Ho sempre cercato di non cedere alle mode letterarie del momento, snobbando sempre con superficialità i bagordi temporanei che ruotano attorno ad un best seller ed attendendo la bassa marea mediatica per gustarmi davvero, e sobriamente, un testo che è riuscito a vincere la moda o l’entusiasmo del momento.
Però con Stieg Larsson ho ceduto. Ho calpestato anche la mia idea che le saghe e le trilogie fossero una puttanata, ho represso la pessima opinione che ho degli scrittori seriali, e mi sono fatta sedurre dal titolo: “
Uomini che odiano le donne”.
Era troppo succoso. Per una come me.
L’ho divorato in due giorni, e sono più di 600 pagine. Dopo di che ho comperato il secondo della Millenium Trilogy:
“La ragazza che giocava con il fuoco”.
700 pagine in 3 giorni. Ho rimandato i pasti e l’igiene personale per non mollare queste pagine ed arrivare alla fine.
Non ho scritto però questo post per celebrare questi due libri: vi voglio parlare di Lisbeth Salander.
Lisbeth è alta 1,50 mt, pesa poco più di 40 kg, ed è una sorta di spaventapasseri punk: tatuata, sociopatica, irascibile, arrabbiata, apparentemente ritardata, con un passato davvero difficile e un presente che non promette niente di buono.
Una sorta di vittima ideale insomma: una donna socialmente vulnerabile, una facile preda.
In realtà questo scricciolo ha un’intelligenza lucida, una memoria fotografica invidiabile, è un’abilissima hacker e una determinata combattente.
Lisbeth odia gli uomini che odiano le donne, senza compromessi né mezze misure. Non concede attenuanti, perché secondo lei “
Non esistono innocenti, esistono solo gradi diversi di responsabilità”.
Stieg Larsson ha dato vita ad uno dei personaggi femminili più significativi della letteratura contemporanea: una giovane donna che da vittima si è trasformata, senza nemmeno volerlo troppo, in una sorta di vendicatrice, un giustiziere con tette e anfibi che non perdona agli uomini le loro miserie e debolezze.
Non vi dirò di più, per non svelare le sorprese di questi libri avvincenti, ma dopo Robin Hood, Batman, L’uomo ragno e mille altri iper-paladini maschili, abbiamo finalmente una Wonder Woman tangibile e senza poteri magici, senza mantelli, lustrini, scettri e corone che si aggira per le strade del mondo.
Quantomeno del mondo che vorremmo.
Lisbeth non vola, non ha mangiato della criptonite, non ha bacchette magiche, né un’automobile parlante. Ma è una donna che combatte, non perdona, non dimentica, e non chiude gli occhi.
Mi è difficile farmi degli scrupoli morali di fronte ai metodi spesso poco ortodossi di Lisbeth, dal momento che la sua filosofia sull’innocenza è inattaccabile, e la cultura che va a combattere troppo reale e quotidiana per poter far finta che non riguardi tutti noi.
Ora attendo con ansia l’arrivo del terzo volume, e vi consiglio caldamente di lasciarvi catturare dal fascino di Sally.