E Val D’Aosta fu.

Castello di Graines

“Buongiorno, io ho ricevuto una SmartBox in regalo, valida per una notte e per due persone. Una persona più un cane, vale?” E’ iniziato così il mio week-end valdostano, e con due ore di macchina mi sono trovata catapultata nella mia estate ideale: sole caldo, vento fresco, aria secca. Un sogno durato solo 48 ore, ma goduto fino all’ultimo cucchiaio di polenta concia.
Io e Mister abbiamo dormito in una stanza che sembrava una baita di montagna, all’albergo “La Torretta” di Challand Saint Anselme, un comune che si snoda lungo una strada più che intorno ad una piazza: case sparse per borghi minuscoli e lontani tra loro, che ti sbattono direttamente nella montagna senza darti il sollievo delle passeggiate piane dei paesoni.
Ma l’atmosfera della Torretta è talmente accogliente, e i dettagli così curati ed eleganti, e la cucina così succulenta, e la musica così ben scelta (Sting a cena, Frank Sinatra a pranzo, Enya a colazione) che sentire la mancanza di altro sarebbe sacrilego.   A sole due ore da Milano, questa zona non particolarmente alta della Val D’Aosta (1.000 mt) offre grandi opportunità anche per chi non ama ammazzarsi di cammino: io che c’ho i muscoli flaccidi dei grandi lettori e i polmoni rinsecchiti dei grandi fumatori (come mi mancano, le mie sigarette), mi sono dedicata ai castelli.
E che roba, ragazzi!

Castello di Graines

Grazie ai consigli dell’oste della Torretta, prima ci siamo fatti il Castello di Graines, il più antico della valle: un rudere in ristrutturazione, ma io e Mister (con l’autorizzazione speciale di cui godono i blogger) ci siamo intrufolati ugualmente per rubare foto, panorami e vento (mica che uno si fa tutto quell’arrampicare per tornarsene a mani vuote).

Castello di Verrès (scatto rubato)

Poi ci siamo spostati al Castello di Verrès, dove non ci hanno permesso di fare foto, ma di cui consigliamo di cuore la visita: un esempio meraviglioso non solo di tecnica difensiva, ma di raffinata ricerca del bello, con tutta la commistione di stili e forme che i migliori cantieri dell’epoca potevano garantire grazie alla babele di architetti e maestri che i signori riuscivano a raccogliere.

Castello di Verrès

E oggi, giusto prima di tornare, tappa alla Fortezza di Barn e al borgo medievale che le si accovaccia sotto.

dall'alto del Forte di Bard

Il gioco che preferisco è quello d’immaginarmi dame e cavalieri spostarsi su quegli scaloni, la servitù cuocere bestie intere in quei camini di pietra grandi come casa mia, la contessa col culo nudo appoggiato su quel buco nella pietra della toilette che dà a strapiombo sul vuoto e sentire il vento che le risale fin su nelle orecchie. Perché ad attrarmi è la parte animale dell’uomo, quella più vulnerabile e miserabile, quella che non può fuggire da se stessa né camuffarsi in alcun modo: per questo le cucine, i cessi, i cimiteri e le prigioni sono le zone che mi hanno sempre attratto di più.

Verso l'inferno di Bard?

In queste 48 ore di vacanza solitaria invece mi sono deliziata anche d’ascoltare i discorsi delle coppie che cenavano intorno a me (Mister purtroppo non era accettato in sala da pranzo): i dialetti erano tutti nostri, e così non mi è stato difficile intercettare i sussurri educati della genti del nord, che a tavola si danno un tono raffinato, con le loro capigliature algide e i giacchetti firmati. Ogni coppia afflitta da un male: la dissenteria di lui, la tachicardia di lei, il diabete, le suggestioni. Com’è forte invecchiare insieme: tutta la vita ad accettare i limiti altrui (che l’amore è davvero una roba portentosa), fino a che ti tocca tenergli la mano anche quando vorresti mandarlo in malora.
Ma alla fine la perla di saggezza è venuta da una signora grintosissima intorno agli 80, che appena suo marito si è assentato per un attacco di colite, si è rivolta all’ostessa dicendo: “Certo che con l’età gli uomini si rincoglioniscono mica male. Sono viziati. Noi ci sappiamo difendere meglio. Dalla vita, intendo”.

Salendo al Castello di Graines (le strade per il meglio sono sempre irte)

Challand Saint Anselme - Borgo Frazione Maè

Annunci

5 thoughts on “E Val D’Aosta fu.

  1. Il Forte di Bard, non Barn! 😀
    È sempre un piacere leggere di turisti che si trovano bene nella mia regione, c’è così tanto da vedere! Se mai ritornassi quando non fa caldo ti consiglio le terme di Pré-Saint-Didier ( http://termedipre.it/ ), tappa obblgata ed estremamente piacevole.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...