La Champions, e le prese per il culo

Sono quattro giorni che seguo on-line le manifestazioni di Chicago contro il G8 e la NATO.
Manifestazioni che chiedono, in modo pacifico e apartitico, una democrazia partecipata, e non una politica in mano ai poteri forti e agli interessi privati; la fine della dittatura della finanza, verso una giustizia sociale possibile, e la sospensione di ogni abuso di potere che leda i diritti inviolabili dei cittadini; la sospensione delle spese militari, a favore di investimenti nella sanità e nella scuola.
Ho raccontato le ultime due notti attraverso le parole degli altri, su Storify.

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Chicago Tribune

L’immagine che mi porto dentro è quella di una città militarizzata e sotto assedio, dove i manifestanti sono stati accerchiati, condotti allo sfinimento, provocati, arrestati senza motivo, picchiati mentre erano armati solo di una macchina fotografica.
Domenica mattina, le agenzie diffondono le foto di Camp David: foto che non sono state scattate da un paparazzo in appostamento, ma da un fotografo ufficiale, e poi celte appositamente dagli interessati per essere diffuse sulla stampa.
L’immagine che i grandi della terra vogliono darci del summit è di un incontro informale, sereno, pacato, a tratti gioviale: fino ad arrivare allo scatto che li ritrae davanti alla partita della Champions, come milioni di altri telespettatori, tifosi e sportivi.

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Occupy Wall Street

Se l’occupazione italiana di Piazza Affari è stato un clamoroso fiasco su ogni fronte, stasera possiamo rinfrancarci lo spirito con quanto sta accadendo intorno a Wall Street  e sul Ponte di Brooklin.
This is just the beginning! Shame on you” urlano le migliaia di persone che stanno bloccando le strade e le piazze in nome dell’indignazione.
La polizia li sta arrestando uno a uno: “We are not in arms, we can do that!” gridano i manifestanti, ma non oppongono resistenza, si lasciano mettere in manette placidamente, uno a uno, aspettando il loro turno, senza sottrarsi.
Registrano tutto con foto e video, invitano gli arrestati ad urlare il loro nome, in modo che ci sia una testimonianza in diretta: l’identità non scompare nei numeri, e i poliziotti sono sotto l’occhio di milioni di obbiettivi. Continua a leggere