Il porco russo: non tutto il mondo è paese.

Ieri a pranzo, parlando con mio padre, gli racconto dei due fornitori russi che sono venuti a trovarci in azienda per fare due chiacchiere sul contratto di esclusiva per un prodotto molto importante.
Gli dico: “Uno ha cinquant’anni, una laurea in fisica e un MBA in chiusura: è pacato, educato e preparato. L’altro ha trent’anni, è un grasso maiale alcolizzato, non è laureato in niente ed è un cafone tremendo. Indovina chi è che comanda e decide?”
Mio padre, che a sessant’anni forse qualcosa del mondo ha capito, mi risponde: “Il secondo”.
Che tutto il mondo sia davvero paese?
Per certi versi probabilmente sì.
Ma poi mi tocca un pomeriggio con i nostri due amici del Casaciok, e capisco che forse non è esattamente così.Ero già stata preparata sul livello primitivo del cosacco trentenne, uno che mangia con la bocca aperta e beve quattro bottiglie di vino a pasto, ma non ero assolutamente pronta a quello che mi sarebbe toccato in sorte.
Mi travesto da personal-shopper, dato che il compagno vuole comprare una “briefcase”. Come prima tappa lo porto in Rinascente, piano -1, valigeria. Fa un giro veloce, mi viene incontro con sguardo disgustato e mi dice che non c’è niente di quello che lui intende con il termine “briefcase”. Interpello il commesso, che comincia a correre avanti e indietro e viene trattato come una pezza da piedi: il mio cosacco gli fa tirar fuori la roba, e poi lo pianta lì senza dire né grazie né prego. Come se fosse stato richiamato da una ricetrasmittente invisibile, ruota il corpo di 180° e se ne va. Io mi consumo la lingua in scuse, pensando che i cosacchi forse non amano i gay. L’omofobia è tipica del troglodita, ed il nostro commesso è palesemente checca: probabilmente questo ha urtato il senso maschio dell’uomo delle caverne.
Ma poi capitiamo nel corner di Dolce&Gabbana, e la scena si ripete: rude richiesta (con un’indicazione che assomiglia più ad un grugnito), merce esibita con il sorriso (stavolta da due commesse donne), corpo del cosacco che ruota di 180 gradi, sguardo assente e dipartita. Che non gli vadano a genio nemmeno le donne?
Mi consumo nuovamente in un profluvio di scuse con le signore, e mi precipito fuori dalla Rinascente con la vergogna di una ladra.
Dopo qualche metro ci imbattiamo nel negozio di Pollini. Richiamo il mio cosacco verso la vetrina, indicandogli i modelli piuttosto interessanti di “briefcase-di-sta-minchia”.
A questo punto succede l’imprevedibile.
Mi sento dire: “Elena, I think we should go shopping without you because I feel disconfortable as you seem in trouble”.
In parole povere: “Cara mia, sei troppo in sbattimento e mi dai sui nervi”.
In quel momento penso al fatto che io sono una donna e sono sua cliente, e che questo pezzo di lardo si meriterebbe uno schiaffone sulle guance da porco da macello e un calcio-catapulta in quel suo culo d’oltre-cortina: è talmente grezzo che non sopporta nemmeno la gentilezza.
Poi mi ricordo che lui rappresenta il nostro fornitore più importante e che non posso compromettere il business aziendale per una questione di educazione, civiltà e buon senso.
Ripiego nelle retrovie, mi accendo una sigaretta, e lo guardo fare da sé, entrando ed uscendo da Valentino, Armani, Bottega Veneta, Prada, sempre secondo lo stesso protocollo di bestialità e senza mai comprare nulla.
Pezzente avvinazzato.
Accolgo con un canto interiore di angeli e trombe paradisiache la sua volontà di rientrare in anticipo in albergo, salvandomi dall’eventualità di dover cenare insieme.
Per lavoro e per piacere, ho conosciuto gente di molte culture, razze e paesi, ma il porco russo finora detiene il primato-shock, perché non ha (povero lui) nemmeno la scusante della povertà, della mancanza di istruzione o della cultura retrograda. È un evolutissimo occidentale di San Pietroburgo, stipendiato per girare il mondo a 4.000 euro al mese (l’unico paese che non ha ancora visitato è l’Australia), e non è nemmeno orfano (perché solo l’assenza di una madre o di un padre giustificherebbe la totale assenza di decenza pubblica).
In questo caso, grazie al cielo, il mondo non è per niente paese e sono felice che la terra di Putin chieda giustificazione ai suoi figli che vogliono varcare il confine per qualsivoglia motivo.
Che se li tenga pure ben stretti, i suoi porci senza ali, e lasci entrare nella società civile solamente quelli che sanno almeno dire “grazie”.


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