Quelli che erano fighi quando eravamo giovani

Quelli che erano fighi quando eravamo giovani

Quand’ero piccola mi piacevano le teste calde, che è un modo carino per dire le teste di minchia.
A volte erano i capibranco (che in certi casi erano i teppisti più creativi), a volte erano i mattatori del gruppo, a volte le anime tormentate.
Da adolescente non mi piacevano i bravi ragazzi, ma le ragioni le avrei capite intorno ai 30 anni, quando decisi di farmi due domande sul perchè avessi sprecato tanto tempo e forze e patimenti dietro a figure tanto palesemente fallimentari.
A fregarmi era stata spesso la dolcezza che vedevo dietro leadership discutibili, ma è capitato anche che a fregarmi fosse il cervello. Perchè in alcuni (rari) casi, dietro ai lazzaroni si nasconde un’intelligenza tanto viva da essere stupefacente se paragonata a quella della maggior parte dei loro coetanei.
Sono passati vent’anni, e vent’anni sono una finestra temporale sufficiente per poter tirare un po’ le somme su quello che ognuno di noi è diventato. Continua a leggere

La mia anima imprigionata a London Bridge

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Londra, sabato 3 giugno 2017.
Di mattina io e Damiano andiamo a fare un giro a St James’s Park per fotografare i pellicani. Sono le 11, i turisti affollano tutta l’area intorno a Buckingham Palace per assistere al cambio della guardia, e noi ci diciamo, ancora una volta, quanto sarebbe facile compiere una strage lì in mezzo.
Mentre Damiano apre lo zaino per tirare fuori la macchina fotografica, due dei poliziotti di ronda si avvicinano, guardano dentro, gli dicono: “Bell’aggeggio, deve essere costato parecchio.”
Abbastanza”, rispondiamo insieme, sapendo che non è alla macchina fotografica che sono attenti.
Sabato sera siamo in casa a lavorare. Io scrivo, Damiano sistema le foto.
Guardo Facebook, leggo di London Bridge. Apro Twitter, inserisco l’hashtag #LondonBridge, e mi si ferma il cuore. Per ore non sono più capace di fare altro, se non tenere sotto controllo gli aggiornamenti in rete.
Non sono una persona resiliente. I dolori mi entrano dentro e si annidano nel profondo, i pensieri continuano a tornare in quell’angolino buio in cui mi ci vuole sempre tempo per far entrare la luce.
Leggo i racconti, mi immagino là: London Bridge è uno dei luoghi di Londra che preferisco, e l’empatia fa il resto. Mi sento come la ragazza che non ha più visto tornare suo marito uscito dal pub per fumare, mi sento la donna incinta investita dal furgone appena girato l’angolo, mi sento il ragazzo sgozzato da dietro mentre beveva una birra. Guardo i video, l’incedere freddo e sicuro dei terroristi ripreso dall’interno di un ristorante. Mi sento soffocata dal rumore di quelle vite disintegrate, schiacciata da tutti quei sogni e quei progetti interrotti sul London Bridge, paralizzata dallo stupore di chi si è sentito la vita scivolare fuori dal corpo mentre stava ridendo con gli amici lungo uno dei fiumi più belli d’Europa.
Sono passati 3 giorni, ma la mia mente è ancora imprigionata a London Bridge.
Quando rientro in metro dall’ufficio, la sera, a London Bridge non sale più nessuno, gli accessi sono ancora ridotti. Là c’è la mia anima imprigionata.

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Adesso non siamo più noi

Illustration by Inslee Haynes

Illustration by Inslee Haynes

Quando torno al paese dove sono nata, guardo la gente seduta fuori dai bar dove passavo il tempo io fino a 4 anni fa, e non riconosco più nessuno. I tavolini sono occupati da persone mai viste che stanno riempiendo le mie piazze e le mie strade con ricordi e storie completamente disconnesse da me.
Non credo sia solo perchè me ne sono andata a vivere da un’altra parte: credo che questa sensazione di espulsione abbia più a che vedere con il tempo che passa e l’età che avanza.
Finchè vivevo con i miei genitori ero sempre in giro, uscivo la sera ogni volta che potevo, il mondo fuori dalle mura domestiche era dove tutto succedeva.
Il mondo fuori era il mio teatro, la mia luce, il mio palcoscenico.
La portineria dove ho passato delle meravigliose serate di luglio a baciare un ragazzo coi boccoli, la sala giochi e l’osteria dove ci si trovava sempre tutti, le viette dove si fumava, i portici dove si aspettava l’alba dopo una notte in discoteca, i parcheggi dai quali si partiva tutti insieme per una notte di cui poi si sarebbe riso tanto, i campi dove si faceva l’amore in macchina, la panetteria dove comprare la pizza alle quattro del mattino, il bar dove si faceva l’aperitivo ogni domenica in uno stato semi-catatonico. Continua a leggere

Se sognate un futuro diverso per il vostro territorio

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Il mondo è pieno di luoghi che vivono uno stato di sofferenza dovuto a problemi economici e/o ambientali che potrebbero trarre qualche piccolo (o grande) beneficio dal turismo e da una gestione più lungimirante di cultura, enogastronomia e territorio.
Nonostante questo mio punto di vista sia condiviso da molti, è incredbile come l’ostinazione di continuare nel brutto, nel malsano e nel malgestito vinca nella maggior parte dei casi.
Ho deciso così di raccogliere un grappolo di esempi virtuosi di cui scriverò appena possibile su Globetellers, per mostrare come è di fatto possibile cambiare il destino di una terra con tanto impegno e magari un pizzico di fortuna. Fortuna che serve a volte per trovare l’incastro giusto tra sogni, competenze, sinergie tra pubblico e privato e, ntauralmente, capitale.
Penso alla terra da cui provengo, il Lodigiano, penso alla sua vocazione agricola che me l’ha sempre fatta sognare non solo granaio ma anche giardino della Lombardia. Una terra di camminate lungo i canali e tra le fattorie, destinazione per gli amanti del turismo lento: viaggiatori che a piedi, in bicicletta o a cavallo attraversano queste lande piatte e romantiche fatte di spighe, querce e nebbie, fermandosi di tanto in tanto a degustare formaggi e risotti lungo il Po, in qualche villa rinascimentale o in qualche cascinale operoso.
La realtà però è un po’ diversa dai miei sogni. Il Lodigiano è una delle terre più inquinate d’Italia, agricoltura e allevamento sono diventati intensivi, il paesaggio è guastato dai capannoni delle logistiche e dai centri commerciali, l’aria è appestata dai gas di scarico dei camion. I lodigiani sono sempre stati grandi lavoratori, gente disciplinata e volenterosa: questo forse li ha portati ad accettare talvolta i ricatti di chi ha presentato opportunità apparentemente ghiotte ma che di fatto nascondevano impieghi poco appetibili, stipendi miseri, contratti ridicoli.
I ricatti, tra l’altro, di chi ha insediato sul territorio attività fortemente inquinanti e deturpanti. La gente dice “dobbiamo pur lavorare”, ma il lavoro non è detto che debba essere sempre e solo questo. Continua a leggere

Dagli 8 anni in su, ecco l’esperienza unica da regalare ai vostri bimbi

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Tutte le volte che mi trovo di fronte ad un oggetto che vorrei tanto compare per uno dei miei due nipotini, mi sforzo di ricordarmi com’è la loro camera dei giochi e cerco con tutte le mie forze di uscire dal negozio senza comprar loro qualcosa che dimenticheranno dopo 3 minuti.
La quantità abnorme di giochi che possiedono rischia di far perdere significato a ogni regalo che possa diventare solo “uno dei tanti”, che manco poi magari si ricordano che a regalarglielo è stata la lontana zia Nena o il supermercato sotto casa con i punti fedeltà.
Anni fa ho iniziato a prediligere regali che avessero più a che fare con le esperienze che con le cose e, ora che Leonardo ha quasi 5 anni, sto iniziando ad adottare questa filosofia anche coi miei nipoti.
Per coloro che la pensano come me e hanno bambini al di sopra degli 8 anni, ho un consiglio che arriva davvero dal cuore: se volete regalare qualcosa di indimenticabile ai vostri figli, figliocci, nipoti, portateli a vedere Slava Snow Show a teatro.
Slava Polunin è un artista e un clown russo che ha dato vita a questo spettacolo pazzesco, estremamente scenografico, durante il quale nessuno degli attori proferisce parola ma dal quale escono tutti sbalorditi, adulti e bimbi. Lo spettacolo è muto, non solo perchè i clown per tradizione lo sono, ma anche perchè ci sono emozioni e sentimenti che accomunano tutti gli uomini del mondo, e il linguaggio del corpo è spesso universale. Continua a leggere

Ho fatto un tuffo. Nel mondo dei propagatori di bufale.

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Dopo anni di dibattiti politici accesi ed estenuanti in rete, diciamo dal 2008 al 2013, ho deciso di smettere di confrontarmi con chi vive desiderando e incitando la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. No, i diritti fondamentali dell’uomo non sono un’opinione.
Razzisti, sessisti, omofobi, fascisti di ogni risma: da parte mia, esauriti i fegati, svanita la voglia.
Diverse le ragioni: mancanza di tempo, invecchiamento e quindi calo fisiologico di energie, percepita inutilità del confronto.
Sabato sera non so cosa mi è preso, forse è stato lo stupore di vedere nella mia timeline – su cui ho lavorato parecchio nel corso degli anni – uno dei mille link spazzatura che circolano in rete. Sono intervenuta dicendo, semplicemente, che il sito da cui il link era condiviso era famoso per pubblicare notizie false, tendenziose e di bassa lega, con il solo scopo di diffondere odio e ottenere click.

Subito, sotto, l’attacco (non da parte del diretto interessato, ma di un amico). Continua a leggere

La rivoluzione accade in un attimo

Twiggy, 1967 (Ronald Traeger)

Twiggy, 1967 (Ronald Traeger)

Scrivo questo pezzo durante la prima settimana del governo Trump, settimana in cui il mondo ha visto milioni di persone scendere in piazza a protestare. La più grande manifestazione della storia degli Stati Uniti, un fiotto spontaneo di indignazione che rende più benevolo il mio sguardo su questa fase politica.
Sono mesi che Londra, città in cui vivo da due anni, pigia il piede sul pedale delle nostalgie rivoluzionarie, organizzando eventi straordinari dedicati agli anni che cambiarono la storia della società occidentale e su cui ora dovremmo fare un paio di pensieri.
Al V&A Museum c’è infatti “REVOLUTION”, una mostra dedicata alla manciata di anni (1965 – 1970) che letteralmente cambiarono il mondo grazie alla musica, all’arte, a nuovi modi di stare insieme e di rivendicare i propri diritti.

NEL REGNO UNITO:
 1965: viene introdotto il reato di discriminazione razziale
 1967: il sesso tra omosessuali non è più reato
 1967: anche le donne non sposate possono accedere alla contraccezione
 1967: viene legalizzato l’aborto nelle prime 24 settimane di gravidanza
 1969: il divorzio diventa legale
 1970: diventa illegale pagare le donne meno degli uomini a parità di ruolo

Incluso nel prezzo del biglietto (£16), un paio di cuffie ed un’eccezionale raccolta di brani dell’epoca che accompagna i visitatori per tutto il percorso espositivo, perchè se la colonna sonora è la pelle di un’epoca, in questo caso ne è anche sangue e linfa vitale.
Abiti dirompenti, suoni sbalorditivi, musicisti indimenticabili, le comuni e i tentativi di creare una società nuova, l’LSD e le utopie, il sesso liberato e le rivendicazioni delle minoranze, le prese di coscienza e la lotta anti-establishment, quella stessa lotta di cui sentiamo tanto parlare anche oggi. Continua a leggere

Di come un sistema che funziona mi abbia dato i superpoteri

Designed by Alice Williamson http://www.designedbyalice.co.uk/

Designed by Alice Williamson
http://www.designedbyalice.co.uk/

Il giorno in cui le centraliniste delle Nazioni Unite hanno iniziato a conoscermi per nome, ho capito che qualcosa era cambiato nel mio modo di gestire gli intoppi e i disservizi.
Per la gioia mia e dei miei clienti, mi sono accorta di essere diventata un po’ quel cane che si attacca al polpaccio dei fornitori lazzaroni, quel gatto che ti si aggrappa a quelle altre cose di chi non fa il proprio dovere.
Ma com’è accaduto che, tutto d’un tratto, mi è venuta ‘sta grinta e mi sono messa a lottare contro i disservizi, le noncuranze, gli errori che subisco come professionista, cliente o cittadina, per l’inefficienza di un sistema o di un fornitore?
Riuscite a vedermi, col telefono in mano e l’espressione incredula sul volto? Lo sentite il tono indignato della mia voce? Percepite la tenacia con cui presidio il mio punto?
Il motivo è uno solo: nel Paese in cui sono emigrata capita di venire ascoltati e, agendo, si possono talvolta cambiare le cose.
Per quanto stupido e banale possa sembrare, per me è stata una scoperta potente e strabiliante. Non succede sempre, ma succede abbastanza spesso da portare la gente a credere che valga la pena protestare, denunciare, pretendere scuse, indennizzi o revisioni delle procedure.
Finchè non ho vissuto una realtà diversa, non mi sono resa conto fino in fondo di quanto la frustrazione derivante dalla propria voce sempre inascoltata e la sensazione di non contare nulla come cittadina e/o cliente sia castrante: io come molti altri portati al silenzio dalla mancanza di forze, portati all’inedia emotiva dalla rassegnazione. L’alzata di spalle come unica risposta sociale, sorrisi amari stiracchiati sulle nostre belle facce sudeuropee. Continua a leggere

La bambina che é la mia discendenza

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I bambini non mi sono mai piaciuti, ma poi é arrivato Leonardo, e in quell’estate caldissima mia sorella e suo marito hanno messo al mondo ‘sta creatura che mi ha fatto piangere d’amore per tre mesi di fila.
Oggi c’é Maddalena, che é la chiusura perfetta del cerchio, la voce che mancava per continuare la nostra discendenza femminile così piena di storie.
Essere madrina al suo battesimo per me é stato il passaggio del testimone, la prosecuzione di una saga.
Quello che auguro a questa bambina dal carattere forte é di ereditare due cose molto importanti delle femmine di casa. La capacità di fare innamorare e la vocalità. Le donne della nostra famiglia hanno sempre parlato, raccontato e cantato moltissimo. Maddalena, ti auguro di diventare una donna portata per la felicità, che sappia produrre gioia intorno a sé e che porti unione, qualsiasi cosa tu decida di fare della tua vita.
Visto che i tuoi genitori hanno deciso di battezzarti secondo il rito cattolico, spero tu sappia essere rivoluzionaria come lo sono stati Maria e Gesù: la prima nel fare una scelta estremamente coraggiosa, che ha sfidato molte regole sociali in nome dell’amore: il secondo nel portare uguaglianza e perdono là dove c’erano divisioni e pregiudizi.
Il mondo ha capito tanto poco del loro esempio, che Maria e Gesù sarebbero rivoluzionari ancora oggi, duemila anni dopo.
Maddalena, ti auguro di avere la saggezza di tenerti lontano dai rapporti malsani e dalle manipolazioni. Ti auguro di avere la forza di lottare contro le inguistizie, e non sarà facile in questa Italia cosi dura e iniqua con le donne.
Tu però hai il piglio delle femmine di pianura, quelle con le mani appoggiate sui fianchi, l’onestà nel cuore e la voce ferma: saprai farti valere.
Piccola Dossena, dai continuità alle donne dalla risata generosa e, se possibile, fallo cantando.

Le opinioni diverse dalle mie: come mi regolo

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Si possono avere opinioni diverse, purché siano opinioni e, anche, opinioni accettabili (con tutta la soggettività che questa parola comporta).
A volte, sui social, vengo accusata di non saper accettare opinioni diverse dalle mie, ma temo ci sia da sottolineare un paio di aspetti fondamentali delle “opinioni diverse dalla mia”.

1) Si possono avere opinioni diverse in merito ad uno stesso fatto oggettivo. Se si parte dall’analisi di due realtà diverse, la divergenza esiste per forza di cose. Se poi, come spesso accade, una delle due opinioni é basata su un’allucinazione o su una bugia collettiva, allora il discorso da fare é un altro.
Se secondo te gli immigrati in Italia sono dei privilegiati perché lo Stato li ospita in alberghi di lusso e dà pure loro 35 € al giorno, la tua non é un’opinione ma un’allucinazione.
In casi come questo, non sono io che non so accettare un’opinione diversa dalla mia, sei tu che devi investire il tuo tempo ad informarti meglio, visto che i mezzi ci sono e sono a disposizione di tutti.
Oppure, se secondo te l’immigrazione in Italia ha raggiunto livelli di allarme, creando un problema numerico ben più grande di quello che c’é in altri Paesi, secondo me devi andarti a leggere i numeri dei flussi migratori: scoprirai che la tua convinzione é errata e che la tua opinione lo é di conseguenza.
E questo non significa negare che l’Italia (come la Grecia o la Giordania) sia stata lasciata sola a gestire un’emergenza colossale, ma significa guardare il fenomeno a livello generale per quello che é in realtà.
Io a Londra aspetto tre settimane per avere un appuntamento dal medico della mutua, in Italia aspettavo al massimo un’ora. Rispiegatemi dov’é che c’é troppa immigrazione, che sono sicura di non aver capito.
Secondo il censimento del 2011 (che oggi potrebbe essere ancora più articolato), a Londra ci sono più di 300.000 persone che non parlano inglese, 1.7 milioni di persone che non hanno l’inglese come prima lingua (e sono quindi immigrati di prima generazione, figuriamoci quelli di seconda, terza e decima). Qui sono parlate 53 lingue “principali” e 54 secondarie. Nel solo quartiere di Hillingdon sono parlate 107 lingue diverse.
Se dici che l’Italia ha già i suoi problemi e che quindi non può sobbarcarsi anche quelli degli altri, sappi che é così per ogni nazione: ogni nazione ha i suoi cazzi amari da smazzarsi. I tuoi possono a volte sembrarti più grossi perché in effetti lo sono, oppure perché:
a) non hai mai vissuto altrove
b) non ti sei informato (o l’hai fatto su: cosechenessunotidiramai.altervista.com)
c) non te ne frega una cippa degli altri Continua a leggere