Il tradimento del cuore

(scritto il 6 giugno 2008)

Conosco un uomo, nella fattispecie mio padre, che ha vinto tutto quello che si poteva vincere a cavallo della sua bicicletta. Certo, quando si è trattato di scegliere tra la carriera e la famiglia, ha scelto noi.
Ma fino a quel momento aveva addirittura vinto anche l’oro europeo.
Quando sono nata io mi hanno fatto un bel trafiletto sui giornali: la primogenita di Torresani scoppia di salute (nonostante tutti si aspettassero un maschio che seguisse le orme del padre).
Guardo le foto di quando ero piccola, e mi contemplo in braccio a questo bronzo di Riace dal fisico perfetto. Peccato gli mancassero i denti: quel sorriso a intermittenza rovinava un po’ l’insieme, ma tenere la bocca chiusa lo aiutava, quantomeno in fotografia.
Nel suo periodo d’oro mio padre vantava 60 battiti cardiaci al minuto, 80 quando andava sotto sforzo agonistico. Un leone. Un uomo tutto gambe, fiato e cuore.La sua vita è stata costellata di molti raffreddori.
Per il resto si limitava a guardare noi, le sue tre donne, entrare ed uscire da asiatiche, canadesi, aviarie, gastro-enteriti, bronchiti, dismenorree, depressioni, ascessi, eczemi.
Capita poi che tre anni fa, alla vigilia di Natale, ha un collasso. Dimesso dal Pronto Soccorso dopo un’ora con la diagnosi: “congestione”.
Due anni fa invece si prende un colpetto: infarto cerebrale causato dalla chiusura di una carotide al 40%. Fortunatamente nessuna conseguenza e nessuna operazione necessaria. Solo una terapia a base di anticoaugulanti, per sciogliere il sangue.
Intanto mio papà cammina, e ricomincia a correre.
Riporta il colesterolo a valori che io posso solo invidiargli, perde tutto il peso in eccesso causato dal pensionamento. Riprende il ritmo di un tempo, e la forma. Quest’uomo non ha mai fumato, non ha mai bevuto. Non ha il diabete, non soffre di ipertensione: è sempre stato bradicardico e ipoteso. Non ha colesterolo, né trigliceridi, né ereditarietà.
Ogni tanto però, quando corre, gli viene un dolore da sforzo, al polmone.
Mia mamma, infermiera dalle attitudini piuttosto allarmiste, prenota due settimane fa un cardiogramma. Puro scrupolo. L’ECG rivela onde anomale. Che di fatto arrivano come uno Tzunami.
Ringraziamo dio per la pignoleria di cui ha dotato il Dott. Mussida, che ce lo fa ricoverare per indagini in cardiologia a Lodi.
Dico la verità: eravamo tranquilli.
Quando gli propongono la coronografia non sappiamo nemmeno se fargliela fare o meno, data l’invasività dell’operazione e l’apparente stato di totale salute di Torresani il vecchio. Poi alla fine decidiamo per il sì, tanto che ci siamo.
Durante la degenza pre-coronografia, abbiamo visto entrare vecchi decrepiti, fumatori marci, ciccioni rubicondi in fase di esplosione: tutti uscivano con il loro bello standino riparatore e buona notte al secchio.
Quando ho visto uscire mio padre da quella stanza, mi sono mancate le forze. Giuro.
Tutto ci saremmo aspettati, tranne di sentirci dire: “non siamo potuti intervenire: è tutto chiuso”.
Quattro coronarie su quattro intasate dalle placche.
Ho visto i suoi occhi marchiati dalla delusione del tradimento, dall’incredulità di fronte all’abbandono.
Del suo cuore. Del suo sangue da campione con 16 di emoglobina. L’unica soluzione è il bypass coronarico. Quattro bypass coronarici.
Io non so.
Probabilmente molti di voi hanno visto il loro padre distrutto: non sono né la prima nè sarò l’ultima.
Ma quanti di voi hanno visto i loro padri traditi, e sconfitti? Non da altri. Non da una moglie, dal datore di lavoro, o dai figli. Ma dal proprio cuore.
Dal proprio cuore privo di ogni fattore di rischio, coccolato e accudito come ci sarebbe scritto nel miglior manuale di cardiologia. Oggi dovevano operarlo, ma un paio di urgenze gli hanno soffiato il tavolo operatorio.
Così ha tutto il tempo di contemplare, nel reparto speciale di cardiochirugia del San Matteo di Pavia, i suoi vicini di letto, aperti come delle sogliole e restituiti alle loro famiglie come dei cadaveri stremati e precari.
I suoi compagni di stanza, che ogni tanto vanno a farsi una fumatina in attesa di sapere una data, visto che chi si trova lì la diagnosi ce l’ha ben chiara.
Ho visto Torresani il vecchio passare giornate intere chiedendosi “Perché”. Ora guardo i suoi occhi, che chiedono solo “Quando”.
Domanda molto più pratica e che una risposta, almeno quella, ce l’avrà.
Ha avuto anche il coraggio di chiedere: “Come”. Ed è stato informato sulla sega che gli aprirà lo sterno a metà, sulla macchina esterna che risucchierà, muoverà, ossigenerà e scalderà il suo sangue durante l’operazione, sul suo cuore che verrà fermato per qualche ora, su come si sveglierà (speriamo) in terapia intensiva intubato, cateterizzato. E legato al letto. Senza possibilità di vedere nessuno di noi per un tempo ics.
Ho visto mille volte segare uno sterno. CSI, NCIS, Dott. House, Grey’s Anatomy, ER.
Tutti sappiamo.
Però stavolta è mio padre.
E si sa, al proprio padre non si vorrebbe mai capitasse di essere segato in due. Padre, madre, fratelli, mariti, amici. No.
E mi frega onestamente poco che sia ricoverato in un centro di eccellenza come il San Matteo dove le operazioni di bypass sono macellazioni ordinarie. Me lo sbragheranno tanto uguale.
Quando lo guardo e vedo la sua paura, mi sento morire.
Sento il suo “Quando” aleggiare costantemente come una sentenza di vita o di morte, perché delle statistiche promettenti e ottimistiche, quando si tratta di te, non te ne fai un cazzo.
L’intervento durerà sei ore. E in quelle sei ore lui sarà completamente solo, in compagnia di un cuore che lo ha tradito. E quando a tradirti è il cuore, diventa difficile credere ancora in qualcosa. Quando a tradirti è una cosa che hai accudito davvero tanto, su dalla bocca ti viene solo una preghiera, e un vaffanculo.


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2 thoughts on “Il tradimento del cuore

  1. …commosso avendo vissuto q.sa di simile l’anno scorso con papà, ex leone. Quasi ammazzato dai “nostri” del Cardarelli a Napoli che con un centro di eccellenza ha in comune solo la parola “centro”. Ma alla fine i leoni …sono duri a morire ed oggi dopo un anno colore inferno, andiamo a sparare al piattello insieme …ogni piattello uno di quei dottoroni , che quasi me lo ammazzavano. Auguri al leone 🙂 Ettore

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