fatto un’enorme e impagabile scoperta d’amore.

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Il tradimento del cuore

(scritto il 6 giugno 2008)

Conosco un uomo, nella fattispecie mio padre, che ha vinto tutto quello che si poteva vincere a cavallo della sua bicicletta. Certo, quando si è trattato di scegliere tra la carriera e la famiglia, ha scelto noi.
Ma fino a quel momento aveva addirittura vinto anche l’oro europeo.
Quando sono nata io mi hanno fatto un bel trafiletto sui giornali: la primogenita di Torresani scoppia di salute (nonostante tutti si aspettassero un maschio che seguisse le orme del padre).
Guardo le foto di quando ero piccola, e mi contemplo in braccio a questo bronzo di Riace dal fisico perfetto. Peccato gli mancassero i denti: quel sorriso a intermittenza rovinava un po’ l’insieme, ma tenere la bocca chiusa lo aiutava, quantomeno in fotografia.
Nel suo periodo d’oro mio padre vantava 60 battiti cardiaci al minuto, 80 quando andava sotto sforzo agonistico. Un leone. Un uomo tutto gambe, fiato e cuore. Continua a leggere