L’altra vergogna

(scritto il 4 febbraio 2008)
Sono sconvolta. Sconvolta da tutto quello che sto leggendo in merito all’aborto, da questa risacca reazionaria che sta attaccando le coscienze.
Come tutti, ho mille dubbi e poche certezze.
Credo che il feto sia una vita. Credo fermamente che anche l’embrione sia una vita.
Ho sentito scienziati cattolici tentare di redimere questo eterno conflitto, ricavandosi un angolo di beatitudine di coscienza, stabilendo che la vita filosoficamente nasce nel momento in cui nasce l’identità, vale a dire dopo circa 3 giorni dal concepimento (il momento in cui l’embrione fecondato diventa una persona sola o si scinde in due o tre gemelli). Quindi la pillola del giorno dopo non sarebbe tecnicamente un omicidio.Poca cosa per il senso di colpa, direi. Soprattutto per una donna che decide di liberarsi del fardello.
Credo fermamente che l’uso che si è fatto della 194 non sia stato un buon uso, ma ciò nonostante non credo sia una cattiva legge.
Ci sono donne, ragazzine più o meno cresciute, che usano l’aborto come sistema anticoncezionale, ed è un’aberrazione. Gli strumenti per evitare una gravidanza oggi sono moltissimi: abbiamo pillole, cerotti, anelli, preservativi, misuratori di temperatura molto precisi che, se usati bene, si sono rivelati sicuri.
Tuttavia, sono convinta fino alla mia più recondita cellula, che la 194 non vada toccata, come non è minimamente pensabile mettere in discussione il diritto all’aborto.
E ve lo dice una che in 33 anni ha avuto più volte dubbi di eventuali e potenziali gravidanze ma mai e poi mai sarebbe ricorsa all’aborto. Perché? Per libera scelta, non perché di scelte non ne avevo nessuna.
Personalmente penso che un figlio sia comunque un dono, anche se spesso ho visto cose che mi ci hanno fatto riflettere sopra, su questa certezza.
Ho sempre pensato che un figlio non avrebbe mai pagato con la vita la mia irresponsabilità.
Io la penso così, ma non tutte le donne la pensano così. Le valutazioni, le vite, le storie, le coscienze, sono infinite e infinitamente varie. E voglio difendere strenuamente il diritto di ognuno alla scelta migliore per sé e per la sua storia.
Sostengo il diritto all’autodeterminazione della donna, come di qualsiasi essere umano.
Sono consapevole del fatto che l’autodeterminazione della donna, nel caso dell’aborto, vada a violare sicuramente il diritto alla vita del feto, ma non posso sentir parlare di partito della vita e di partito della morte.
Qualsiasi abortista (brutta parola, brutto vessillo) credo desideri fermamente che il numero di aborti tenda a zero.
Ma esistono milioni di considerazioni che una donna fa mentre decide se dare alla luce o meno il suo bambino: la vita che potrebbe offrirgli, la sua situazione economica, sentimentale, famigliare, il modo in cui il bimbo è stato concepito (non dimentichiamo le gravidanze a seguito di violenze carnali) e sono considerazioni che esistono con violenza e che non possono prescindere dalla scelta che si sta andando a fare.
Si può privare le donne di questa valutazione? Credo di no. Anche se la prevaricazione che ne viene può sembrare, e forse è, profondamente ingiusta.
Servono interventi, servono educazioni morali profonde. Didattiche e tecniche, anche. Non serve la negazione del diritto, e il ritorno alla clandestinità (perché comunque sempre e da sempre le donne hanno abortito, spesso morendo in prima persona). Occorre creare una dimestichezza e una coscienza sociale e medica che responsabilizzi le persone PRIMA che arrivino in ambulatorio per l’interruzione di gravidanza.
Occorre istruzione, e formazione. Sulle possibilità alternative, prima e dopo il concepimento indesiderato.
Vietando la possibilità di scelta, non si va da nessuna parte MAI.
Purtroppo ancora non si vuole parlare di preservativo e di sessualità. Purtroppo ancora esistono forti tabù e molta ignoranza in merito. E se molte volte io stessa non ho usato le dovute precauzioni (pur essendo sempre assolutamente e completamente informata in merito fin dalla prima adolescenza), figuriamoci per tutte quelle persone (molte) che questa informazione non l’hanno avuta affatto, o l’hanno avuta nel modo sbagliato (ancora peggio).
La Chiesa, portando all’estremo il filone morale della vita a tutti i costi, non contempla nemmeno l’uso degli anticoncezionali, in quanto un rapporto protetto (chimicamente o meccanicamente) è un ostacolo alla vita e al volere di dio. Questo atteggiamento purtroppo non aiuta affatto.
La scuola, da parte sua, dorme sonni profondi. I genitori, non parliamone.
Il Ministero si è giusto svegliato in questi giorni con un nuovo spot televisivo sull’uso del preservativo, dopo anni di silenzio, come se l’Aids fosse scomparsa dal pianeta nell’ultimo quinquennio.
Lo Stato si sveglia solo in caso di bigotte e antistoriche moratorie. Quando in Europa esistono assegni statali alle ragazze madri (incentivo notevole a tenere un figlio) In Italia pare impensabile: razza di peccatrici.
Terrificante.
Terrificante come il fatto che sia quel ciccione di Ferrara a sollevare e far partire una polemica di questo genere: un uomo!
Vero, i discorsi morali in merito alla vita non hanno sesso, ma quando si tratta di figli da formare, partorire, crescere, mantenere, amare, penso che la parola spetti prima di tutto (anche se non solo) alle donne, non a chi il pericolo (o la tremenda fortuna) di concepire un figlio non la corre nemmeno per sbaglio.
Le schiere dei grandi predicatori sulle tasche e sulle coscienze degli altri, sono sempre foltissime e ben nutrite (in tutti i sensi, nel caso di Ferrara).< SPAN>
Non mi metto a discutere sul proclama dei ginecologi romani in merito alla rianimazione dei feti abortiti. Dal punto di vista medico-morale posso capire la loro posizione, anche se non la condivido minimamente. Dato che poi non sarebbero sicuramente loro a mantenere il feto che hanno rianimato, che finirebbe a riempire l’elenco dei disadattati in affidamento o i letti di qualche orfanotrofio, date le difficoltà adottive nel nostro paese.
Tutti bravi, ripeto, con le tasche e le coscienze degli altri.
Poi smontano il turno belli lindi e a posto con Dio, e quel povero bambino prematuro andrà incontro al suo destino ben oltre il timbro del cartellino.
Come diceva quel fico di De Andrè?
Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio?
Sì, credo dicesse proprio così.
Non si può mettere in discussione un diritto quando non si è minimamente provato a saperlo gestire.
Nemmeno per sogno.


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