Non siamo a Cougar Town

Nel mondo esistono tanti piccoli mondi, in cui alcune volte veniamo risucchiati.
Nella Piccola città di C. c’è un fiume che scorre lento, così come si addice ad un corso d’acqua delle grandi pianure. E intorno al fiume, una passeggiata deliziosa circondata da alberi, caprette e orti.
Intorno alla passeggiata, prima che cali la sera e la ciclabile si riempia di baby gang, ruota una piccola comunità di proprietari di cani, runners, nonnini che passano la giornata camminando avanti e indietro. Ci si conosce tutti, e ci si conosce normalmente per cane: Zeus, Dana, Moretto, Birin, Leone, Thomas, e così via. Che quando li incontri senza cane stenti quasi a riconoscerli. Tra pettorine, guinzagli e collari, si snodano le storie dei padroni: la vedova allegra che si gode il patrimonio del decuis con i suoi tre barboncini, il cacciatore che piuttosto di rimanere in casa con la moglie passa le giornate ad allenare il suo imbranatissimo setter, la suicida fallita che ha adottato un bastardino come terapia, la madre coraggiosa che cammina con il passeggino e un alano agganciato al manubrio.
E poi c’è l’Immancabile, che qualsiasi condizione metereologica si presenti sul pianeta, presidia la ciclabile e terrorizza i passeggiatori con le sue rappresaglie narrative. Sì perché l’Immancabile non vede l’ora di raccontare delle sue “ragazze”, quelle che seduce nelle balere ogni sabato: la cosa più terribile che vi possa capitare è di incontrarlo la domenica mattina, quando le sue storie di incallito predatore sono fresche di nottata. L’immancabile ostenta telefonate interminabili con le sue donne, sessioni ginniche improbabili per prepararsi alle prestazioni della notte, pescate a torso nudo quando il tempo lo permette e autoglorificazioni interminabili alternate ad invettive contro gli extra-comunitari che, dice, vorrebbe bruciare tutti insieme per debellare il male dal mondo.
L’Immancabile ha superato i settanta, ma fa paura alla pace della ciclabile come un giovane anarchico bombarolo d’altri tempi. Io ho affinato le mie tattiche evitative (perché l’Immancabile è molto bravo anche negli appostamenti, soprattutto quando diluvia e l’ombrello o la pioggia limitano lo studio degli anfratti), ma non tutti si sono ingegnati altrettanto, e il terrore scorre vivo sul filo dell’acqua.
Ma nella zone degli orti, sulla ciclabile, c’è anche un piccolo angolo di piacere: se si è fortunate, ci si può imbattere nel fuco migliore della zona, un trentenne guizzante che sprigiona i ferormoni del bracciante tutt’intorno. Arando, zappando, raccogliendo, rappresenta – chissà quanto inconsapevolmente – il sogno erotico delle casalinghe della zona, che si devono continuamente ricordare di non vivere a Cougar Town per evitare clamorose figure di merda (cercando di fotografarlo di nascosto, ad esempio).
In questa ultima settimana di degenza, in cui la mia socialità è relegata agli incontri che faccio quando porto Mister a glorificare i suoi orifizi, ho deciso che era il momento giusto per celebrare le piccole comunità che ci accolgono e ci identificano in vari momenti della nostra vita: io sono quella col cane puzzone e asessuato, che fotografa le anatre e le capre come se arrivasse da un altro pianeta e addobba il suo quattro zampe come un cretino ad ogni festività nazionale.

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