Un tanto al chilo.

Quasi senza pensarci, capito a Rimini per 48 ore, in questa fine di maggio dal clima umorale. Nella città dalla viabilità ubriaca, incontro vecchi amici ed ex colleghi riuniti per un congresso e quindi, purtroppo, con l’animo in libera uscita.
Cammino sul lungomare tra bancarelle che ormai non sembrano più neanche nostalgiche di splendore, ma paccottiglie cinesi ammassate e infrequentabili dove, tra una ciabatta leopardata e un coccodrillo gonfiabile, il rischio di trovare il souvenir del mezzobusto di Mussolini è decisamente troppo frequente.
E se peggio di Mussolini ci sono solo i suoi seguaci, a pesare sul mio spirito sono soprattutto, in queste ore di balera, le parole degli uomini di cui – devo ammettere – avevo colpevolmente dimenticato la portata.
Prendine cinque, portali lontano da casa spesati dalla ditta, magari in una terra da ribaltabile come la Romagna, e il risultato stucchevole non mancherà di venire a galla come un tappo di sughero (sì, oggi sono buona).
Perché ancora, e nonostante tutto, salterà fuori un sistema di valutazione della femmina un tanto al chilo. Continua a leggere

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