Le lezioni sbagliate (ovvero, i cattivi insegnamenti)

Quando ero piccola e i miei amici mi invitavano a casa loro per giocare, mia mamma non mi mandava mai, dicendo: “Ti invitano ma in realtà non ti vogliono. A casa degli altri si è sempre di troppo e si disturba. La gente lavora e non ha bisogno di avere altri mocciosi in giro per casa”.
Quando poi mi capitava di riuscire ad andare, cercavo di dare meno fastidio possibile, evitando di chiedere da bere se avevo sete o facendomi venire il mal di pancia se mi scappava la pipì, tanto che andare a casa degli altri non mi risultava alla fine poi tanto piacevole.   Inutile dire che ancora oggi ho sempre riguardo per gli spazi degli altri, sto attenta a non disturbare e a non invadere.
L’altro giorno, mentre ero ferma in coda per entrare in città e andare al lavoro, un furgone mi è entrato da dietro sfondandomi la macchina e schiacciandomi contro il veicolo fermo davanti, e così a catena.
Quando i miei sono venuti a prendermi al pronto soccorso, non solo hanno detto che era colpa mia perché, nell’ordine:

  • Vado a lavorare in macchina
  • Non ho fatto la solita strada che faccio sempre (ho temerariamente cambiato itinerario per fare benzina)

Non solo. Ma quando ho detto che avrei chiesto a mia sorella la sua macchina per andare a lavorare nel mese a venire, in attesa di comprare un’auto nuova, è scattato il finimondo perché:

  • Me ne approfitto sempre degli altri
  • Non si può essere gentili con me perché, avuto un dito, mi prendo il braccio
  • Nella vita devo imparare a fare come se gli altri non esistessero

Quindi, a parte il fatto che mia sorella ha una macchina che non guida da 4 anni, ferma nel box, mi domando: perché devo fare come se gli altri non esistessero se gli altri esistono?
Nel tentativo di risolvere questo avvincente quesito, la maledizione delle parole dei genitori attecchisce regolarmente, nonostante l’accusa ingiusta, nonostante la diffamazione affettiva, nonostante l’infondatezza del ricatto emotivo. Lo facevano quando ero piccola, lo fanno ancora ora che ho quasi quarant’anni. Ma fa male uguale, e quelli che ti hanno messo al mondo lo sanno. Lo sanno sempre.
Io sono quella che una notte ha avuto una colica renale, ed è andata al pronto soccorso da sola senza disturbare nessuno, proprio perché mi è stato insegnato che non devo dare fastidio. Una volta, collassata per un’iniezione di Voltaren, mi sono lavata e sono andata all’ospedale a piedi sulle mie gambe; oppure a letto con una brutta gastro-enterite, ho aspettato che mia madre finisse di lavorare, si facesse la sua passeggiata con mio padre e una doccia rilassante, prima di chiamare per avere un Dissenten: il tutto dopo 17 appuntamenti con il water closet. Son cose che una signora non dovrebbe mai dire, ma 17 è un numero che – in quella posizione – ti può costar la vita.
Ora sono cinque giorni che ho la casa sporca e il cane che puzza di immondizia, ma vado a fare la spesa da sola e mi arrangio come posso e come riesco, cercando di non svenire e non vomitare ad ogni passo che faccio. Stasera proverò a stirare, e pian piano mi rimetterò in sesto. Ma tutto senza dare fastidio. Non solo alla mia famiglia, ma anche ai miei amici e al mio moroso.
Perché così mi è stato insegnato quando ancora non sapevo che mi stavano insegnando una cosa sbagliata. E ora è più forte di me.
A tutti quegli adulti a cui sono state insegnate cose sbagliate, o cose giuste nel modo sbagliato, che normalmente è quello emotivo che ferisce, consiglio “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman.
La famiglia, come fondamento e campo di sterminio

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11 thoughts on “Le lezioni sbagliate (ovvero, i cattivi insegnamenti)

  1. mioddio, abbiamo avuto un’educazione identica (almeno in questo). mia madre mi diceva le stesse cose quando volevo andare a casa delle amichette a giocare e quando andavamo alle cene dagli amici dei miei stavo in un angolo zitta e immobile. “tatiana, vuoi della coca cola?” “no no, grazie” “acqua?” “no no”
    sono cresciuta timidissima, riservata, silenziosa e impaurita (lo sono ancora). qualche anno fa il mio analista sentenziò “tu hai paura a chiedere aiuto agli altri”. graziealcazzo.

  2. o_0 My god, uguale! è tutta la vita che mi sembra di disturbare, per non parlare dell’assoluta convinzione di non poter piacere a uomo alcuno (episodio recente: mia sorella racconta di un suo conoscente che aveva espresso un apprezzamento nei miei confronti. Madre: “e che, non aveva mai visto una femmina?”). Ma cosa hanno mai fatto alle donne di quella generazione, santi numi???
    Comunque mi sento meno sola, e ti mando tutta la mia solidarietà! (e leggerò il libro)

    • Carissima, so che non consola, ma siamo in tantissime a dover pagare questo scotto. Quello che ho scritto è solo un piccolo esempio di quello che succede in molte famiglie, e che poi si paga affettivamente per tutta la vita.

  3. farsi aiutare è la cosa più difficile, ma è necessario. Chiamare aiuto per avere un dissenten non è disturbare, so che ora sai che sono stati sbagliati gli insiegnamenti che ti sono stati dati, ma prova a guarire chiedendo un po’ di piuto non ai tuoi ma agli amici e a chi ti sta vicino. Dare aiuto è un piacere e una forma di affetto, saranno felici di farlo.

  4. E’ vero, le donne della generazione delle nostre madri sono persone assurde, piene di remore, zuppe di ipocrisie disumanizzanti.
    Ma
    secondo me
    noi
    resesi conto dell’insegnamento sbagliato, esagerato e castrante
    masticato e digerito il tutto
    e ridimensionato il danno
    un po’ di attenzione al non dare troppo fastidio agli altri, a non dover sempre dipendere in modo assoluto dagli altri, con conseguente rompimento di balle continuo verso coloro che hanno bisogno di un po’ di pace, non è male.

    Conosco persone che chiedono sempre, hanno sempre bisogno di qualcosa, di qualcuno che gli tenga la mano, che gli allunghi la tetta per un’estemporanea poppata :c)

    e non li sopporto!

  5. Non ricordo esattamente frasi dette simili alle tue, ma ricordo sguardi, fermi, duri, piccoli cenni che mi frenavano, che mi facevano sentire che sbagliavo e che mai e poi mai avrei dovuto riprovarci a fare quello che avevo appena fatto.

    Mi ritrovo a dover, spesso, riformulare da sola la mia educazione… dare fastidio, rompere l’anima alla gente per qualcosa, non sentirmi nel torto e azzardare a dire qualcosa…
    Mica facile… io che ogni cosa dicevo era sbagliata… e ora mi tocca fare uno sforzo enorme per andare contro me stessa. Perchè, come dici tu, in noi rimangono quei modi di pensare perchè si sono lentamente fatti spazio dentro di noi.

    Scrivere mi ha aiutata a trovare lo spazio e il tempo per esprimermi liberamente!

  6. cara elena,
    sai una cosa? forse inconsapevole vittima di simili insegnamenti, insegno anch’io alle mie bimbe l’autonomia e il rispetto per gli spazi, il tempo, le cose altrui. mah! la chiamavano buona educazione… Forse il segreto sta nei modi più che nei contenuti.
    leggerò il libro, per non cadere nella fossa dei “cattivi insegnati”

  7. Ciao Elena, aggiungere altro mi sembra
    superfluo. Il Tuo post è un pugno nel mio stomaco.
    La “sindrome gli altri mi danno fastidio” è purtroppo
    anche mia.

    Buona domenica
    Gina

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