Mi invidiavano la libertà (la felicità non è mai gratis)

Photo by Alexis Mire

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Qualche giorno fa mi ha contattato un Tizio con il quale non parlavo credo da 25 anni.
Mi ha scritto un’e-mail che mi sarei aspettata solo da un caro amico in crisi di coscienza, dicendomi che si è scoperto amante del tradimento, della trasgressione, e di innumerevoli pertugi femminili.
Lui, padre e marito modello, che vent’anni fa rientrava nella nutrita schiera degli apostoli della retta via e si prendeva la briga di puntare il dito contro le ragazze che, come me, non avevano un anello al dito o un altare pronto ad attenderle: proprio lui, come tanti altri, oggi si ritrova fedifrago e fornicatore.
Ho risposto alla sua e-mail confortandolo sul fatto che è in buona compagnia, e che la vera trasgressione oggi è, casomai, la monogamia del cuore e delle mutande.
Vent’anni fa, questo Tizio (e molti come lui) si permetteva di definirmi “allegra”: era uno dei molti modi con cui la gente di paese cercava di inquadrare una ragazza che non sembrava esattamente carne da marito.
Come tutte le cose che non si vogliono o non si riescono a capire, il termine “allegra” era fuori luogo tanto quanto le altre varianti dei frustrati: puttana, isterica, indesiderabile, lesbica.
Ero semplicemente una ragazza single, come sono stata gran parte della mia vita.
Oggi sorrido, vedendo le doppie e triple vite di questi ex paladini della morigeratezza e dell’integrità morale: talvolta bravissimi, talvolta maldestri a gestirsi il fuoco negli slip. Continua a leggere

Quando il Wedding Planner racconta la vostra storia d’amore

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Racconto storie per lavoro. Le racconto per me, per le aziende che chiedono il mio supporto, per le destinazioni che mi accolgono.
Lo faccio perché le storie hanno valore e potere, ed è per questo che mi è piaciuto subito il progetto di SeSolo Wedding. Loro sono tre ragazze lodigiane che lavorano soprattutto (ma non solo) tra Milano e la bassa padana, organizzando eventi e matrimoni. Hanno ideato diverse formule, ma la mia preferita è la “Green”: matrimonio eco-friendly, natura, ville e cascine, prodotti a Km0. Semplicità, sostenibilità, e uno stile eco-chic che mi piace un sacco.
C’è un concorso fotografico aperto, in premio la possibilità di vincere la consulenza SeSolo per l’organizzazione del proprio matrimonio, ma per i dettagli vi rimando al comunicato stampa incollato alla fine di questo post.
Vi voglio parlare piuttosto dello storytelling dei sentimenti che le ragazze di SeSolo propongono agli sposi. Grazie alla collaborazione con artisti locali (musicisti, canzonieri, artisti, poeti, illustratori), creano il racconto della storia d’amore che è stata capace di portare due persone sull’altare, scegliendosi per tutta la vita. Un tributo all’unicità di ogni relazione, la valorizzazione di un percorso che non sarà mai uguale a quello di qualcun altro.
Mi sono commossa vedendo e leggendo alcuni loro lavori, io che non amo le cerimonie e i traguardi preconfezionati. Mi sono entusiasmata al loro stile e alla bravura dello staff, io che con lo scetticismo ci ho fatto una filosofia.
Non dovremmo mai perderci il racconto di ciò che siamo e di ciò che stiamo costruendo con le persone che amiamo. Perché al di là di riti e celebrazioni, la nostra storia è il canovaccio che ci porteremo sempre appresso e dentro, in continua evoluzione con le scelte che facciamo – più o meno consapevolmente – ogni attimo della nostra vita. Continua a leggere

Corna: il più grande ammortizzatore matrimoniale

Ipocriti e vigliacchi, la maggior parte di noi tiene in vita rapporti sentimentali e matrimoni che non avrebbero nessun motivo di esistere, spesso nemmeno come patto di mutuo soccorso.
In molti casi si usano i figli come scusa, come se i figli non percepissero la mancanza d’amore e non imparassero una lezione sentimentale scorretta, per mascherare la codardia di fare un passo onesto: per rimanere s-coppiati ci vuole coraggio, ne convengo.
E poi bisogna salvare la faccia, le apparenze, le vacanze d’agosto, i pranzi di Natale, il curriculum.
In un panorama desolante di rapporti inesistenti e infelici, dove la motivazione più dignitosa per stare insieme è quella di limitare gli impegni economici (mutuo, bollette, spese condominiali), il tradimento risulta essere il più grande ammortizzatore sociale.
La tenuta di molti matrimoni è dovuta alla possibilità e alla capacità di tradire, e di tradire bene.
Il tradito è in alcuni casi connivente, e più o meno consapevole. In dettaglio:
IPOTESI A) si è scelto come partner un toro arrapato o una giumenta allegra, e quindi non si potrà poi dire particolarmente sorpreso di scoprirlo a volare di fiore in fiore.


IPOTESI B) si è scelto come partner un bravo ragazzo a cui, a un certo punto, impazzisce l’uccello: questa casistica di traditori si lascerà scoprire – per inesperienza – molto più facilmente, ma sarà difficilissima da digerire.


In mezzo a questi due casi limite si possono trovare innumerevoli esempi intermedi di tradimenti a spot, ricerca di attenzioni, bisogno di emozioni, smutandamenti sporadici e imprevedibili (e pazienza per la scopata di una notte, son d’accordo anch’io), avventure puramente erotiche senza o con implicazioni sentimentali, la maggior parte delle quali avviene – a quanto pare – sul posto di lavoro: se quelle macchinette del caffè potessero parlare!
Di fatto la monogamia è un’avventura difficile e ostinata, che in molti casi ha poco a che fare con l’amore (quando invece dovrebbe esserne la manifestazione più pura).
In Iran hanno adottato il matrimonio a tempo (da una notte a 99 anni), per ovviare alle esigenze ormonali e salvare la coscienza: l’ipocrisia come unico e inutile salvagente.
Noi preferiamo le corna spavalde, taciute ma plateali, impunite, reiterate, sopportate: sono garanzia di rapporti duraturi e matrimoni incrollabili, finchè morte non ci separi. È questa la cosa importante, giusto? Non rimanere spaiati e soli, almeno sulla carta.
Buon ammortizzatore sociale a tutti dunque, e dormite pure sonni tranquilli.

Le quarantenni

Non voglio fare la fine di Muccino, che racconta ogni stagione della vita man mano che invecchia. Però c’è da dire che, con l’approssimarsi dei 40, sto iniziando a vedere i punti deboli della fascia COUGAR. Il tasto dolente sono le emozioni.
A quarant’anni in linea di massima le donne hanno rapporti stabili e consolidati, sposate o conviventi che siano, con figli o senza: vivono amori di lunga data, pagano il mutuo, lasciano spesso la vita in folle e si godono quello per cui hanno lottato tutta l’adolescenza.
Peccato che, più o meno consciamente, talvolta avvertano una forte carenza emotiva, desiderando quelle passioni forsennate, quel brivido per l’ignoto, quelle sbandate chimiche da cui vent’anni prima scappavano magari a gambe levate in cerca di accasamento e stabilità.
E accadono cataclismi. Continua a leggere

La sposa, e la punizione dell’incapace

Mano a mano che le notizie bomba di questa estate piena di vita stanno diventando pubbliche, posso finalmente raccontare tutto il vissuto che rotola al seguito.
Mia sorella – la mia unica sorella – si sposa, che di per sé è già sconvolgente.
Un po’ perché è la sorella minore, classe 1983, e questo atavicamente rappresenta un disonore per la primogenita non maritata e una piaga per la famiglia che custodisce in seno la femmina zitella. Continua a leggere

La lezione della signora Carla

Mi diverte sempre raccontare la storia della Signora Carla, perché la dice lunga su un sacco di cose.
Carla è una parente acquisita, e ogni volta che mi vede mi raccomanda di non sposarmi. Lei l’ha fatto intorno ai vent’anni (oggi ne ha sessanta), ha fatto due figli, si è separata. Poco dopo ha incontrato Rino, e provata dalla fallita esperienza matrimoniale, ha deciso di gestire questa nuova relazione in maniera completamente diversa.
Mi dice: “Gliela davo solo in vacanza. Praticamente ero sempre in viaggio. Anche quando è venuto a vivere con me ed i miei figli, dopo anni di relazione, stessa storia. Dormivamo in stanze separate, e lui la vedeva solamente in versione turistica”.
E poi?
“E poi un bel giorno mi ha fregata. Mi ha detto: se mi sposi ti porto a Capri. Sai Elena, in quegli anni Capri era il mito della bella vita, l’altrove dove tutti volevano andare almeno una volta nella vita. Beh, l’ho sposato.”
E com’è andata?
“Ci credi se ti dico che Capri non l’ho ancora vista?”. Continua a leggere