Il porco russo: non tutto il mondo è paese.

Ieri a pranzo, parlando con mio padre, gli racconto dei due fornitori russi che sono venuti a trovarci in azienda per fare due chiacchiere sul contratto di esclusiva per un prodotto molto importante.
Gli dico: “Uno ha cinquant’anni, una laurea in fisica e un MBA in chiusura: è pacato, educato e preparato. L’altro ha trent’anni, è un grasso maiale alcolizzato, non è laureato in niente ed è un cafone tremendo. Indovina chi è che comanda e decide?”
Mio padre, che a sessant’anni forse qualcosa del mondo ha capito, mi risponde: “Il secondo”.
Che tutto il mondo sia davvero paese?
Per certi versi probabilmente sì.
Ma poi mi tocca un pomeriggio con i nostri due amici del Casaciok, e capisco che forse non è esattamente così. Continua a leggere

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Da quando le donne non son più donne.

In una delle mie quotidiane scorribande sul canale 130 di Sky, sabato mi sono guardata lo speciale sulle donne soldato: italiane.
Alcune brutte da far spavento, altre davvero belle nonostante la divisa mortificante (tanto che non ti spieghi come mai non siano in lizza per diventare veline), alcune madri di famiglia, altre zitelle senza speranza o fidanzatine innamorate e pigolanti.
Non è tanto l’abnegazione al rigore che mi stupisce di queste femmine, l’invasamento per la tenacia e la meticolosità nell’obbedienza. Ma la voglia di sparare. Continua a leggere

L’Ammeriga

(scritto il 16 dicembre 2009)

È stata la mia prima volta in America, quella di questo novembre 2009. Non che bruciassi dalla voglia: Sex & The City e il cibo spazzatura erano gli unici due elementi di attrattiva che la vita metropolitana statunitense esercitasse su di me. Invece mi sono trovata catapultata contro la mia volontà nella città di Al Capone versione XXI° secolo e le bizzarrie da annotare sono parecchie, ma tutte in bilico tra il grande miracolo e la bassezza più profonda, nella buona tradizione americana.
Non c’è che dire: gli USA sono una nazione profondamente meritocratica. L’American Airlines, ad esempio, imbarca i passeggeri secondo il seguente criterio: business class, exclusive members e priority boarding (bambini, disabili ecc.). Carini, vero? Continua a leggere

Castrazione a tappeto?

Nell’avvicinarsi della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mi prendo la briga di parlare di castrazione. Spesso se ne parla tanto per proporre qualcosa che possa risolvere il problema di stupratori e pedofili a piede libero. In realtà se ne parla soprattutto da un punto di vista puramente punitivo, giusto per dar voce al nostro atavico bisogno di una vendetta tangibile che ci metta in qualche modo in pace con l’occhio per l’occhio e il dente per il dente.
Ma quanto c’è di sicuro in questa pratica, chirurgica o chimica che sia? Purtroppo nulla.
Credo, miseramente, che sia più efficace tenere stupratori e pedofili al di fuori della società con pene detentive a vita piuttosto che puntare ad un reinserimento sociale (quantomeno per quanto riguarda i soggetti compulsivi).
Non vado fiera di questa mia sensazione, ma purtroppo non credo che la castrazione possa essere una soluzione: sicuramente è d’aiuto, ma di garanzie assolute non ne dà nemmeno con un giusto supporto medico e psicologico. Continua a leggere

Trans: la tragedia dei mutanti

(scritto il 20 novembre 2009)
Nel giorno in cui una trans che probabilmente sapeva troppo viene ammazzata e arsa (spero in quest’ordine), rifletto su questa folla di ibridi umani che sta popolando il nostro mondo, un esercito di anime tormentate che conduce spesso una vita d’inferno. Al di là della repulsione sociale che ne ammazza la dignità, penso al loro corpo che sembra uscito da un film di fantascienza, raffazzonato e rattoppato per farlo in qualche modo aderire alla loro anima. Alla meno peggio.
Perché se capitano casi in cui la trasformazione di genere è praticamente perfetta e coesa (ricordate Silvia Burgio, l’uomo diventato donna che ha partecipato al Grande Fratello 8), la maggior parte dei corpi e delle identità rimane sospesa a metà del percorso, come un eterno Frankenstein. Continua a leggere

Libri o fucili? Da che parte stiamo?

(scritto il 12 novembre 2009)

Ieri sera, in una bellissima puntata di “Che tempo che fa”, grazie alla voce di Saviano ho conosciuto la storia di Ken Saro-Wiwa. Brutta storia, ma potente. Tanto potente da aver finalmente dato l’input perché una multinazionale come la Shell venisse citata in giudizio con l’accusa di coinvolgimento nella sua impiccagione del 1994.
Ken Saro-Wiwa era (anche) uno scrittore, e si batteva per la rivendicazione dei diritti delle popolazioni che vivono sul Delta del Niger, contro gli abusi ambientali ed economici e gli sfruttamenti sociali che compagnie come la Shell mettevano (e mettono) in atto sugli abitanti della zona, con il beneplacito ovviamente del governo nigeriano.
I gesti, il seguito e le parole di Saro-Wiwa facevano una paura molto più grande di quella che oggi fanno i mitra dei guerriglieri, che hanno deciso di impugnare i fucili dopo aver visto la sconfitta delle parole e delle azioni pacifiche. Continua a leggere

Quando le puttane si chiamavano puttane

Sarà che gli ultimi libri che ho letto non meritavano il mio tempo, ma ieri sera mi sono piacevolmente ritrovata tra le mani un testo pieno di poesia.
Sto parlando di quello che porta il nome di Gabriel Garcia Marquez e il titolo di “Memoria delle mie puttane tristi”.
Riflettevo su quanto le puttane (quando non si chiamavano ancora escort) abbiano ispirato a musicisti, poeti e pittori.
No, non sto parlando di Pretty Woman, e non penso solo alle donne regalate all’immortalità da Paul Gauguin o Toulouse-Lautrec: soprattutto mi ricordo di quelle raccontate da Henry Miller, Charles Bukowski o dai meravigliosi disgraziati della Beat Generation.
Penso alla meravigliosa Teresa Batista stanca di guerra di Jorge Amado, alla sfigatissima Sugar di “Il petalo cremisi e il bianco”, all’indimenticabile e fatua Nanà di Emile Zola. Continua a leggere