A new shopping experience

Sono tutta eccitata: oggi ho fatto il mio primo shopping consapevole a impatto zero.
Quest’estate ho scoperto che il mio verduraio di fiducia ha chiuso i battenti, e mi sono trovata un po’ spaesata: era l’unico dal quale potevo comprare l’anguria a scatola chiusa (e l’anguria per me è una questione serissima). Quindi mi sono ridotta a comprare frutta e verdura al supermercato, con fortuna molto oscillante ed esperienze a tratti stucchevoli, soprattutto per quanto riguarda cetrioli, meloni e pesche.
Così mi sono decisa a seguire il consiglio di mammà, e a rifornirmi alla Valle degli Orti che sta esattamente sotto casa mia, proprio sulla ciclabile dove io e Mister Magoo passeggiamo tutti i giorni come due innamorati. Superato il tabù iniziale di dover dire al bel maschione che mi serviva “Mi raccomando, i cetrioli li voglio piccoli e duri. Mi piacciono solo così”, ho anche dovuto accettare che scegliesse lui per me, mentre io aspettavo seduta tra il fogliame e le zanzare.
Quando è tornato con quello che aveva raccolto per me, pesandolo e dicendomi quanto gli dovevo, mi si è sganciata la mascella. Continua a leggere

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Il porco russo: non tutto il mondo è paese.

Ieri a pranzo, parlando con mio padre, gli racconto dei due fornitori russi che sono venuti a trovarci in azienda per fare due chiacchiere sul contratto di esclusiva per un prodotto molto importante.
Gli dico: “Uno ha cinquant’anni, una laurea in fisica e un MBA in chiusura: è pacato, educato e preparato. L’altro ha trent’anni, è un grasso maiale alcolizzato, non è laureato in niente ed è un cafone tremendo. Indovina chi è che comanda e decide?”
Mio padre, che a sessant’anni forse qualcosa del mondo ha capito, mi risponde: “Il secondo”.
Che tutto il mondo sia davvero paese?
Per certi versi probabilmente sì.
Ma poi mi tocca un pomeriggio con i nostri due amici del Casaciok, e capisco che forse non è esattamente così. Continua a leggere

Il feticismo non conosce recessione (ma l’amore sì)

Un sacco di donne sono afflitte dal feticismo delle scarpe.
Io invece, pigra, culona, nemica di ogni tipo di sforzo e fatica, ho virato il mio culto per l’oggetto verso collane e borse. In realtà per me si tratta di passioni. Il feticismo è qualcosa di ben più forte, una condizione sine qua non, un vizio inevitabile e necessario, un bisogno impellente che non ci dà respiro fino a quando non è soddisfatto.
Il feticismo vero credo stia ben più a monte, oggi, rispetto all’oggetto del desiderio: questo o quello, fa ben poca differenza. Il vero feticismo è quello per l’acquisto, l’accumulo, il possesso della novità, il cambiamento.
Ecco perché non abbiamo mai niente da metterci ma il nostro armadio fa fatica a chiudersi: dobbiamo continuamente rinnovare. Continua a leggere