Come amarsi? Living apart together.

Oggi, 2 gennaio 2009, esce su Panorama un articolo di Raffaele Panizza dal titolo: La tribù dei L.A.T. (cioè living apart together), che indaga il nuovo fenomeno delle coppie che scelgono di vivere in case separate la loro storia d’amore.
Panizza apre l’articolo regalandomi l’ingrato merito di avere scritto (con “Il segno meno” e “I divieti di Eros“) quello che sarebbe il manifesto involontario di questo fenomeno:
“Senza volerlo, Elena Torresani ha composto l’inno delle amanti misantrope (…). I tremendi versi, pubblicati nel libro d’esordio L’inferno di Eros sembrano il manifesto di una rivoluzione“.
Dall’articolo emerge che sono soprattutto le donne a desiderare questo nuovo modus vivendi, e la fotografia che ne esce è quella di un manipolo sempre più numeroso di femmine determinate, consapevoli, e anche un po’ stronze.La parte che mi è piaciuta di più è la chiusura finale:
“Se le misantrope volevano un uomo che le lasciasse sgranocchiare in pace cracker nel letto guardando un film, bastava che lo dicessero. Tra l’altro (e pensa te com’è strana la vita), era anche il nostro sogno.”
È un’osservazione intelligente, e amara.
Ma esistono slittamenti comportamentali e violenze territoriali per cui se si è in due a sbriciolare nel letto nasce poi la recriminazione su chi pulisce le briciole di chi, e quando: la condivisione dello spazio ci rende spesso ridicoli, aggressivi e poco amorevoli.
L’ottimo presupposto sarebbe che la voglia di sbriciolare venisse insieme, nello stesso momento, e che le briciole venissero poi pulite a turno. Ma è già una forzatura.
Piccolezze? Non proprio. Ho visto coppie litigare in pubblico per delle sciocchezze fantascientifiche e rendersi ridicole per discussioni inutili su argomenti di menage che, normalmemente, non meriterebbero nemmeno mezzo pensiero.
La vita in case separate non ha poi a che fare solamente con i tempi diversi di due individui diversi e con i naturali compromessi del caso (ce ne sono già tanti a cui dover arrivare quando non si condividono i metri quadri!), ma anche con una gestione dello spazio, della privacy e del proprio corpo che è impossibile mantenere nella convivenza.
Personalmente non mi è mai piaciuta l’idea che l’amore più grande si prova solamente con la sopportazione più grande, che la serietà e il valore assoluto di un rapporto sia misurato in base alle bruttezze che si è in grado di tollerare. L’unione amorosa va ben al di là dei metri quadri condivisi.
Evelina Christillin ci regala un bel punto di vista: “certe mattine mi sveglio e mi sento l’ultimo dei mohicani, ma quando torno a casa la sera stravolta dal lavoro, e non ho un marito da intrattenere, mi sento una regina”.
In compenso nell’articolo c’è un intervento agghiacciante del sessuologo Marco Rossi che dice: “usano il maschio solo quando fa loro comodo (…) Se trovassero qualcuno in grado di inchiodarle alla camera da letto, rendendole psicologicamente dipendenti, secondo me si abbandonerebbero volentieri alla convivenza rinunciando al piacere di sbriciolare liberamente sulle lenzuola”.
Tralascio ogni potenziale commento sul fatto che per indurmi alla convivenza dovrei trovarmi psicologicamente dipendente e quindi soggiogata da un uomo: spazzatura preistorica.
Ma ci tengo a sottolineare che non ho alcun dubbio sul mio amore e sul valore del mio uomo: amo e stimo il maschio-Ernesto, indipendentemente dal fatto che io decida di annusare l’odore delle sue deiezioni solo due giorni alla settimana anziché sette. E garantisco al Marco Rossi che il mio ingegnere mi inchioda alla camera da letto spesso e volentieri, sbriciolando me e la mia passione tra le lenzuola, anziché i crackers.
La scelta di vivere in spazi separati è solo una tra le tante possibili: è una soluzione nuova a tante questioni senza tempo relativamente al modo di vedere l’amore.
Non ha niente a che fare con la comodità, è una scelta coraggiosa: per motivi economici, sociali, organizzativi.
E credetemi: il mio uomo è tutto tranne una povera vittima di una perfida femmina, ma un intelligente e avveduto stratega. Il maschio-Ernesto è un esemplare darwinianamente avveduto, paziente, consapevole.
Solo il tempo ci saprà dire qual è la scelta socialmente vincente.
Per ora io vi so solo dire qual è la scelta Torresani-vincente.


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2 thoughts on “Come amarsi? Living apart together.

  1. Per chi fa un lavoro non d’ufficio il tempo a casa è così prezioso che non lo si può perdere per star dietro alle esigenze e i capricci di un altro. Non si può perdere al concertazione interrompendosi perché qlc vuole mangiare in quel dato orario o per pulire casa prima che lui rientri ed essere a disposizione appena fa il suo trionfale ingresso. Se vuole compagnia si prenda un cane, che scodinzoli festoso al suo arrivo e gli porga le pantofole. Io non sono un cocker. E parlo da amante dei cani.

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