Se questo è un uomo

Istanbul, un tramonto pieno di gabbiani su una terrazza che guarda la Moschea Blu, ascoltando il canto dei Muezzin dai minareti.
Non c’è niente di più romantico, niente che mi abbia mozzato il fiato così.
Istanbul è solo una delle perle del mondo Islamico, e se si fosse liberi di andare in quei posti senza temere per la propria pelle, la vita sarebbe senz’altro migliore.
Quando sono entrata in una moschea per la prima volta ho pianto. Mi sono messa il velo per rispetto, mi sono levata le scarpe, ho camminato mestamente, e appena ho visto quelle donne nascoste dietro le grate sono scoppiata in lacrime.
Le donne come merce immonda, come veicolo di peccato, come vergognosa tentazione.
L’altra sera seguivo un servizio che raccontava di alcuni versetti del Corano: pare che in alcuni passi si sostenga l’uguaglianza tra uomo e donna. Però in altri viene poi stabilito che l’uomo deve provvedere alla donna in quanto le è un gradino sopra; deve batterla ogni volta che è disobbediente; può visitare il suo campo fertile a suo piacimento ogni volta che vuole.Il Profeta si raccomandava che le donne nascondessero “tutte le parti belle”, confondendo moltissimo i suoi seguaci sul valore della bellezza e sulla necessità di nasconderla.
Quali siano le parti belle da nascondere, Maometto non lo disse.
Nel dubbio, molti islamici hanno deciso di comprirle tutte da capo a piedi. Mica di sbagliare.
Io negli Emirati Arabi le donne le ho viste mangiare al ristorante sotto quel palandrano nero: alzare discretamente dalle spalle la parte che ricopre la testa, infilarvi attentamente la forchetta sotto senza lasciar vedere nulla, e ripetere il gesto ad ogni boccone.
Vi assicuro che il mio cane ha pasti molto più agevoli.
La settimana scorsa ho letto un libro dal titolo: “La prova del miele”, di Salwa Al-Neimi, una docente di arabistica dell’università di Parigi che tenta di far capire quanta letteratura erotica (e qundi libera) esista in realtà nel mondo arabo, cercando di smentire le illazioni inerenti alla sessofobia (si dirà così??) delle popolazioni islamiche.
Intanto per raccontarcelo è dovuta arrivare a vivere in Francia. E poi, sempre raccontandocelo, ci dice in realtà che buona parte di questa letteratura risale all’epoca pre-islamica.
Di oggi io leggo cose tipo “The Desert Flower“, dove la modella Waris Dirie ci racconta della sua infibulazione e della sua tragica fuga dall’Africa.
Oppure “Bruciata Viva“, di Suad, sopravvissuta per miracolo ad un delitto d’onore e costretta tuttora a vivere in Europa sotto falso nome. Anche la cronaca italiana ha visto la brutalità del delitto d’onore: un pettegolezzo, un presunto disonore, un consiglio di famiglia, l’esecuzione, l’impunità.
Ho letto anche, affascinatissima, “La terrazza proibita” di Fatema Mernissi, rimanendo incantata da come donne senza scelta riescano ad essere felici di nulla, pur struggendosi nel sentimento di ingiustizia.
Molte pratiche brutali sono retaggio dell’epoca tribale, me ne rendo conto. Non hanno nessun fondamento religioso. Ma il loro sopravvivere nei secoli, impunite dalla legge, tollerate dalla società, esibite dalle famiglie la dice lunga su quanto comodo faccia infilare tra un versetto e un altro una presuzione di legittimità tanto balorda. Cos’avranno mai di così tremendo, le donne, perché l’uomo le tema così tanto.
Ad una donna si recidono i genitali (e senza anestesia o sterilizzazione eh… siamo mica alla Walt Disney qui!) per assicurarsi la sua fedeltà. Quando la penetri la devi scucire, non ti puoi sbagliare di certo. La voglia di farsi scucire a lei non viene tanto spesso, puoi starne sicuro.
Una donna viene coperta da capo a piedi perché altrimenti potrebbe sedurre. Santo dio.
Una donna viene picchiata, perché deve portare obbedienza, lavorare e far figli. Vale meno di un capo di bestiame e spesso le figlie femmine vengono ancora uccise immediatamente dopo il parto, direttamente dalla madre.
Ora, c’è chi sceglie liberamente di mettersi il velo e di vivere così. Così come da noi c’è chi sceglie di chiudersi in clausura. Chi ama farsi picchiare mentre fa sesso, chi non mangia per pagarsi la macchina sportiva. Pace all’anima loro, ognuno scelga di fare ciò che vuole della propria vita.
Ma è esattamente nella parola SCEGLIERE che risiede il problema, e la differenza sostanziale tra ciò che è giusto e ciò che non lo è per niente.
La maggior parte di queste donne non ha mai possibilità di scelta, e nemmeno di fuga.
Ed è in questo luogo esatto che nasce la prevaricazione, e la violazione del diritto umano: il luogo dove la libertà di scelta è negata, anzi, non è nemmeno contemplata.
Io mi domando cosa esista nel cervello degli uomini che permettono o addirittura fanno sì che tutto questo accada. Perchè loro, gli uomini, liberi di scegliere lo sono sempre.
Nascondersi dietro il vessillo dell’ortodossia religiosa e del rispetto di dio per comportarsi da animali fa un gran comodo, questo è fuor di dubbio.
Una sorta di finzione, una grande e colossale presa per il culo per nascondere chissà quale sindrome primordiale. Sicuramente si tratta di una forma di mancata evoluzione della specie.
Perché questi non sono uomini, sono aberrazioni.
Che poi mi sbaglio, non sono nemmeno animali, perché l’animale maschio non fa mai del male all’animale femmina, non è così demente. Ho visto solo una volta un maschio (di zebra) accanirsi contro una procreazione illegittima: ma si è guardato bene dall’uccidere la femmina, ha aggredito il piccolo.
E non ditemi “è una questione culturale”. Perchè allora con questa scusa della cultura potremmo arrivare a giustificare qualsiasi barbarie, soprattutto quando così demagogica.


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