A bocca aperta – anche questa è arte

(scritto il 20 marzo 2008, in preparazione dell’uscita de “L’inferno di Eros”)
In questi giorni sto abusando parecchio delle gentilezze dei miei amici. Consigli, supporti, contributi (se poi ci fosse qualcuno che volesse anche darmi soldi, non disdegno).
Oggi per esempio ho inviato loro 14 frasi del mio libro da valutare, per poter poi scegliere quale tra queste usare come vessillo, simbolo e forse epitaffio da dare alla casa edirice.
Beh, sono rimasta a bocca aperta. Che tra l’altro non è mai una bella cosa.
Quello che mi ha stupito di più è quanto di loro ci fosse nella scelta che hanno fatto.
E non sto parlando solo di scelta stilistica, ma anche, e soprattutto, di contenuto.
Allora è proprio vero che l’Eros va a pescare nella nostra parte più profonda, e che il nostro gusto si orienta moltissimo verso l’identificazione che vi troviamo.
Questo mi ha fatto capire quanto mi sia piaciuto presentare in questo libro quattro lati differenti dell’erotismo e del sesso, perché so che persone molto diverse tra loro troveranno la loro chiave in qualche pagina, la loro impronta in qualche passaggio.
Dalla frase che una persona sceglie si possono capire tante cose.Perché c’è chi l’eros lo vive come esibizione. Chi come brama. Chi come esperienza e ricerca. Chi ancora come gioco o come piacere profondamente intellettuale. Chi con nostalgia, estrema nostalgia. Oppure come traguardo e nido.
E se è vero che esistono mille simboli per intuire la parte istintuale di una persona, pochi simboli hanno il valore estremo della parola, non quella pronunciata, ma quella scelta.
Quella che libera dalla responsabilità di averla detta in prima persona, ma che lega con il piacere connivente di averla gradita.
Perché spesso abbiamo bisogno di sentirle le cose, per capirle davvero. Di sentircele dire, forte o piano che sia.
L’indole non sempre va d’accordo con l’idea che ci piace avere di noi, e la nostra storia non è sempre una storia onesta. Per questo troviamo spesso liberazione nei libri, nei quadri, nella musica. Perché la fruizione non ha colpe, ma solo il più sincero e istintivo riconoscimento.
Cosa che la dice lunga, lunghissima sul potere dell’arte e sul suo valore.


Contatore sito

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...