L’uomo mutanda, l’uomo capanna e il povero Principe Azzurro.

Ci sono delle cose che do volentieri come dati di fatto.
Ad esempio che la convivenza e la condivisione forzata di spazi, abitudini e tempo, ammazzino la passione. Per quanto dispendiosi e spesso poco pratici, sono un’accorata sostenitrice dei rapporti a distanza, e per distanza intendo qualcosa di molto semplice, tipo: tu a casa tua, io a casa mia. Magari nella stessa città, ma che i metri quadri calpestabili siano differenti.
Mi rendo conto che questo significa bollette separate, due mutui, pasti in dosi da single (notoriamente più costosi), e tutta quella serie di spese vive che l’indipendenza comporta. Ma mi rendo altrettanto conto che la coppia non è una Srl, e vorrei evitare di arrivare alla convivenza con un uomo per ottimizzare il mio conto corrente e far sorridere il mio bilancio. In ogni caso anche il lavaggio delle mutande sporche e la condivisione del water hanno il loro prezzo, anche se non viene pagato in moneta sonante.Ho premesso quanto sopra perché altrimenti la distinzione che sto per fare potrebbe sembrare stralunata: quella tra l’uomo capanna e l’uomo mutanda.
Ogni donna, più o meno inconsapevolmente, nonostante tutte le rivoluzioni storiche, sociali e antropomorfiche (ci scommetto che a molte donne sono spuntati sotto sotto gli attributi), sceglie accuratamente l’uomo con il quale accompagnarsi. Purtroppo, per quanto emancipata, intelligente, istruita, la femmina dell’uomo tende ancora a riconoscere la necessità sociale di sposarsi o di condividere la capanna con un uomo adatto allo scopo.
Una volta individuato l’uomo capanna, che in linea di massima deve garantire stabilità e comunità d’intenti, si aprono le porte per la caccia all’uomo mutanda. O sciogli-mutanda, che dir si voglia.
La sinossi non è sempre quella sopra elencata, ovviamente. Non tutte pensano prima a soddisfare i dictat sociali e poi alla propria felicità (confondendo spesso i primi con la seconda). Oggigiorno capita anche che si saltelli con gaudio da un uomo mutanda ad un altro prima di decidersi ad individuare un uomo capanna: la generazione happy-hour oramai ha scandito tempistiche sociali molto più dilatate sotto questo punto di vista.
Lo spaesamento collettivo post rivoluzione sessuale ha tuttavia un po’ confuso regole, ruoli e segnali primordiali, tanto che ultimamente vedo molte ragazze accanirsi nel tentativo di trasformare un uomo sciogli-mutanda in un uomo capanna: errore piuttosto grossolano e portatore di disastri epocali di indicibile portata. Oppure le vedo sempre più di frequente cercare di portare nella propria capanna l’uomo capanna di altre. Ulteriore disgrazia.
L’uomo col quale si decide di metter su famiglia difficilmente è un uomo mutanda. E difficilmente è quello che fa sbarellare e sbavare copiosamente su pavimenti, asfalti e tastiere. È fisicamente e chimicamente impossibile che fattori tipo “stabilità” e “sicurezza” riescano a sposarsi con cose tipo brividi, batticuori, colpi di testa e scopate furibonde da scrivania.
Se molte donne semplicemente capissero questo, si eviterebbero molti fraintendimenti relativi all’amore. La donna purtroppo è coraggiosa, ed è capace di mandare al macero un matrimonio per una cotta verso un collega, per il flirt con il capo, o per una scopamicizia travolgente.
Sotto questo punto di vista l’uomo ha le idee molto più chiare: il suo angelo del focolare rimane spesso intoccabile, indipendentemente dalla panterona palpitante che gli ribalta lo slip, donandogli spesso dei rigurgiti di giovinezza inattesi. Certo, per l’uomo è più che altro una questione di vigliaccheria più che di intelligente consapevolezza. Però sta di fatto che questo atteggiamento protegge il pilastro sociale ed evolutivo della famiglia, garantendo terreno adatto per la procreazione.
Le donne invece fanno casino. Hanno imparato questo gioco da poco, e perdono la testa. Pensano di essere innamorate, vogliono godersi una vita che poi non ritorna, necessitano di provare emozioni e di sentirsi di nuovo desiderate. E fanno stronzate a raffica.
Spero che imparino presto, le donne. A gestirsi capanna e mutanda nel migliore dei modi.
Non credo nell’amore eterno di default (sono pochi i fortunati che possono godere dell’incontro perfetto), ma credo fortemente in un rapporto che può funzionare tutta una vita per affetto, stima e volontà: la volontà di condividere un percorso e un progetto.
Distinguerei anche l’uomo capanna dal Principe Azzurro, figure che difficilmente coincidono. Anche perché qualsiasi Principe Azzurro, portato in una capanna, perde ogni sorta di titolo e colore.
L’importante, come sempre, è non fare confusione.


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