Se sognate un futuro diverso per il vostro territorio

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Il mondo è pieno di luoghi che vivono uno stato di sofferenza dovuto a problemi economici e/o ambientali che potrebbero trarre qualche piccolo (o grande) beneficio dal turismo e da una gestione più lungimirante di cultura, enogastronomia e territorio.
Nonostante questo mio punto di vista sia condiviso da molti, è incredbile come l’ostinazione di continuare nel brutto, nel malsano e nel malgestito vinca nella maggior parte dei casi.
Ho deciso così di raccogliere un grappolo di esempi virtuosi di cui scriverò appena possibile su Globetellers, per mostrare come è di fatto possibile cambiare il destino di una terra con tanto impegno e magari un pizzico di fortuna. Fortuna che serve a volte per trovare l’incastro giusto tra sogni, competenze, sinergie tra pubblico e privato e, ntauralmente, capitale.
Penso alla terra da cui provengo, il Lodigiano, penso alla sua vocazione agricola che me l’ha sempre fatta sognare non solo granaio ma anche giardino della Lombardia. Una terra di camminate lungo i canali e tra le fattorie, destinazione per gli amanti del turismo lento: viaggiatori che a piedi, in bicicletta o a cavallo attraversano queste lande piatte e romantiche fatte di spighe, querce e nebbie, fermandosi di tanto in tanto a degustare formaggi e risotti lungo il Po, in qualche villa rinascimentale o in qualche cascinale operoso.
La realtà però è un po’ diversa dai miei sogni. Il Lodigiano è una delle terre più inquinate d’Italia, agricoltura e allevamento sono diventati intensivi, il paesaggio è guastato dai capannoni delle logistiche e dai centri commerciali, l’aria è appestata dai gas di scarico dei camion. I lodigiani sono sempre stati grandi lavoratori, gente disciplinata e volenterosa: questo forse li ha portati ad accettare talvolta i ricatti di chi ha presentato opportunità apparentemente ghiotte ma che di fatto nascondevano impieghi poco appetibili, stipendi miseri, contratti ridicoli.
I ricatti, tra l’altro, di chi ha insediato sul territorio attività fortemente inquinanti e deturpanti. La gente dice “dobbiamo pur lavorare”, ma il lavoro non è detto che debba essere sempre e solo questo. Continua a leggere

Lettera aperta al Presidente Pietro Foroni

Buongiorno Presidente,

le scrivo in privato perché è proprio lì che la sua lettera di stamane sul Cittadino mi ha colpito: nel privato.
Da quattro mesi dedico la maggior parte del mio tempo libero alla lotta contro l’inceneritore, sottraendo ore, serate, week-end interi alla mia famiglia, ai miei affetti, alle mie passioni.
L’ho dovuto fare, sa Presidente, perché non c’era nessun altro a farlo in vece mia.
Faccio parte del Comitato CasaleRespira, quello stesso comitato che lei, nella sua lettera (come in altre occasioni), non si nemmeno degnato di citare e di ringraziare.
Basta poco, tante volte, per fare bella figura, ma ne basta ancora meno, in altri casi, per farne una pessima.
Perché sa, noi tutti ce lo ricordiamo bene il suo comunicato stampa sul sito della Provincia. Parole che ancora bruciano, perché hanno tutto il sapore della solitudine di una città tradita dai suoi governanti che dovrebbero di fatto invece proteggerla e tutelarla.
La informo, nel caso questa sfumatura le sfugga, che a noi cittadini delle vostre scaramucce tra guelfi e ghibellini importa poco: delle diatribe politiche, dei tiri alla fune (in cui i leghisti, tra l’altro, non eccellono) o dei salti acrobatici tra una ripicca e una rivendicazione, tutti infervorati ad appuntarsi per primi sul petto tronfio la medaglia del miglior vitello della contea. Continua a leggere