Feste di paese e gente che vuol dormire: il rischio della gioia

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Leggo gente che si lamenta delle feste in paese: si lamenta del rumore, del casino, perché loro devono dormire e vivere in pace.
Abitano in centro, e vorrebbero il centro silente dall’ora di cena in poi. Sono magnanimi se allungano il loro limite alla mezzanotte, come una concessione di civiltà.
In una zona di grande pendolarismo come quella in cui vivo – il lodigiano – il rischio di trasformare i paesi in città dormitorio è sempre stato dietro l’angolo, e alcune amministrazioni ci sono pure riuscite.
La crisi economica ha ravvivato il desiderio di portare i paesi alla resurrezione: non ci sono più molti soldi per andare lontano, cerchiamo dunque di rendere interessante casa nostra.
Si prova a tornare in piazza a far festa, per stare insieme, vedere un film, chiacchierare, ballare, mangiare, sorridere.
Non succede ogni sera: in alcuni paesi è una volta a settimana, in altri una volta al mese.
Eppure c’è gente che si lamenta, che si oppone, che chiede silenzio, che vuole dormire. Continua a leggere

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Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Cerco di farlo addormentare, sono allungata accanto a lui che gioca. Man mano che gli si chiudono gli occhi, nascondo i giochi dietro la mia schiena, in modo da togliergli le distrazioni. Quando sembra sull’orlo del crollo, si rialza in piedi arzillo e – ridendo come un pazzo – recupera i giochi nascosti dietro la mia schiena e ricomincia a divertirsi. Come a dire: “Pensavi di avermi fregato, eh?!”
Ora, il poppante ancora non parla, ma sa benissimo sfottere. 15 mesi (mica è nato ieri, del resto) e gli sono già ben chiare l’ironia e il dileggio. Mi stupisce sempre vedere come ci siano sistemi di comunicazione primordiale che funzionano al di là della parole e dell’età. Continua a leggere