Il bacio che trionfa

Mi ricordo quella sera in cui, alla veneranda età di 33 anni, portai per la prima volta un uomo ad una cena di famiglia. Le mie cugine, al momento del dolce, si lasciarono andare e confessarono: “Prima di stasera pensavamo fossi lesbica”.
Probabilmente, nel corso degli anni, stupefatte dalla mia zitellaggine ostinata, le devono aver scartate tutte. Forse all’inizio avevano pensato che ero una solida vergine in attesa del principe azzurro, poi magari che dovevo essere per forza un po’ troia e che svolazzavo di fallo in fallo godendomi la vita. Desolate, alla fine, non vedendo comparire nessun pettegolezzo succoso né nessuna redenzione all’orizzonte, si sono probabilmente arrese all’ipotesi lesbista.
Pensavo questo, oggi, mentre fuori da Ikea partecipavo ad un flash-mob nato in contestazione delle uscite di Giovanardi sul significato e sulla costituzionalità della famiglia, insieme ad amici gay, coppie eterosessuali, e madri di famiglia. Ci siamo baciati per 60 secondi, ed eravamo bellissimi, felici e colorati.  Quando mercoledì su Facebook ho letto di questa strepitosa iniziativa (strepitosa perché pacifica, e creativa, e nuova, e amorosa) di alcune ragazze di Roma, non ho saputo resistere e con altri amici ho clonato l’evento su Milano. Viralmente, sono nate iniziative analoghe anche a Torino, Firenze, Catania, Rimini: da nord a sud il bacio ha trionfato.
Io ne ho clamorosamente approfittato per baciare Maddalena Balsamo, la mia video blogger preferita: il mio moroso capirà. Giovanardi invece? Giovanardi capirà? E tutti i Giovanardi in giro per l’Italia, loro capiranno?
Quelli che hanno scritto sulla pagina dell’evento “bene, radunateli tutti in un piazzale, così li bruciamo meglio”, loro capiranno?
Noi, intanto, oggi eravamo bellissimi. E felici.
Grazie a Sara De Santis, Virginia Romano e a tutte le altre ideatrici di Roma; grazie a Federico Ferme, Ludovica Pizzetti e a chi ha supportato l’evento milanese: un bel pomeriggio di civiltà. Grazie anche a quelle aziende che stanno avviando (anche per reazione) campagne gay friendly, come Eataly.

COMUNICATO STAMPA FLASH MOB IKEA – 30 APRILE 2011
Sabato 30 aprile saremo alla sede IKEA di Corsico (MI) per il nostro “bacio libero” in risposta al sottosegretario alla famiglia Giovanardi. Per questo quel giorno ci divideremo in coppie e comunque saremo composti, qualunque sia il nostro genere di famiglia, alle 15.00 in punto, ci baceremo per un minuto in modalità freeze. Entreremo poi mano nella mano nel negozio.
In Italia vivono attualmente 5.000.000 di omosessuali e 1.000.000 di coppie di fatto di cui oltre 250.000 composte da persone dello stesso sesso. La famiglia omogenitoriale è già una realtà tranne che per la possibilità d’accesso ai medesimi diritti delle famiglie eterosessuali.
Il sottosegretario alla famiglia, Carlo Giovanardi si è scagliato contro la pubblicità di Ikea perché la giudica “in contrasto con la nostra Costituzione”
La pubblicità ritrae una coppia omosessuale e lo slogan recita “SIAMO APERTI A TUTTE LE FAMIGLIE”
La Corte Costituzionale, pur avendo affidato al Parlamento il compito di riconoscere giuridicamente le unioni omosessuali, ha anche affermato che nella nozione di formazione sociale all’interno della quale il singolo svolge la propria personalità e si sviluppa la sua capacità di vita di relazione, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione, rientra «anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (sentenza n. 138/2010).
Inoltre, non possiamo dimenticare che comunque l’articolo 3 della Costituzione afferma l’uguaglianza di tutti «senza distinzione di sesso».
Noi ci riconosciamo in un’idea di famiglia fondata sull’affetto, sulla solidarietà e sulla scelta di stare insieme e per questo saremo sabato 30 aprile davanti all’Ikea a scambiarci un bacio che simboleggia quella scelta e quella solidarietà di tutti e per tutti.

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5 thoughts on “Il bacio che trionfa

  1. Cara Elena,
    l’iniziativa è anche simpatica, non lo nego… ha il suo fascino, tu l’hai raccontata come tuo solito: in maniera personale e, per una volta, hai persino mollato il Kalashnikov scrivendo addirittura con garbo! Personalmente però, avrei indirizzato meglio le mie energie. Perché tu sinora mi hai dato prova di avere brillanti risorse, e di saperle usare con intelligenza. Questa è la prima volta che provo delusione.
    In questi giorni ti sei giustamente indignata, mi sembra, per la morte di Arrigoni. Vittorio era certo un pacifista, ma un pacifista “schierato”, cioè: di parte. Ugualmente, trovo giusto indignarsi… già, ma: con chi? Chi gli ha chiuso la bocca, e perché la “cellula salafita” se l’è presa con lui? Troppo fresco l’accadimento per pensare di poter ottenere risposte… e da chi poi: dal Mossad? Un’altro accadimento, a mio modesto giudizio BEN PIU’ GRAVE (perché non riguarda una regione ad alto rischio come la striscia di Gaza, dove è quasi “normale” possano accadere fatti di sangue, ma la provincia grossetana…) avrebbe meritato ALMENO altrettanta attenzione. Immaginando che ti sia sfuggita, mi permetto di portarla alla tua attenzione, con un simpatico incoraggiamento: stavolta usa pure il Kalashnikov (sempre in senso metaforico!)
    Ecco la notizia, cruda e nuda nella sintesi che faccio dai giornali di lunedì/martedì.

    FIRENZE Nessuno sa spiegare perché. Non i genitori degli aggressori, che per tutta la giornata hanno pregato anche per i due carabinieri. Non i difensori, che non hanno ancora parlato con i quattro ragazzi coinvolti. E, in fondo, nemmeno gli investigatori, che attendono l’esito degli esami per capire se gli indagati fossero drogati. Il giorno dopo l’aggressione ai due militari, massacrati nel Grossetano da tre diciassettenni e un diciannovenne, l’unico punto fermo è la convalida dell’arresto del maggiorenne…
    …Le condizioni dei due feriti, ricoverati in rianimazione all’ospedale di Siena, sono stazionarie. Un carabiniere 43enne è in coma farmacologico, dopo essere stato operato per la riduzione di un ematoma alla testa, ed è ancora in pericolo di vita. L’altro carabiniere rischia di perdere l’occhio destro.
    I 4 giovani erano reduci di un rave party nella zona. Il maggiorenne, trovato positivo al test alcolico, avrebbe reagito per non farsi sequestrare l’auto. Qualcuno ha afferrato un palo col quale ha colpito con violenza inaudita i due carabinieri, altri hanno aggiunto calci e pugni. «Abbiamo perso la testa» avrebbero poi raccontato agli inquirenti.
    I genitori non sanno darsi pace né spiegazioni. «Quello che è accaduto è una cosa troppo grave – ha detto il padre del maggiorenne – Per noi è un terribile fulmine a ciel sereno. Non avrei mai immaginato una cosa simile».
    Per la stampa, quattro ragazzi “normali”, tutti della provincia di Firenze. Erano andati al rave party senza dirlo ai genitori: ora sono accusati di tentato duplice omicidio, oltre che di rapina e resistenza.
    Una riflessione a mio avviso intelligente sull’aggressione me la fornisce bell’e pronta il presidente della Regione Toscana: Enrico Rossi. Che si guadagna la mia stima perché, dopo aver definito ”drammatica e sconvolgente” la vicenda e aver porto ai due feriti auguri e scuse a nome di tutti i toscani, si chiede provocatoriamente:
    <>
    A te, Elena…

    • Marco, mi dispiace che tu provi “delusione”. La delusione è un sentimento importante: fossi in te la riserverei per persone ed eventi molto più meritevoli. Vedi, oggi non era un “evento simpatico”, ma era un modo creativoe pacifico per lottare per i diritti civili, per l’uguaglianza e per la pace sociale. Sai, non sempre c’è bisogno di andare nella Striscia di Gaza: si può cominciare a lottare nel nostro piccolo, visto che non tutti siamo all’altezza di Vittorio (tutte le volte che lo nomino, piango). Per il resto, ti ho già risposto sulla tua pagina Facebook.

  2. Ciao, ho fatto una velocissima incursione nel tuo blog che mi è stato segnalato da mia nipote che vive in Francia. Ritornerò per leggere ciò che non ho avuto il tempo di leggere oggi. Non posso fare a meno di dirti che anch’io piango tutte le volte che penso a Vittorio barbaramente ucciso per aver solo difeso i diritti umani dei Palestinesi, soprattutto dei bambini della Striscia di Gaza.
    Qualcuno si e ti chiede chi l’abbia ucciso, Forse ignora che durante “piombo fuso” nella Striscia e non solo erano affissi manifesti pubblicati da un’organizzazione estremista della destra americana con la foto, il numero di telefono e l’indirizzo dell’abitazioned di Vik e la taglia di migliaia di dollari per chi lo avesse ucciso. Ecco sono quelli che hanno ucciso Vittorio chiunque sia stato poi l’esecutore materiale.
    Ci affratella il dolore per la morte atroce di Vittorio Arrigoni, “Restiamo umani”.

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