Maledetti figli del benessere

Sulle sponde e gli isolotti del fiume Po, durante le notti che vanno da marzo ad ottobre, si possono vedere spuntare dalla riva le canne dei pescatori che, impavidi, affrontano le fradice notti di fiume per dedicarsi a quello sport incomprensibile che è la pesca sportiva.
Se si scruta il profilo degli spiaggioni con attenzione, si possono vedere da una parte i pescatori nostrani, attrezzati con tende da campo, fornelli, docce portatili, sacchi a pelo e brande da esploratori d’ultima generazione.
Dall’altra, invece, i pescatori extra-comunitari, che normalmente arrivano dall’est o dal sud-est dell’Europa, appoggiano le canne su supporti improvvisati con rami d’albero, dormono sulla nuda terra e mangiano il pesce (probabilmente radioattivo) che pescano nel fiume.
Per chi non ha passato almeno una notte sulle sponde del Po, non può sapere quanto sia improponibile dormire all’aperto senza protezioni: è come essere intinti in una palude. Insomma, ci vuole il fisico, e noi occidentali, figli del benessere, non ce l’abbiamo più da tempo.
Il fisico, certo, ma nemmeno lo spirito.


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Finalmente è nata.

Dopo tutti i rifiuti possibili, e dopo aver respinto anche due contratti di pubblicazione a pagamento, ho dato al mondo la mia Giulietta (una Giulietta senza Romeo) grazie all’auto-pubblicazione.
Senza essere riuscita a far invaghire qualche editor, che si prendesse la briga di sistemarle l’acconciatura, Giulietta arriva così ai lettori grezza, arruffata e zoppicante. Ma vera. Continua a leggere