Il popolo della notte, le discoteche della perversione.

Che i social network siano un luogo di spam furibondo è cosa nota.
Così come è risaputo che queste piattaforme vengono utilizzate per promuovere eventi, libri, mostre, spettacoli e molto altro, è anche semplice intuire che questo bombardamento ci rende anestetizzati dalle notifiche, come se fossimo gli esseri più desiderati della terra.
Per chi invita, scegliere l’immagine e il titolo giusto, che riescano in qualche modo ad attirare l’ormai basso livello di attenzione degli utenti, è fondamentale.
Se però dietro ad eventi culturali c’è di solito un ufficio stampa che fa piuttosto bene il suo lavoro (almeno qui a Milano), dietro le serate in discoteca ci sono spesso una manica di scappati di casa che cercano di riempire una lista fagocitando numeri e promettendo miraggi. Certo, lo sappiamo che il dio delle piccole cose si è disperso su qualche macchina del tempo costruita male, però camuffare una balera in uno scantinato come un porto di sbarco nel giorno del D-DAY rende le cose che ci tocca leggere davvero esilaranti.
Si inneggiano l’edonismo, la sodomia e la lussuria, la trasgressione e l’attraversamento del limite, la rivoluzione sociale e il piacere sovversivo, l’irriverenza maniacale e la provocazione ad oltranza: un linguaggio ipertrofico che cerca di risvegliare i nostri sensi tramortiti, le nostre vite fatte di niente?
Una promessa che in realtà camuffa il solito sabato sera in discoteca , le solite cubiste stratosferiche, la solita alba ubriaca.
Credendo magari di aver cambiato il mondo con una sbornia.
Perché andare a ballare non si racconta più come un divertimento, ma come il luogo dove si spacca tutto (anzi, spakka tutto) e si fa la storia ogni notte.
Che a 18 anni è legittimo. A 30 è pietoso.
Va bene che siamo nell’era della cocaina e dell’overdose di soldi (sognati), business (presunti), successo (facile?), gnocca (al silicone), ma l’esaltazione del dj improvvisato, del vocalist che parla in inglese come mangia i bucatini al cacio e pepe, del popolo della notte che vagheggia un’eroica gomorra alcolica come se fosse il ritorno a Itaca, lasciano basiti.
Andare a ballare è un divertimento, è un conoscere, è uno sfogarsi.
In alcuni luoghi – decisamente pochi – è anche un modo per entrare in contatto con le più belle evoluzioni di costume.
Ma rilassatevi: gli eroi e le imprese epocali hanno un altro indirizzo.
Non è con un coca-havana che si cambia il mondo.
E persino Sodoma è stufa di essere scomodata per queste velleità.


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