DD – Delusione Dubai

Dubai mi entra negli occhi in un’alba araba di anonima bellezza, attraverso l’abito e il copricapo dei funzionari dell’aeroporto, avvolti da gonne e foulard bianchi: giovani, belli, incantevoli. Ambrati e nudi sotto quelle lenzuola candide, terribilmente sexy. In quattro giorni mi sono innamorata una ventina di volte.
Ma poi è subito disappunto. Usciti dall’aeroporto, coda infinita per i taxi. Imparo immediatamente la stupidità di questa città. Città del futuro un paio di palle. Paradiso degli architetti, ma gli urbanisti dove si sono nascosti? Come fa una località costruita negli ultimi trent’anni ad essere così inefficace?
Niente metropolitana, niente bus, niente trasporti pubblici. Solo taxi: guidati da pakistani che spesso sputano dai finestrini, non parlano inglese e non conoscono la città. Taxi che non sono prenotabili: devi aspettare che ne passi uno, sperando che sia libero, per poi chiamarlo agitando le braccia e buttandoti in mezzo alla strada. Niente piste ciclabili, niente moto o motorini. Ore ed ore chiusi nel traffico.
Usciti dal Congresso medico più importante di tutto il medio oriente, ci troviamo in uno sterrato in fila: settecento incravattati provenienti da tutto il mondo, carichi come asini di pc, brochure e cataloghi messi in coda da tre arabi bercianti e sbraitanti come se fossero schiavi indisciplinati in un campo di lavoro, mendicando la zuppa serale. Non credevo ai miei occhi.
Unica alternativa possibile: la limousine. Che se ha il vantaggio di poter essere prenotata, non ha certo le ali e ti costringe in ogni caso a code interminabili.
Le strisce pedonali sono un miraggio, attraversare le strade per i pedoni è una sfida mortale. In un paese dove la benzina costa 30 centesimi al litro, spavaldamente nessuno ha deciso di utilizzare i pannelli solari. Però hanno una pista da sci al coperto in mezzo al deserto. Questo è fico. In barba ad ogni eco compatibilità.
Cantieri e gru ovunque. Migliaia di indiani e indonesiani che lavorano come schiavi senza spesso nemmeno essere accettati sui taxi e senza avere il permesso di entrare nei palazzi che costruiscono in tempi inesistenti, per 100 euro al mese.
Esiste una Dubai che cerca di imitare le grandiosità statunitensi, con specchi e grattacieli, senza tuttavia riuscirci. Ed esiste una Dubai che prova ad imitare la bellezza di alcuni angoli mediorientali di rara meraviglia, con un risultato molto simile a quello ottenuto a Gardaland. Moschee comprese. Tutto terribilmente finto. A Cinecittà hanno fatto di meglio, ed è tutto dire.
Ci si mangia bene. Questo sì. Ed ogni cosa, alberghi a parte, si paga molto meno rispetto all’Europa. Ma penso sia uno dei più eclatanti esempi di modernità stupida e soffocante che io abbia mai visto.


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