Il mio nome è Lisbeth. Comportatevi bene.

(scritto il 28 agosto 2008)

Ho sempre cercato di non cedere alle mode letterarie del momento, snobbando sempre con superficialità i bagordi temporanei che ruotano attorno ad un best seller ed attendendo la bassa marea mediatica per gustarmi davvero, e sobriamente, un testo che è riuscito a vincere la moda o l’entusiasmo del momento.
Però con Stieg Larsson ho ceduto. Ho calpestato anche la mia idea che le saghe e le trilogie fossero una puttanata, ho represso la pessima opinione che ho degli scrittori seriali, e mi sono fatta sedurre dal titolo: “Uomini che odiano le donne”.
Era troppo succoso. Per una come me.
L’ho divorato in due giorni, e sono più di 600 pagine. Dopo di che ho comperato il secondo della Millenium Trilogy: “La ragazza che giocava con il fuoco”. 700 pagine in 3 giorni. Ho rimandato i pasti e l’igiene personale per non mollare queste pagine ed arrivare alla fine.
Non ho scritto però questo post per celebrare questi due libri: vi voglio parlare di Lisbeth Salander.Lisbeth è alta 1,50 mt, pesa poco più di 40 kg, ed è una sorta di spaventapasseri punk: tatuata, sociopatica, irascibile, arrabbiata, apparentemente ritardata, con un passato davvero difficile e un presente che non promette niente di buono.
Una sorta di vittima ideale insomma: una donna socialmente vulnerabile, una facile preda.
In realtà questo scricciolo ha un’intelligenza lucida, una memoria fotografica invidiabile, è un’abilissima hacker e una determinata combattente.
Lisbeth odia gli uomini che odiano le donne, senza compromessi né mezze misure. Non concede attenuanti, perché secondo lei “Non esistono innocenti, esistono solo gradi diversi di responsabilità”.
Stieg Larsson ha dato vita ad uno dei personaggi femminili più significativi della letteratura contemporanea: una giovane donna che da vittima si è trasformata, senza nemmeno volerlo troppo, in una sorta di vendicatrice, un giustiziere con tette e anfibi che non perdona agli uomini le loro miserie e debolezze.
Non vi dirò di più, per non svelare le sorprese di questi libri avvincenti, ma dopo Robin Hood, Batman, L’uomo ragno e mille altri iper-paladini maschili, abbiamo finalmente una Wonder Woman tangibile e senza poteri magici, senza mantelli, lustrini, scettri e corone che si aggira per le strade del mondo.
Quantomeno del mondo che vorremmo.
Lisbeth non vola, non ha mangiato della criptonite, non ha bacchette magiche, né un’automobile parlante. Ma è una donna che combatte, non perdona, non dimentica, e non chiude gli occhi.
Mi è difficile farmi degli scrupoli morali di fronte ai metodi spesso poco ortodossi di Lisbeth, dal momento che la sua filosofia sull’innocenza è inattaccabile, e la cultura che va a combattere troppo reale e quotidiana per poter far finta che non riguardi tutti noi.
Ora attendo con ansia l’arrivo del terzo volume, e vi consiglio caldamente di lasciarvi catturare dal fascino di Sally.


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