Moda italiana: emigrata pure lei

partenza

by Valentina Fontanella

Ieri sera stavo giusto leggendo (e condividendo) l’articolo “Se hai vent’anni vattene dall’Italia” quando mi capita sotto gli occhi un pezzo che il FashionCamp ha dedicato a Veronica Crespi, una delle nostre  connazionali che è espatriata, andando ad occuparsi di moda etica oltralpe: Londra, per l’esattezza.
Una delle riflessioni di Veronica:

E’ un vero e proprio paradosso: l’Italia sarebbe il territorio ideale per un tipo di moda incentrata sulla qualità della fattura, e che ha il vantaggio (economico per chi produce, ed ambientale) di una filiera molto corta. Invece proprio noi, creatori dello stile, ci facciamo invadere dalla moda cheap & trendy delle grandi catene, che sono tutte straniere. Certo, ci sono sempre le grandi firme italiane, ma ormai ciò che importa è solo la griffe, che non è più necessariamente sinonimo di qualità, e soprattutto – la cosa peggiore, questa – non è più garanzia di Made In Italy. Proprio i nostri stilisti hanno portato la maggior parte della produzione all’estero e stanno così contribuendo all’avvizzimento della nostra industria manifatturiera. E’ qui che io insisto che siamo noi consumatori a dover reclamare il ritorno a ciò che il Made In Italy è stato e può ancora essere – per esempio smettendo di comprare cosette da poco da Zara & Co.”

Purtroppo qui in Italia ormai la situazione economica è talmente tragica che spesso non ci si può nemmeno permettere Zara. A fronte del tasso di disoccupazione e dell’infimo potere d’acquisto delle buste paga che rimangono, lo shopping ha assunto tutta un’altra faccia: quella che non ci saremmo mai aspettati e che ci costringe ad evitare i negozi. Continua a leggere

Donne contro Donne

Di fronte ad una foto così, cosa pensate? L’ho trovata postata su Facebook, come mais gettato alle galline.

Io penso che gli stivali alti (e probabilmente di camoscio) sulla pelle nuda sono terrificanti: penso all’ecosistema di puzze che probabilmente si deposita negli interstizi, alla fanghiglia di sudore che si sarà creata là dentro. Ho prima di tutti un moto di ribellione igienica, poi mi concentro sull’estetica: sì, l’accostamento è infelice anche dal punto di vista estetico.
Ma i commenti che leggo su Facebook accanto alla foto (e qui pubblico solo i primi) vanno oltre.

Io ho delle brutte gambe, e cerco sempre di tenerle coperte: quindi, quando vedo gambe imperfette esposte o difetti fisici di altro tipo mostrati senza remore, sono sempre combattuta tra l’istinto censorio personale (e sociale) che mi fa pensare “cazzo, copriti” e l‘ammirazione (carica di stima) per la spavalderia e il menefreghismo, che alla fine liberano un sacco.

Eppure, anche una come me che normalmente ci dà dentro mica male con le critiche, è rimasta sbigottita da quello che ho letto accanto alla foto. Perchè? Perchè a commentare sono state solo le donne: impietose e feroci, contro colei che osava esibire la cellulite con noncuranza. E io, ingenua, che pensavo che il problema fossero gli stivali di camoscio portati in una giornata a 25 gradi.


Non è intervenuto nemmeno un uomo, zero assoluto. Sempre Eva contro Eva.
Nel caso in cui, dico, ci fosse ancora bisogno di dimostrare che siamo noi le prime e peggiori aguzzine di noi stesse. Che se non impariamo noi la clemenza, non possiamo certo pretenderla – come di fatto facciamo – dai nostri uomini.
E lo dico a me per prima, mi ci butto dentro tutta intera.

VFNO, le vetrine e i poveracci

LANA SUTRA - A project by Fabrica (per Benetton)

Dopo un agosto passato a languire sotto l’aria condizionata, settembre mi accoglie con una rinascita godereccia di cui voglio perdermi ben poco.
Così mi sono fatta un giro anche alla VFNO, e per il terzo anno consecutivo mi sono consumata le suole per le vie di Milano, sulle scale dei negozi e in coda sui marciapiedi.
Qualità della manifestazione in decisa regressione, soprattutto perché quest’anno la VFNO ha perso l’occasione di intonarsi al contesto, tradendo definitivamente la propria missione: aprire la città e avvicinare i cittadini comuni al mondo della moda. Continua a leggere

FashionCamp 2011

Elisa Motterle

Teoricamente sarei in fase di recupero: in pratica sono tre giorni che ho ricominciato con gli antidolorifici. Oggi pomeriggio ho sognato di nuovo di perdere un dente e i dati di affluenza del referendum lasciano alquanto a desiderare. Tutto più o meno una merda, insomma. Ma ieri, stufa di questa reclusione dal mondo, mi sono fatta di VoltFast, ho preso la macchina di mia sorella (senza radio, senza satellitare, senza Telepass) e me ne sono andata con Mister Magoo al FashionCamp.

Io e Mister Magoo sul set per MayLily

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Beata Ignoranza

ATTENZIONE: SPOILER!

Ignorante e pettegola: non male come combinazione, soprattutto se consideriamo la mia astinenza da nicotina che funziona come diavolina al fuoco e fomenta la mia blasfemia. Sono stata reclutata dalla direzione di un nuovo magazine completamente dedicato a moda/bellezza/costume per scrivere una rubrica: io? La donna col calesse? Siamo proprio sicuri? Continua a leggere