Il Primodonnismo maschile

Il Primodonnismo maschile

 

Per lavoro mi capita sempre più di frequente di avere a che fare con uomini appartenenti ad una fascia d’età che oscilla tra i 50 e i 70, e ogni tanto mi capita pure di dover provare sentimenti di profonda tristezza per alcuni di loro.
Accanto a coloro che sono soddisfatti della vita che hanno fatto e che fanno, ci sono quelli che devono essere invece piuttosto frustrati per tutto ciò che non hanno raccolto nonostante le (immagino) numerose semine. Nella logica della vita questo ci sta, ed è un rischio trasversale per censo, razza, sesso: ognuno di noi avrebbe probabilmente voluto di più dal suo passato, soprattutto se ha molto investito (altrimenti la frustrazione non avrebbe ragion d’essere, e dovrebbe essere sostituita da un bell’esame di coscienza).
Però le primedonne no, quelle proprio non si meritano comprensione, soprattutto quando sono maschi.
Il primodonnismo maschile è un peccato imperdonabile e una clamorosa gaffe comportamentale, uno sbugiardamento dell’insicurezza e dell’insoddisfazione.
Mi è capitato di imbattermi in professionisti che immaginavo persone serie e preparate per la posizione che li sapevo ricoprire, e invece mi sono ritrovata davanti a capricciosi quattordicenni coi capelli brizzolati più preoccupati di vendette di cortile e prese di posizione feudali anziché impegnati ad esercitare seriamente la loro professione.
Alla fine è la qualità del lavoro svolto che parla in vece nostra, non l’abilità con cui magari sferriamo ripicche di contrada o sceneggiate da travesta. Continua a leggere

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La lezione della signora Carla

Mi diverte sempre raccontare la storia della Signora Carla, perché la dice lunga su un sacco di cose.
Carla è una parente acquisita, e ogni volta che mi vede mi raccomanda di non sposarmi. Lei l’ha fatto intorno ai vent’anni (oggi ne ha sessanta), ha fatto due figli, si è separata. Poco dopo ha incontrato Rino, e provata dalla fallita esperienza matrimoniale, ha deciso di gestire questa nuova relazione in maniera completamente diversa.
Mi dice: “Gliela davo solo in vacanza. Praticamente ero sempre in viaggio. Anche quando è venuto a vivere con me ed i miei figli, dopo anni di relazione, stessa storia. Dormivamo in stanze separate, e lui la vedeva solamente in versione turistica”.
E poi?
“E poi un bel giorno mi ha fregata. Mi ha detto: se mi sposi ti porto a Capri. Sai Elena, in quegli anni Capri era il mito della bella vita, l’altrove dove tutti volevano andare almeno una volta nella vita. Beh, l’ho sposato.”
E com’è andata?
“Ci credi se ti dico che Capri non l’ho ancora vista?”. Continua a leggere