Ma che ci si va a fare a Dublino?

Il mio viaggio di lavoro per Dublino è cominciato con i peggiori auspici. La settimana precedente alla mia partenza (quella di Ferragosto, tanto per intenderci) la sottoscritta perde l’anellino anticoncezionale senza accorgersene (i miracoli dela meccanica), solo dopo 24 ore dall’inizio dell’applicazione mensile. Risultato: due mestruazioni in una settimana.
La mattina della partenza, lunedì 18 Agosto, sempre la sottoscritta scopre di avere discrete quantità di sangue nelle feci. Perdendo sangue da tutte le parti possibili, sono arrivata in aeroporto lunedì pomeriggio in condizioni pietose: pressione formica, giramenti di testa e giramenti di palle ancora più vorticosi. L’abbigliamento in clima irlandese (calze, scarpe chiuse, giubbotto pesante, sciarpa) con i 30 gradi che c’erano a Orio al Serio non hanno aiutato sicuramente il mio benessere fisico.Lunedì sera arrivo a Dublino con 13 gradi e pioggia battente. Come se non bastasse, in albergo mi danno una camera non fumatori: vera tragedia delle tragedie. Martedì mattina, sempre con lo stesso piacevole clima, vado in fiera e scopro che non c’è nemmeno uno stand pronto. Dopo una discreta serie di imprecazioni, opto per una visita verso il centro della città.
Dopo tre mesi di infradito e zoccoli, fare tutti quei km con calze Gallo e scarpe chiuse si è rivelata una pessima idea. Mal di gambe e piedi distrutti sono stati il risultato della giornata sprecata (dato che Dublino fa pure cagare, brutta copia della parte brutta di Londra).
Sintetizzerò qui di seguito le mie considerazioni e le mie scoperte:

1. Una capitale europea che non ha la metropolitana, è una chiavica di città
2. Una capitale europea che non ha una metropolitana e oltretutto ha un sistema di bus e treni con indicazioni incomprensibili per un turista, è una città stronza.
3. Una capitale europea che ha le sigarette ad 8 euro al pacchetto è una capitale molto civile, ma aiuta notevolmente a nominare il nome di dio invano
4. Nel bagno comune del mio hotel, quello al piano della reception, esiste una bacheca con l’elenco dei nomi del personale addetto alle pulizie di quel giorno (anche se questo non difende comunque dall’incività dell’utenza, aiuta a riflettere sulle responsabilità del rispetto)
5. Esistono luoghi nel mondo dove la gente si mette in fila ordinatamente e spontaneamente per prendere da mangiare e da bere senza che questo causi ogni volta rivolte sociali ed interventi delle forze di ordine pubblico, e dove le persone aspettano il proprio turno senza che ci sia una riga gialla disegnata per terra che imponga di tenersi a distanza
6. Esistono luoghi dove si usa l’aria condizionata anche se fuori ci sono 13 gradi, forse perché è bello pensare che fuori faccia un caldo della madonna, illudendosi di essere ai tropici. In barba al risparmio energetico.
7. Per i popoli esiste spesso un DNA sociale dal quale è difficilissimo liberarsi: che gli irlandesi siano degli ubriaconi indefessi e dei fumatori tosti mi è balenato nel cervello ripetutamente nell’arco di questa settimana. Forse sono solo vittima dei luoghi comuni, ma in più occasioni ho avuto l’impressione di trovarmi circondata dai figli di generazioni e generazioni di portuali, coi calli alle mani, predisposizione alla bisboccia e una pessima salute polmonare.
8. Un paese che ha un’identità culinaria di basso profilo e di scarsa portata tenderà a lasciarsi malamente influenzare da cucine migliori, e ad alimentarsi in modo pessimo. A Dublino è difficile trovare un negozio di alimentari decente, ma per mangiare stronzate si è sempre in tempo. Le persone scoppiano di ciccia, e basta guardarsi intorno per capire che l’offerta di grassi è decisamente superiore al fabbisogno pro-capite. Come ogni gatto che si morde la coda, quando l’offerta è così abbondante, onnipresente e collettivamente tollerata, cedere all’errore è un attimo: io stessa, che difficilmente mi sollazzo con dolciumi e pasticci, ho passato sette giorni a rimpinzarmi di cioccolato, cannella, biscotti, nocciole e caramello. Sarà che trovare una mela sembra un’operazione eccessivamente impegnativa?
9. I telegiornali irlandesi non parlano quasi mai, o quasi mai con attenzione, di ciò che succede al di fuori dei confini nazionali. Capisco l’orgoglio, ma addirittura cancellare la sezione “esteri” dalle notizie mi sembra eccessivo.
10. Non esiste un museo decente in questa città. Immaginavo che la capitale di uno stato satellite dell’Inghilterra non potesse essere riuscita ad appropriarsi di molti tesori, ma speravo che la forte dignità irlandese fosse riuscita quantomeno a creare qualcosa di meglio (anche se ammetto di non essere un’appassionata di celtica o araldica, quindi forse mi trovo semplicemente nel paese sbagliato).

Fortunatamente ho incontrato una ragazza italiana che mi ha deliziato con i racconti del suo ex-fidanzato musicista, che si divertiva con strani feticismi erotici di dubbia interpretazione:

– Farsi solleticare il capezzolo con un ditale da ricamatrice ricoperto di zaffiri
– Farle indossare un reggiseno color carne dell’ottava misura acquistato alla Upim
– Farsi scopare con il getto dell’asciugacapelli bollente acceso sulla faccia

Questa ragazza mi ha confermato che il suddetto musicista nutriva un’attaccamento morboso per la madre e le sorelle.
Ogni viaggio riserva delle sorprese.


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