Mi invidiavano la libertà (la felicità non è mai gratis)

Photo by Alexis Mire

Photo by Alexis Mire

Qualche giorno fa mi ha contattato un Tizio con il quale non parlavo credo da 25 anni.
Mi ha scritto un’e-mail che mi sarei aspettata solo da un caro amico in crisi di coscienza, dicendomi che si è scoperto amante del tradimento, della trasgressione, e di innumerevoli pertugi femminili.
Lui, padre e marito modello, che vent’anni fa rientrava nella nutrita schiera degli apostoli della retta via e si prendeva la briga di puntare il dito contro le ragazze che, come me, non avevano un anello al dito o un altare pronto ad attenderle: proprio lui, come tanti altri, oggi si ritrova fedifrago e fornicatore.
Ho risposto alla sua e-mail confortandolo sul fatto che è in buona compagnia, e che la vera trasgressione oggi è, casomai, la monogamia del cuore e delle mutande.
Vent’anni fa, questo Tizio (e molti come lui) si permetteva di definirmi “allegra”: era uno dei molti modi con cui la gente di paese cercava di inquadrare una ragazza che non sembrava esattamente carne da marito.
Come tutte le cose che non si vogliono o non si riescono a capire, il termine “allegra” era fuori luogo tanto quanto le altre varianti dei frustrati: puttana, isterica, indesiderabile, lesbica.
Ero semplicemente una ragazza single, come sono stata gran parte della mia vita.
Oggi sorrido, vedendo le doppie e triple vite di questi ex paladini della morigeratezza e dell’integrità morale: talvolta bravissimi, talvolta maldestri a gestirsi il fuoco negli slip. Continua a leggere

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Gli sceriffi delle mutande

Succede sempre nella Piccola Città di C., e stavolta la notizia si tinge di rosso. La scorsa settimana, durante il consiglio comunale de 13 febbraio 2012, è stato approvato un articolo sul meretricio di strada (perché, lo ricordiamo, in Italia la prostituzione viene affrontata solamente come una problematica di decoro urbano e ordine pubblico: per il resto – trafficking, mafia, fisco, sanità, politica, esercizio in spazi privati – chissenefotte. Il titolo del capitolo di questa politica è: “Non siamo capaci di far nulla, quindi ci preoccupiamo solo di infilare la polvere sotto al tappeto in modo che almeno non si veda”).
Ci tengo a sottolineare che la prostituzione di strada nella Piccola Città di C. è inesistente, e questo la dice lunga sull’opportunità con cui la nostra amministrazione investe il suo tempo.
Ma vengo al punto (e perdonatemi l’uso spavaldo del verbo “venire” in questo contesto bollente): l’articolo – che potete leggere integralmente qui sotto – cita: “È fatto divieto in tutto il territorio comunale di contrattare e di concordare prestazioni sessuali con soggetti che esercitano l’attività di meretricio su strada, o che per il loro atteggiamento, abbigliamento e modalità di approccio manifestino l’intenzione di esercitare prestazioni sessuali.
Come potete facilmente immaginare, la seconda parte di questo stralcio potrebbe dar adito a episodi imbarazzanti: le persone che per atteggiamento, abbigliamento e modalità di approccio manifestano l’intenzione di esercitare prestazioni sessuali sono moltissime e sono ovunque, soprattutto agli occhi degli altri. Quello che ci si domanda è quali siano gli indicatori oggettivi per identificare questi soggetti: una minigonna leopardata è sufficiente?
Oppure sono necessari più fattori, tipo minigonna giropassera + lingua che titilla la cannuccia del moijto in un locale del centro + occhio ammiccante? Le ciglia finte aggravano la situazione?

La polizia municipale verrà probabilmente dotata di righello

Sarebbe necessario avere una lista degli atteggiamenti / abbigliamenti / approcci che lorsignori dell’amministrazione comunale giudicano chiari e limpidi sentori di puttanaggio: perché qui rischiamo segnalazioni divertentissime alla polizia comunale, alcune di notevole scalpore nella “città alta”. Mi sento già il dito bollente: ho tre o quattro nomi piuttosto interessanti che mi tremano sulla lingua. Continua a leggere

Chimica pura: ormoni e altre faccende degli esseri umani

Tutte le volte che rifletto sull’anima, sulla mente o sull’identità non dovrei mai dimenticarmi degli ormoni: noi esseri umani siamo soprattutto chimica, ma troppo spesso non lo teniamo in considerazione.
L’ha detto bene Louann Brizendine nel suo libro “Il cervello delle donne”, ma per gli uomini forse è ancora peggio. Esistono persino i geni della fedeltà e della monogamia, pensate un po’.
Cioè, non sempre la cultura, la civiltà, l’educazione, la morale la convivenza civile, l’evoluzione sociale, l’ambiente, riescono a filtrare tutta la faccenda.
Prendiamo per esempio la felicità e l’infelicità: tutte quelle endorfine che entrano in gioco, la serotonina e altre regine del buon umore che se non ci sono è un casino della marianna.
La depressione solo da poco è stata riconosciuta come una disfunzione chimica, e a molti ancora non è entrato in testa: tante volte la differenza tra il suicidio e la vita la fa uno scompenso assolutamente risolvibile in laboratorio.
Ci sono persone a cui si grippa la tiroide e devono prendere la tiroxina per compensare, ci sono persone a cui si grippano i neurotrasmettitori e c’hanno altro da prendere.
Per sei mesi o per sempre.
La qualità della nostra vita risiede talvolta in fattori che prescindono da noi.
Essere magra o grassa, pelosa come un babbuino o glabra come il marmo, avere le tette di cemento armato o due orecchie da cocker arrotolate nel reggiseno, avere il monte di venere discreto o un anodonte da mezzo chilo negli slip: spesso è tutta una faccenda chimica.

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A bocca aperta – anche questa è arte

(scritto il 20 marzo 2008, in preparazione dell’uscita de “L’inferno di Eros”)
In questi giorni sto abusando parecchio delle gentilezze dei miei amici. Consigli, supporti, contributi (se poi ci fosse qualcuno che volesse anche darmi soldi, non disdegno).
Oggi per esempio ho inviato loro 14 frasi del mio libro da valutare, per poter poi scegliere quale tra queste usare come vessillo, simbolo e forse epitaffio da dare alla casa edirice.
Beh, sono rimasta a bocca aperta. Che tra l’altro non è mai una bella cosa.
Quello che mi ha stupito di più è quanto di loro ci fosse nella scelta che hanno fatto.
E non sto parlando solo di scelta stilistica, ma anche, e soprattutto, di contenuto.
Allora è proprio vero che l’Eros va a pescare nella nostra parte più profonda, e che il nostro gusto si orienta moltissimo verso l’identificazione che vi troviamo.
Questo mi ha fatto capire quanto mi sia piaciuto presentare in questo libro quattro lati differenti dell’erotismo e del sesso, perché so che persone molto diverse tra loro troveranno la loro chiave in qualche pagina, la loro impronta in qualche passaggio.
Dalla frase che una persona sceglie si possono capire tante cose. Continua a leggere