Dagli 8 anni in su, ecco l’esperienza unica da regalare ai vostri bimbi

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Tutte le volte che mi trovo di fronte ad un oggetto che vorrei tanto compare per uno dei miei due nipotini, mi sforzo di ricordarmi com’è la loro camera dei giochi e cerco con tutte le mie forze di uscire dal negozio senza comprar loro qualcosa che dimenticheranno dopo 3 minuti.
La quantità abnorme di giochi che possiedono rischia di far perdere significato a ogni regalo che possa diventare solo “uno dei tanti”, che manco poi magari si ricordano che a regalarglielo è stata la lontana zia Nena o il supermercato sotto casa con i punti fedeltà.
Anni fa ho iniziato a prediligere regali che avessero più a che fare con le esperienze che con le cose e, ora che Leonardo ha quasi 5 anni, sto iniziando ad adottare questa filosofia anche coi miei nipoti.
Per coloro che la pensano come me e hanno bambini al di sopra degli 8 anni, ho un consiglio che arriva davvero dal cuore: se volete regalare qualcosa di indimenticabile ai vostri figli, figliocci, nipoti, portateli a vedere Slava Snow Show a teatro.
Slava Polunin è un artista e un clown russo che ha dato vita a questo spettacolo pazzesco, estremamente scenografico, durante il quale nessuno degli attori proferisce parola ma dal quale escono tutti sbalorditi, adulti e bimbi. Lo spettacolo è muto, non solo perchè i clown per tradizione lo sono, ma anche perchè ci sono emozioni e sentimenti che accomunano tutti gli uomini del mondo, e il linguaggio del corpo è spesso universale. Continua a leggere

I cervelli italiani riempiono il mondo

Elena Torresani in viaggio a Parigi

Sono appena stata a Parigi per la Conferenza Eagle 2014.
Un viaggio imprevisto, di cui ho saputo solo pochi giorni prima della partenza, per andare con Fabrizio Todisco a presentare il progetto Invasioni Digitali in Francia, di fronte ad un pubblico internazionale di studiosi, mentre Marianna Marcucci (co-fondatrice di Invasioni Digitali con Fabrizio) presentava la stessa cosa a Roma, di fronte al gotha della cultura europea.
Giusto il tempo di disfare la valigia del blog tour di Branditup Travel sulla via Francigena Piemontese (fatto di felpe, scarponi, zaini e occhiali cretini) e di fare quella della congressista (camicie, giacche, occhiali intelligenti), e di imbarcarmi sull’aereo verso quella che ho sempre giudicato la città più bella del mondo. Continua a leggere

Feste di paese e gente che vuol dormire: il rischio della gioia

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Leggo gente che si lamenta delle feste in paese: si lamenta del rumore, del casino, perché loro devono dormire e vivere in pace.
Abitano in centro, e vorrebbero il centro silente dall’ora di cena in poi. Sono magnanimi se allungano il loro limite alla mezzanotte, come una concessione di civiltà.
In una zona di grande pendolarismo come quella in cui vivo – il lodigiano – il rischio di trasformare i paesi in città dormitorio è sempre stato dietro l’angolo, e alcune amministrazioni ci sono pure riuscite.
La crisi economica ha ravvivato il desiderio di portare i paesi alla resurrezione: non ci sono più molti soldi per andare lontano, cerchiamo dunque di rendere interessante casa nostra.
Si prova a tornare in piazza a far festa, per stare insieme, vedere un film, chiacchierare, ballare, mangiare, sorridere.
Non succede ogni sera: in alcuni paesi è una volta a settimana, in altri una volta al mese.
Eppure c’è gente che si lamenta, che si oppone, che chiede silenzio, che vuole dormire. Continua a leggere

Raccontare il male per fare il bene: la Festa della Donna 2014

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La violenza è potere. E il potere è come una droga: difficile da abbandonare
Pagina 80, Il male che si deve raccontare, di Simonetta Agnello Hornby e Marina Calloni, Edizioni Feltrinelli.

Pagina 40 e 41: “In Italia, nell’80 per cento dei casi l’autore della violenza è italiano. Nel 50 per cento dei casi di violenza, anche sessuale, è il marito o il convivente della vittima. […] L’uccisione da parte di persone note alla vittima è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 e i 44 anni.

Un libro che racconta la storia di Fenella e della sottomissione di una famiglia intera, l’ospedale psichiatrico per chi si rompe, il teatro dell’abuso di Lusaka, gli schiaffi e i pugni a Filomena in Sicilia, la famiglia disfunzionale di Imogen dove le figlie erano costrette a perdere la verginità col padre, le madri disumanizzate che non difendono i figli dagli abusi perché perdono la cognizione del bene e del male, il suicidio della signora Wanda costretta ad accogliere e a riverire le amanti del marito per decenni. Continua a leggere

Quando il Wedding Planner racconta la vostra storia d’amore

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Racconto storie per lavoro. Le racconto per me, per le aziende che chiedono il mio supporto, per le destinazioni che mi accolgono.
Lo faccio perché le storie hanno valore e potere, ed è per questo che mi è piaciuto subito il progetto di SeSolo Wedding. Loro sono tre ragazze lodigiane che lavorano soprattutto (ma non solo) tra Milano e la bassa padana, organizzando eventi e matrimoni. Hanno ideato diverse formule, ma la mia preferita è la “Green”: matrimonio eco-friendly, natura, ville e cascine, prodotti a Km0. Semplicità, sostenibilità, e uno stile eco-chic che mi piace un sacco.
C’è un concorso fotografico aperto, in premio la possibilità di vincere la consulenza SeSolo per l’organizzazione del proprio matrimonio, ma per i dettagli vi rimando al comunicato stampa incollato alla fine di questo post.
Vi voglio parlare piuttosto dello storytelling dei sentimenti che le ragazze di SeSolo propongono agli sposi. Grazie alla collaborazione con artisti locali (musicisti, canzonieri, artisti, poeti, illustratori), creano il racconto della storia d’amore che è stata capace di portare due persone sull’altare, scegliendosi per tutta la vita. Un tributo all’unicità di ogni relazione, la valorizzazione di un percorso che non sarà mai uguale a quello di qualcun altro.
Mi sono commossa vedendo e leggendo alcuni loro lavori, io che non amo le cerimonie e i traguardi preconfezionati. Mi sono entusiasmata al loro stile e alla bravura dello staff, io che con lo scetticismo ci ho fatto una filosofia.
Non dovremmo mai perderci il racconto di ciò che siamo e di ciò che stiamo costruendo con le persone che amiamo. Perché al di là di riti e celebrazioni, la nostra storia è il canovaccio che ci porteremo sempre appresso e dentro, in continua evoluzione con le scelte che facciamo – più o meno consapevolmente – ogni attimo della nostra vita. Continua a leggere

Desolazione BIT e allarme Milano a un anno dall’Expo

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Sono in preda allo sconforto.
Immaginatevi un donnino di 160 cm che parte alla volta di Rho Fiera con una valigia vuota a traino che ha tutta l’intenzione di riempire nel Paese dei Balocchi. Immaginatevi poi lo sgomento di quella stessa donna che, una volta arrivata a destinazione, vede una delle fiere più belle di Milano, la BIT, ridotta all’ombra di se stessa: 4 padiglioni riempiti a malapena, pochi eventi messi insieme così, nelle ultime settimane, fermento esterno inesistente.
Quando mi sono accorta della frastornante assenza di Stati Uniti, Francia, Spagna, Regno Unito, Danimarca, Germania, Austria e Paesi Scandinavi, mi sono sentita sparire dalle mappe insieme all’Italia. Mezzo mondo (gli assenti sono molti di più di quelli citati) non ci calcola più, ci ha tagliato fuori, pensa sia inutile investire qui.
A un anno dall’Expo, questo è un messaggio devastante per la città di Milano.
Non dico per l’Italia intera, perché al TTG di Rimini l’autunno scorso ho visto molto più fermento e partecipazione: questo significa che se in parte l’Italia non è una piazza appetibile perché gli italiani non hanno più soldi manco per campare, la reputazione di Milano sta messa ancora peggio.
Mi ricordo quando alla BIT c’erano 12 padiglioni (di cui uno interamente dedicato alle compagnie aeree), colori e bandiere, abiti e sapori provenienti da 25 continenti (sembrava che il mondo fosse così generoso!). Lungo il percorso tra un padiglione e l’altro c’erano ristoranti aperti, botteghini, bancarelle, venditori di gelati, cioccolato, salsicce, sushi e brezel.
Ora è il deserto. Continua a leggere

AFLIN parte dalle bambine

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Nei Paesi in via di sviluppo ogni giorno 20.000 ragazze sotto i 18 anni partoriscono e ogni anno ne muoiono 70.000 per complicazioni legate a gravidanza e parto. La maggior parte di loro sono sposate, spesso obbligate a contrarre il matrimonio (39.000 ogni giorno) con uomini molto più vecchi, in violazione dei loro diritti fondamentali. Una su 9 viene fatta sposare prima dei 15 anni.
Ogni anno ci sono anche 3.2 milioni di aborti praticati tra le adolescenti con metodi non sicuri.
Esiste un legame forte tra gravidanze precoci e istruzione, lavoro, benessere, salute: le ragazze che sono costrette a diventare madri in età adolescenziale rischiano a volte la morte, a volte “solo” gravi complicazioni sanitarie.
Vengono escluse dall’istruzione, dalla vita lavorativa, dalla possibilità di avere una vita sociale attiva e redditizia. Continua a leggere

Nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne io dico OXFAM

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Ho dedicato molte energie, molto fegato e molte parole alle donne. Un lavoro quotidiano dentro e fuori di me, perché la causa femminile è dura da portare avanti in pubblico, ma lo è ancora di più in privato, dove si scontra con meccanismi più difficili da combattere perché hanno a che fare con i sentimenti e l’identità.
Mentre qualcuno mi ricorda che anche i libri che ho scritto sono un buon modo di onorare questo giorno e tutti i giorni (grazie a Marcella Onnis), io voglio per una volta staccarmi dalle parole e passare direttamente ai fatti. Ultimamente sto scrivendo poco sul mio blog personale, ma oggi è il giorno giusto per un post.
Sono stata chiamata a partecipare alla cena di gala che Oxfam Italia ha organizzato per il 5 Dicembre al Palazzo del Ghiaccio di Milano come membro del Social Media Team proposto da Amplr. Sarà una serata di raccolta fondi che quest’anno avrà come special guest Patti Smith. Continua a leggere

Dal Festival del Giornalismo di Perugia una lezione di coraggio e dignità

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Qualche giorno fa la doccia fredda: l’edizione 2014 del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia non si farà.
Lo hanno dichiarato gli organizzatori sul sito dell’evento, ed è stato subito subbuglio generale.
Una delle migliori manifestazioni culturali italiane ha deciso di tirare i remi in barca per carenze di budget, ma i retroscena raccontano una storia più difficile da digerire: molto italiana nelle cause, potenzialmente rivoluzionaria negli effetti.
Nella conferenza stampa di stamane, Arianna Ciccone e Chris Potter hanno spiegato l’infinito teatrino del potere, la difficile gestione delle dinamiche dei finanziamenti pubblici e dei giochi di forza, i problemi insormontabili che si incontrano cercando – semplicemente – di far bene il proprio lavoro. Continua a leggere

Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Mio nipote ha imparato a prendermi per il culo prima ancora di imparare a parlare

Cerco di farlo addormentare, sono allungata accanto a lui che gioca. Man mano che gli si chiudono gli occhi, nascondo i giochi dietro la mia schiena, in modo da togliergli le distrazioni. Quando sembra sull’orlo del crollo, si rialza in piedi arzillo e – ridendo come un pazzo – recupera i giochi nascosti dietro la mia schiena e ricomincia a divertirsi. Come a dire: “Pensavi di avermi fregato, eh?!”
Ora, il poppante ancora non parla, ma sa benissimo sfottere. 15 mesi (mica è nato ieri, del resto) e gli sono già ben chiare l’ironia e il dileggio. Mi stupisce sempre vedere come ci siano sistemi di comunicazione primordiale che funzionano al di là della parole e dell’età. Continua a leggere