Mi invidiavano la libertà (la felicità non è mai gratis)

Photo by Alexis Mire

Photo by Alexis Mire

Qualche giorno fa mi ha contattato un Tizio con il quale non parlavo credo da 25 anni.
Mi ha scritto un’e-mail che mi sarei aspettata solo da un caro amico in crisi di coscienza, dicendomi che si è scoperto amante del tradimento, della trasgressione, e di innumerevoli pertugi femminili.
Lui, padre e marito modello, che vent’anni fa rientrava nella nutrita schiera degli apostoli della retta via e si prendeva la briga di puntare il dito contro le ragazze che, come me, non avevano un anello al dito o un altare pronto ad attenderle: proprio lui, come tanti altri, oggi si ritrova fedifrago e fornicatore.
Ho risposto alla sua e-mail confortandolo sul fatto che è in buona compagnia, e che la vera trasgressione oggi è, casomai, la monogamia del cuore e delle mutande.
Vent’anni fa, questo Tizio (e molti come lui) si permetteva di definirmi “allegra”: era uno dei molti modi con cui la gente di paese cercava di inquadrare una ragazza che non sembrava esattamente carne da marito.
Come tutte le cose che non si vogliono o non si riescono a capire, il termine “allegra” era fuori luogo tanto quanto le altre varianti dei frustrati: puttana, isterica, indesiderabile, lesbica.
Ero semplicemente una ragazza single, come sono stata gran parte della mia vita.
Oggi sorrido, vedendo le doppie e triple vite di questi ex paladini della morigeratezza e dell’integrità morale: talvolta bravissimi, talvolta maldestri a gestirsi il fuoco negli slip. Continua a leggere

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Uomini sposati e grandi tragedie

Nel mio angolino di osservazione sociale c’è una cosa che noto ripetutamente e da anni: gli uomini sposati non vivono nel mondo normale, ma in una sorta di girone infernale ricostruito in terra da Bruno Vespa.
Per essere precisi, sto parlando degli uomini sposati che tradiscono le loro mogli: personaggi portatori di tragedie inenarrabili.
Sono pochi quelli che tradiscono con dignità, sempre che la parola “dignità” abbinata a “tradimento” non suoni insopportabile. Molti tradiscono come se fossero in Armageddon, secondo una sceneggiatura apocalittica che è capace di tirar fuori fantasie spaziali da miseri e sciapi omuncoli di paese.
Ora ditemi che non ci avete mai fatto caso che i traditori sembrano sempre sul palcoscenico di Macbeth.

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Corna: il più grande ammortizzatore matrimoniale

Ipocriti e vigliacchi, la maggior parte di noi tiene in vita rapporti sentimentali e matrimoni che non avrebbero nessun motivo di esistere, spesso nemmeno come patto di mutuo soccorso.
In molti casi si usano i figli come scusa, come se i figli non percepissero la mancanza d’amore e non imparassero una lezione sentimentale scorretta, per mascherare la codardia di fare un passo onesto: per rimanere s-coppiati ci vuole coraggio, ne convengo.
E poi bisogna salvare la faccia, le apparenze, le vacanze d’agosto, i pranzi di Natale, il curriculum.
In un panorama desolante di rapporti inesistenti e infelici, dove la motivazione più dignitosa per stare insieme è quella di limitare gli impegni economici (mutuo, bollette, spese condominiali), il tradimento risulta essere il più grande ammortizzatore sociale.
La tenuta di molti matrimoni è dovuta alla possibilità e alla capacità di tradire, e di tradire bene.
Il tradito è in alcuni casi connivente, e più o meno consapevole. In dettaglio:
IPOTESI A) si è scelto come partner un toro arrapato o una giumenta allegra, e quindi non si potrà poi dire particolarmente sorpreso di scoprirlo a volare di fiore in fiore.


IPOTESI B) si è scelto come partner un bravo ragazzo a cui, a un certo punto, impazzisce l’uccello: questa casistica di traditori si lascerà scoprire – per inesperienza – molto più facilmente, ma sarà difficilissima da digerire.


In mezzo a questi due casi limite si possono trovare innumerevoli esempi intermedi di tradimenti a spot, ricerca di attenzioni, bisogno di emozioni, smutandamenti sporadici e imprevedibili (e pazienza per la scopata di una notte, son d’accordo anch’io), avventure puramente erotiche senza o con implicazioni sentimentali, la maggior parte delle quali avviene – a quanto pare – sul posto di lavoro: se quelle macchinette del caffè potessero parlare!
Di fatto la monogamia è un’avventura difficile e ostinata, che in molti casi ha poco a che fare con l’amore (quando invece dovrebbe esserne la manifestazione più pura).
In Iran hanno adottato il matrimonio a tempo (da una notte a 99 anni), per ovviare alle esigenze ormonali e salvare la coscienza: l’ipocrisia come unico e inutile salvagente.
Noi preferiamo le corna spavalde, taciute ma plateali, impunite, reiterate, sopportate: sono garanzia di rapporti duraturi e matrimoni incrollabili, finchè morte non ci separi. È questa la cosa importante, giusto? Non rimanere spaiati e soli, almeno sulla carta.
Buon ammortizzatore sociale a tutti dunque, e dormite pure sonni tranquilli.

Le quarantenni

Non voglio fare la fine di Muccino, che racconta ogni stagione della vita man mano che invecchia. Però c’è da dire che, con l’approssimarsi dei 40, sto iniziando a vedere i punti deboli della fascia COUGAR. Il tasto dolente sono le emozioni.
A quarant’anni in linea di massima le donne hanno rapporti stabili e consolidati, sposate o conviventi che siano, con figli o senza: vivono amori di lunga data, pagano il mutuo, lasciano spesso la vita in folle e si godono quello per cui hanno lottato tutta l’adolescenza.
Peccato che, più o meno consciamente, talvolta avvertano una forte carenza emotiva, desiderando quelle passioni forsennate, quel brivido per l’ignoto, quelle sbandate chimiche da cui vent’anni prima scappavano magari a gambe levate in cerca di accasamento e stabilità.
E accadono cataclismi. Continua a leggere

L’uomo koala e l’uomo gatto.

Chiacchierando con una collega, in un pomeriggio di febbraio, salta fuori che nella vita non si può avere tutto: un uomo te lo trovi o koala o gatto, ma più di tanto non se ne cava. Pare che noi donne abbiamo giusto questi due modelli base tra cui scegliere, salvo botte di culo rare e rischiosissime che instillando malsane speranze cinematografiche nel cuore delle deluse. Continua a leggere

“Lui non è proprio il tipo” (ovvero: attente ai bravi ragazzi)

Credo che ogni donna abbia detto, o si sia sentita dire almeno una volta: “No, dai, lui non è proprio il tipo”.
Normalmente ce lo sentiamo dire dalle amiche, che ci vogliono rassicurare sulla fedeltà, sulla buona fede o sull’irreprensibilità del nostro partner. Magari mentre siamo assalite dai dubbi sulla possibilità che stia intingendo il suo biscottino in una tazza che non è la nostra.
“Poi figuriamoci, se dovesse tradirti mica lo farebbe con un’oca come quella! Un uomo che sta con una donna come te non può abbassarsi a tanto”.
Come se il cazzo avesse pensieri. Continua a leggere

Fuggire col panettiere

Sono stufa di vedere persone che cadono dal pero con stupore e indignazione, atterrando su un bel paio di corna debitamente acuminate.
Mettiamo un punto fermo: un tradimento è difficile da digerire, e forse impossibile da giustificare.
Ma.
L’amore ha bisogno di cura, di premure, di attenzioni, di riguardi.
Una donna, una compagna, non è un dato di fatto, nonostante qualsiasi tipo di vincolo, anello, promessa, mutuo, prole. Non possono passare giorni, o mesi, senza che si senta chiedere come sta. Non si può pensare di non darle importanza, confidando nella solidità del quotidiano, così come non si può pensare di non valorizzare ciò che fa e ciò che è. Continua a leggere