Raccontare il male per fare il bene: la Festa della Donna 2014

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La violenza è potere. E il potere è come una droga: difficile da abbandonare
Pagina 80, Il male che si deve raccontare, di Simonetta Agnello Hornby e Marina Calloni, Edizioni Feltrinelli.

Pagina 40 e 41: “In Italia, nell’80 per cento dei casi l’autore della violenza è italiano. Nel 50 per cento dei casi di violenza, anche sessuale, è il marito o il convivente della vittima. […] L’uccisione da parte di persone note alla vittima è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni.

Un libro che racconta la storia di Fenella e della sottomissione di una famiglia intera, l’ospedale psichiatrico per chi si rompe, il teatro dell’abuso di Lusaka, gli schiaffi e i pugni a Filomena in Sicilia, la famiglia disfunzionale di Imogen dove le figlie erano costrette a perdere la verginità col padre, le madri disumanizzate che non difendono i figli dagli abusi perché perdono la cognizione del bene e del male, il suicidio della signora Wanda costretta ad accogliere e a riverire le amanti del marito per decenni. Continua a leggere

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Stupro? Un’occasione per fare sesso gratis

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Spesso cerco di evitare di entrare in certe discussioni, dalle quali verrei risucchiata inutilmente in nome della relazione senso/tempo. Spesso la frenesia fa passare certe cose sotto i miei occhi senza che riesca a dare loro la dovuta attenzione. Ma altre volte va in modo diverso, e mi impongo di fare uno screen-shot: non lo si può fare al bar, nè a cena tra amici. Ma in rete sì, si può screen-shottare quella parte dei discorsi in cui qualcuno dice che lo stupro è solo un’occasione per fare sesso gratis, e dove un uomo deve ricordare a un altro uomo che non è il caso di scherzare (tu pensa).

Il like che vedete sulla frase del sesso gratuito è, tra l’altro, di una donna.

Non entro nel merito della plausibilità dello strumento anti-stupro che viene proposto nelle immagini, ma è stato pazzesco osservare come le donne che volessero utilizzarlo vengano chiamate “mentecatte”, e a come ci siano uomini che ci dicano che è piuttosto il caso di lasciarsi stuprare con la speranza di rimanere vive. Continua a leggere

Stop Femminicidio: il giorno dopo

Ieri, nell’auditorium delle scuole medie di Casalpusterlengo abbiamo dato vita a un bell’incontro, celebrando in modo intelligente la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: informando, condividendo, ragionando, conoscendo.
E raccontando di quelle donne ammazzate quasi esclusivamente dai loro compagni e sempre per aver detto un no di troppo: punite per avere espresso un pensiero indipendente, per aver compiuto una scelta di rottura. Ammazzate da partner incapaci di accettare una separazione, o una parola scomoda.


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Il 25 novembre voi dove sarete?

Quasi ci siamo.
La giornata mondiale contro la violenza sulle donne si avvicina.
Quest’anno ho lavorato per e con le Donne in Circolo di Casalpusterlengo, perché è importante partire dal territorio e rendere la comunicazione il più capillare possibile.
Daremo vita ad un evento dal titolo “Non una di più – Stop Femminicidio”.
L’appuntamento sarà per domenica 25 novembre alle 16.30, presso l’Auditorium delle Scuole Medie General Griffini, in via Olimpo 6 a Casalpusterlengo (LO).

Questo il programma degli interventi:

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Castrazione a tappeto?

Nell’avvicinarsi della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi prendo la briga di parlare di castrazione. Spesso se ne parla tanto per proporre qualcosa che possa risolvere il problema di stupratori e pedofili a piede libero. In realtà se ne parla soprattutto da un punto di vista puramente punitivo, giusto per dar voce al nostro atavico bisogno di una vendetta tangibile che ci metta in qualche modo in pace con l’occhio per l’occhio e il dente per il dente.
Ma quanto c’è di sicuro in questa pratica, chirurgica o chimica che sia? Purtroppo nulla.
Credo, miseramente, che sia più efficace tenere stupratori e pedofili al di fuori della società con pene detentive a vita piuttosto che puntare ad un reinserimento sociale (quantomeno per quanto riguarda i soggetti compulsivi).
Non vado fiera di questa mia sensazione, ma purtroppo non credo che la castrazione possa essere una soluzione: sicuramente è d’aiuto, ma di garanzie assolute non ne dà nemmeno con un giusto supporto medico e psicologico. Continua a leggere

Voglio entrare nella Pink Gang

(scritto il 12 novembre 2008)
È meraviglioso quando qualcuno ha la forza di liberarsi da una vessazione, ribellandosi al proprio carnefice. Ancor più meraviglioso è quando la parola “BASTA” arriva, corale, da un gruppo di persone che si danno da fare per cambiare la loro schifosa realtà. Perché spesso in alcune zone del mondo una singola persona (soprattutto se è donna) non ha nessun diritto; ma unita alle altre riesce a trovare una voce.
In India da due anni a questa parte succede che alcune donne abbiano deciso di vestirsi di rosa e armarsi di bastoni. Con il loro lathi vanno per le strade dell’Uttar Pradesh (nell’India del Nord) a parlare con gli uomini.
Cercano di convincerli a non picchiare più le loro mogli, a mandare a scuola le figlie, a non maltrattare più le proprie conviventi. Se il dialogo non funziona, passano alle bastonate, che spesso con le bestie funzionano di più. Continua a leggere

Se questo è un uomo

Istanbul, un tramonto pieno di gabbiani su una terrazza che guarda la Moschea Blu, ascoltando il canto dei Muezzin dai minareti.
Non c’è niente di più romantico, niente che mi abbia mozzato il fiato così.
Istanbul è solo una delle perle del mondo Islamico, e se si fosse liberi di andare in quei posti senza temere per la propria pelle, la vita sarebbe senz’altro migliore.
Quando sono entrata in una moschea per la prima volta ho pianto. Mi sono messa il velo per rispetto, mi sono levata le scarpe, ho camminato mestamente, e appena ho visto quelle donne nascoste dietro le grate sono scoppiata in lacrime.
Le donne come merce immonda, come veicolo di peccato, come vergognosa tentazione.
L’altra sera seguivo un servizio che raccontava di alcuni versetti del Corano: pare che in alcuni passi si sostenga l’uguaglianza tra uomo e donna. Però in altri viene poi stabilito che l’uomo deve provvedere alla donna in quanto le è un gradino sopra; deve batterla ogni volta che è disobbediente; può visitare il suo campo fertile a suo piacimento ogni volta che vuole. Continua a leggere

Il coraggio di chiedere aiuto, e le scelte felici.

Mi sono ritrovata che avevo 27 anni, e chiacchieravo in un bar con un gruppo di amiche.
È venerdì sera: parlare di uomini e di sesso davanti ad un moijto è fin troppo facile.
Vanessa conosce molta della mia storia personale, e finalmente mi sbatte sul tavolo la frase: “Il tuo è il tipico atteggiamento delle donne che sono state maltrattate o abusate”. Finalmente qualcuno l’ha detto.
“Lo so”, rispondo.
Vanessa ha scoperchiato un pentolone infernale: quello della doverosa presa di coscienza.
Il mio specchio interiore mi restituisce un’immagine bugiarda, e capisco che 27 anni facendo finta di niente, e sempre sottovalutando, sempre sbagliando, sono già fin troppi.
Riesco a trovare un centro che si occupa e si prende cura, gratuitamente, di donne che hanno subito maltrattamenti, violenze, abusi, di ogni genere e in ogni frangente. Prendo il coraggio, quello che ti viene quando decidi che vuoi essere felice, e fisso un appuntamento. Non vi sto a raccontare la tragedia interiore di trovarsi di fronte alla propria miseria, e di doverne parlare. Ma vi racconterò di quello che succede in centri come questo. Continua a leggere

La macellazione

La sua storia l’avevo già letta su mille giornali. Poi il mese scorso mi sono trovata all’aeroporto di Dubai a dover riempire le ore d’attesa per il volo di ritorno, e mi sono infilata in libreria per dare sfogo alla mia abituale compulsività. Trovo la sua foto stampata sulla copertina di un libro, il suo libro. La sua vita. Lo compero senza indugio.
Ieri comincio ad immergermi nelle sue fantastiche pagine, che raccontano di deserti e nomadi, di bestiame e tende, di ricerca d’acqua e aride semplicità da mille e una notte sotto una sole somalo che io posso soltanto immaginare con desiderio. Pagine di struggente poesia, e una vita tanto lontana dalla nostra che sembra non poter essere nemmeno reale, e che esercita forse anche per questo un fascino esotico travolgente e puro.
Ma la storia di Waris la conoscevo, sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento della rabbia, quella bruttezza attesa che a pagina 62 mi si sbatte in faccia con il titolo “Becoming a woman”. Continua a leggere