Ero leghista (ovvero: i calori della gioventù)

Ero giovane, immortale e tutta carica di ormoni e impellenze bianche e nere. Avevo le mani piene di verità e convinzioni inespugnabili. Ed ero leghista.
Perché essere leghisti vuol dire soprattutto esserne convinti.
Venivo dalla realtà operaia delle nebbie, cresciuta con due genitori che lavoravano 60 ore a settimana ciascuno: l’idea che potesse esserci un movimento politico fatto di persone semplici, vere, determinate a combattere la “Roma Ladrona” sembrava una buona soluzione all’emorragia di denaro che arrivava nella capitale e magicamente scompariva. Sembrava persino bella, e giusta, la voce che si alzava dalla pianura contro le genti inoperose del sud (perché è dimostrato che più ci si avvicina all’equatore e più la percentuale di fancazzisti e furbastri inspiegabilmente aumenta: sarà la bio-fisica del calore? Verità che, allora, parevano inespugnabili). Continua a leggere

A Mantova, la cultura con le palle.

 

Mladen Penev

Ieri giornata campale: la Torresani addenta il Festival della Letteratura di Mantova, con Nikon al collo, padiglioni auricolari a parabola, penna carica e polpaccio agile.
Mantova annega in una folla di gente degna di Gardaland: il popolo della cultura clamorosamente c’è.
E non per vedere il faccione di Paperino dei Paperoni alias Lapo Elkann nel negozio Diesel come mi è capitato giovedì sera alla Vogue Fashion’s Night Out di Milano: no, decisamente tutto un altro tipo di calca.
Qui la gente fileggia e sgomiteggia per saziare ben altre curiosità.
Schiacciata dal tutto esaurito e dalle attese chilometriche, sono riuscita solamente a godermi tre eventi:

  • Matteo Corradini e Giusi Quarenghi: Come dio comanda (o domanda? Morsi di mistica ebraica
  • Ahmad Rafat: I figli della rivoluzione (il movimento iraniano dell’Onda Verde)
  • Corrado Bizzarri e Adolfo Ceretti: L’imputabilità della follia (in bilico tra criminalità e pazzia)

Bella giornata, sana gioventù, ottimo cibo e compagnia godibile: un’esperienza davvero piacevole.  E un’osservazione soltanto: nessun visitatore è stato avvistato al Festival con in mano “Libero” o “Il Giornale”.

 

Mladen Penev