Voglio tante prime volte

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Il fatto (gravissimo) è che nessuno ci restituisce il tempo che passa, e passarlo coi giorni o gli anni fotocopiati è peccato mortale. La mia religione me lo impedisce. Così il mio proposito per il 2014 è quello di avere tante prime volte.
Belle, nel senso che non vorrei svenire per la prima volta in metropolitana o essere colpita da un fulmine mentre mi piastro i capelli: voglio tante belle prime volte, e in quest’ottica ho vissuto la notte di San Silvestro.
Non sapevamo cosa fare, non avevamo organizzato niente e con le cene tra amici e parenti ci avevamo già dato dentro per tutto il mese di dicembre. Allora abbiamo scelto Ferrara, perché nessuno di noi aveva mai visto l’incendio del Castello Estense: uno spettacolo pazzesco.
Siamo partiti alle 17 del 31, siamo rientrati alle 4 del mattino del 1° gennaio, abbiamo speso 40 euro a testa e ci siamo goduti una notte speciale. Continua a leggere

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Il Primodonnismo maschile

Il Primodonnismo maschile

 

Per lavoro mi capita sempre più di frequente di avere a che fare con uomini appartenenti ad una fascia d’età che oscilla tra i 50 e i 70, e ogni tanto mi capita pure di dover provare sentimenti di profonda tristezza per alcuni di loro.
Accanto a coloro che sono soddisfatti della vita che hanno fatto e che fanno, ci sono quelli che devono essere invece piuttosto frustrati per tutto ciò che non hanno raccolto nonostante le (immagino) numerose semine. Nella logica della vita questo ci sta, ed è un rischio trasversale per censo, razza, sesso: ognuno di noi avrebbe probabilmente voluto di più dal suo passato, soprattutto se ha molto investito (altrimenti la frustrazione non avrebbe ragion d’essere, e dovrebbe essere sostituita da un bell’esame di coscienza).
Però le primedonne no, quelle proprio non si meritano comprensione, soprattutto quando sono maschi.
Il primodonnismo maschile è un peccato imperdonabile e una clamorosa gaffe comportamentale, uno sbugiardamento dell’insicurezza e dell’insoddisfazione.
Mi è capitato di imbattermi in professionisti che immaginavo persone serie e preparate per la posizione che li sapevo ricoprire, e invece mi sono ritrovata davanti a capricciosi quattordicenni coi capelli brizzolati più preoccupati di vendette di cortile e prese di posizione feudali anziché impegnati ad esercitare seriamente la loro professione.
Alla fine è la qualità del lavoro svolto che parla in vece nostra, non l’abilità con cui magari sferriamo ripicche di contrada o sceneggiate da travesta. Continua a leggere