La favola del Natale 2012

Banksy

Banksy

Due settimane fa mi sono schiantata con la macchina contro un albero: la neve, le strade di campagna, le gomme invernali ancora da infilare. Non mi sono fatta nulla, ma bye bye tredicesima. Questo, tra le altre cose, ha significato pochi e piccoli regali ai miei cari, e niente per me.
Ma quando sono stata in Sardegna durante il mio ultimo tour di presentazione di Giulietta, alla libreria Emmepi di Macomer ho comprato tre libri (sebbene non avessi spazio in valigia, non ho resistito, come al solito): uno di questi era “Il viaggio di Vittorio”, scritto da Egidia Beretta Arrigoni.
Sulla copertina sta scritto: “Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che, come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi”. Appena l’ho letto ho pianto. Continua a leggere

Restiamo umani?

Oggi ho solo alcune domande da porre.
Perché un conto è sapere che le cose sono successe, e stop. Un conto è leggere bene come sono successe. Dopo aver letto il libro di Vittorio Arrigoni “Restiamo Umani”, la mia prima domanda è: perché non c’è nessun responsabile israeliano (Olmert, Livni o chi per loro) imputato al tribunale internazionale dell’Aia per CRIMINI CONTRO L’UMANITA’? Continua a leggere

Ciao Vittorio

Non c’è mai un buon punto dal quale partire in un giorno così, se non forse dicendo che è stata la Pasqua migliore della mia vita, quella meglio celebrata, quella spesa a rendere omaggio ad un uomo grande più del mondo che riesco ad immaginare.
Il coraggio di dichiarare diserzione all’inviolabile pranzo di famiglia, e Bulciago mi ha accolto con un sole oltraggioso e aiuole esplosive, invocando resurrezione e rinascita.
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A Perugia è Festival

È una mattina distrutta dalla morte di Vittorio Arrigoni quella in cui parto per il Festival del Giornalismo di Perugia: il mio venerdì 15 aprile comincia funesto, e decido di esorcizzarlo portandomi in viaggio “Il bene ostinato”, il libro di Paolo Rumiz che racconta dei profeti silenziosi di oggi e delle loro missioni.
Arrigoni è morto a 36 anni, da combattente, da militante: lui c’era sul suo sogno, e ben pochi possono dire altrettanto. Ma l’amarezza non scema.
Dopo quattro ore di macchina, Perugia mi accoglie con una scritta spray sul muro di una chiesa: “L’unica chiesa che illumina è quella che brucia”. Il benvenuto urticante di questa città sublime e viva mi intima di rimanere coi sensi allerta e, dopo una guanciola di manzo stracotta nel Rosso di Montefalco, mi butto tra le genti giovani e multietniche del centro storico. Continua a leggere