Cambio lavoro e città (ma del perchè, per ora, resto in UK)

“Goodbye Eden” by Jana Brike

Quando la fantasia prende il sopravvento, il mondo si trasforma in un ciliegio alto e invitante, come quello su cui nacque, nella tradizione letteraria, la figlia del Barone Rampante. È il luogo simbolico dove rifugiarsi per osservare la vita dall'alto, lontani dal frastuono dei Mulini Bianchi e dalle voci che non si possiedono. Restare appollaiati tra i rami significa scegliere uno sguardo diverso, capace di cogliere sfumature invisibili a chi cammina distratto lungo le strade consuete.

C'è chi canta e chi vorrebbe farlo, chi si scopre Melman nel bel mezzo di una crisi d'identità e chi, come la Milady evocata da Vecchioni, sente l'assenza di una voce come una mancanza sottile. Questa terra di mezzo, sospesa tra il desiderio di esprimersi e il timore di non riuscirci, diventa un terreno fertile per la scrittura. Le parole, allora, diventano lo strumento con cui attraversare il silenzio e ritrovare un'eco personale.

Il corpo racconta storie che la mente talvolta trascura: detestare il sudore significa anche rifuggire da sé, da quella parte di sé che si affatica e che, proprio attraverso la fatica, rivela chi si è davvero. L'attività fisica, soprattutto quella a basso impatto, può trasformarsi in un modo gentile per riabitare il proprio corpo. Camminare, stretching, respirazione: gesti minimi che restituiscono presenza e offrono un equilibrio diverso nella quotidianità.

Ogni blog assomiglia a un diario di bordo, una mappa emotiva tracciata mese dopo mese, articolo dopo articolo. Gli archivi, scanditi da gennaio a dicembre, diventano paesaggi interiori che mutano con le stagioni dell'anima. Rileggere un post lontano nel tempo equivale a incontrare una versione precedente di sé, con le sue domande e i suoi piccoli traguardi. È un esercizio di memoria che nutre la scrittura presente.

La rete pullula di premi virtuali, riconoscimenti inattesi che arrivano da blogger sconosciuti, come il celebre Liebster Award, e che trasformano la scrittura solitaria in un gesto collettivo. Accogliere un complimento, ricambiarlo, rispondere alle domande obbligatorie: sono rituali leggeri che rinsaldano la comunità dei piccoli autori online. In un'epoca di contenuti prodotti in serie, prendersi il tempo per un riconoscimento artigianale è un atto di cura verso le parole e verso chi le legge.

Il 2018 per me è anche un po’ l’anno delle occasioni mancate. Un’offerta di lavoro come Lifestyle Manager a Facebook nel mese di gennaio, un’offerta come Destination Manager ricevuta dalla Scozia ad aprile. Due proposte che ho dovuto rifiutare per cause di forza maggiore, ma che mi hanno fatto capire di essere nel posto giusto.
Sono arrivata a Londra poco più di tre anni fa, lasciandomi alle spalle il mio Paese, un lavoro a tempo indeterminato e la mia famiglia. Un salto nel vuoto spaventoso, a quarant’anni suonati. Ma avevo bisogno di ossigeno, orizzonti, speranze e possibilità.
Tre mesi senza lavoro, tre mesi di panico, per me che non so gestire l’incertezza economica. Poi l’assunzione in uno studio di consulenza internazionale di Mayfair : un passo gigante, da 0 a 100 in pochi secondi. Dopo 9 mesi il primo aumento di stipendio: del 23%. Come sbarcare sulla luna.
Intorno a me un ambiente in continua crescita, che mi ha spronato a studiare nonostante il lavoro a tempo pieno e la mia attività di consulente freelance. Tutti lo facevano e l’energia era contagiosa: la prima volta in cui ho lucidamente percepito l’influenza dell’ambiente circostante.
Ottenute le certificazioni alle quali ambivo , mi sono sentita pronta per l’ennesimo salto, e ho iniziato a cercare lavoro nel turismo. Un cambio di settore radicale a quasi 44 anni: la mia discreta esperienza nel turismo era infatti esclusivamente da libera professionista, e sapevo che propormi alle aziende come dipendente sarebbe stata una bella sfida. Un po’ come ricominciare da zero. Continua a leggere →