I vostri viaggi visti da qui – Andata e Ritorno

Quest’estate, costretta a rimanere a casa, passando due settimane per lo più in posizione orizzontale sotto lo split dell’aria condizionata, mi sono potuta godere gli album fotografici che i miei contatti di Facebook pubblicavano man mano.
E se da una parte i piedi scalpitano e il cuore brucia di invidia per tutti i posti in cui non sono ancora riuscita ad andare, dall’altra provo un sottile godimento riflesso per quello che gli altri condividono sui social: esiste un potere emotivo e creativo anche solo nella contemplazione, soprattutto quando la narrazione fotografico-didascalica riesce a prendermi per mano.
Tra le quattro/cinque vacanze che mi hanno incuriosito, affascinato e fatto venire l’acquolina del desiderio, vi propongo alcuni scatti di tre di amici: due – sarà un caso? – sono artisti: Mara Brioni (fotografa) che è stata in Islanda, e Corrado Zeni (pittore) di ritorno da Borneo e Indonesia. Il terzo è Marco Mazzei, che con le sue settimane di twitt e di scatti mi ha prepotentemente fatto sentire con lui negli States: lungo la Route 66, da Chicago all’Arizona, per finire poi a Austin e New Orleans.
L’ingordigia di stimoli, l’incetta di immagini, odori, persone: un mondo fertile di scenografie, gravido di esperienze, tutte là fuori, più o meno pronte ad accoglierci.

Grazie a tutte quelle persone in grado di regalarci emozioni con le loro narrazioni a distanza, sotto qualsiasi forma esse siano.
Una riflessione: “dimmi dove viaggi e ti dirò chi sei”? Talvolta sì. Continua a leggere

La fortuna non esiste. (un paio di palle).

La settimana scorsa, camminavo con mia madre all’alba per le campagne intorno al fiume Po, nell’unica ora del giorno in cui il caldo non tramortiva qualsiasi essere vivente dal sangue caldo.
Mia madre diceva: “Le borse non possono continuare a far girare soldi sul nulla, i derivati dovrebbero essere illegali: è necessario tornare all’economia reale, altrimenti qua va tutto a ramengo”.
Mia madre ha 60 anni, fa l’infermiera, guarda la TV generalista, talvolta legge i giornali, non si documenta in rete. Io, che pur usufruendo di fonti di informazione più complete, non so nulla di economia, non potevo far altro che darle ragione.
Tra noi ignoranti, ci si intende bene su certe cose. E se c’è un fatto di cui siamo certi, è che così non si può andare avanti. La sensazione è che il capitalismo sia fottuto.
Quella rivoluzione di cui tutti parlano, ma di cui pochi si dimostrano all’altezza, deve essere prima di tutto etica. Economia, politica, cultura, società, diritti: viene tutto dopo.
Guardando il film di Michael MooreCapitalism: a love story” mi viene uno schifo postumo anche un po’ mortificante, per non essermi accorta di nulla prima. Continua a leggere

Santa in cucina e Puttana a letto

GQ Italia, n. 143, Agosto 2011

Io non ho l’occhio fino, e nemmeno la lingua (ve ne sarete ampiamente accorti).
Oltre ad essere sbadata, grezza e goffa, spesso non presto attenzione a ciò che dovrei.
Mi capita spesso di usare gli stereotipi come base narrativa, sguazzo nelle categorie come il pretesto semplificatore migliore dal quale partire per raccontare ciò che devo.
Tutto ciò premesso, capirete che se una discriminazione bella e buona salta ai miei occhi in un lampo, significa che è proprio palese e di cattivo gusto.
Ormai – ed è brutto da dire – sono piuttosto assuefatta dall’uso della nudità della donna nei media (e non solo). Ma c’è una cosa che riesce ancora a starmi sulle palle: lo stereotipo di genere.
Stamattina sono andata in edicola a prendere Vanity Fair, e mi sono trovata allegata una copia di GQ. Sfoglio sbadatamente, e le palle (questo sì che è fuori stereotipo) iniziano a rotearmi vorticosamente quando mi trovo a pagina 96, sotto il cappello “Donne per cui vorremmo morire”: Continua a leggere

Spremeteli, finchè siete in tempo.

Mi ci sono voluti 37 anni per capire che l’istinto narrativo mi arriva tutto da mia madre e, più in generale, da quel ramo della famiglia. Loro sono dei grandi affabulatori orali: io purtroppo non ho questo dono. Le mie storie spingono per uscire dalle mani, ma ogni volta che mi trovo ad un pranzo di famiglia rimango incantata da quello che loro riescono a tirar fuori dalla bocca.
E mi innamoro, mi emoziono, mi sbudello dalle risate e mi ispiro: ogni sacrosanta volta succede qualcosa, ogni incontro è un’inseminazione narrativa. Continua a leggere

Scusa, ma non posso dire ciò che penso?

Negli ultimi tempi me la sento ripetere in continuazione, questa domanda.
Certo che lo puoi dire, ma dovresti almeno vergognartene un grammo” mi vien da rispondere.
Perché la gente si sente legittimata a sparare la qualunque, senza decenza?
Capisco che il problema vero risieda nel pensarle, certe cose, ma il dichiararle in pubblico senza vergogna e magari spavaldamente, dà il peso della gravità della situazione.
Un mio collega in mensa si lamentava, un giorno, che Facebook gli avesse cancellato la foto del duce dal profilo: “Non posso più nemmeno esprimere le idee politiche, adesso?”
L’apologia del fascismo è reato, magari.
Certo, ultimamente in Italia il meno punito insieme all’evasione fiscale, mapperlamiseria.

Hugh Kretschmer

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