Il feticismo non conosce recessione (ma l’amore sì)

Un sacco di donne sono afflitte dal feticismo delle scarpe.
Io invece, pigra, culona, nemica di ogni tipo di sforzo e fatica, ho virato il mio culto per l’oggetto verso collane e borse. In realtà per me si tratta di passioni. Il feticismo è qualcosa di ben più forte, una condizione sine qua non, un vizio inevitabile e necessario, un bisogno impellente che non ci dà respiro fino a quando non è soddisfatto.
Il feticismo vero credo stia ben più a monte, oggi, rispetto all’oggetto del desiderio: questo o quello, fa ben poca differenza. Il vero feticismo è quello per l’acquisto, l’accumulo, il possesso della novità, il cambiamento.
Ecco perché non abbiamo mai niente da metterci ma il nostro armadio fa fatica a chiudersi: dobbiamo continuamente rinnovare.Lo stimolo, e l’appagamento, risiede nel passaggio del bancomat nel pos. E in un’etichetta da staccare. Non credo sia mai esistita nella storia una saturazione consumistica di questo tipo, un’assuefazione così veloce verso ciò che abbiamo.
Oggi però il colore delle nostre prospettive viziose non è esattamente roseo, ma assume sempre di più la tinta rossa dei nostri conti correnti.
Allora nasce un’altra tendenza: quella dell’ostentazione dell’acquisto fico a basso prezzo.
Tra noi, gente comune senza santi in paradiso, senza genitori da spennare, mariti da mungere o nonni sfondati di soldi di cui sperare la dipartita, non si rinuncia certo al vizio.
Lo si dilaziona maggiormente nel tempo, e ci si comincia a vantare della borsa spettacolare acquistata a 25 Euro, dell’affarone tacco-grattacielo portato a casa per 60 Euro, dei jeans comprati da Fiorucci a 29.
Tanto tra sei mesi saranno già passati di moda, e tra due avremo comunque voglia di comperarcene un paio nuovi.
La recessione a conti fatti ha i suoi aspetti intelligenti.
C’è un problema però, perché se tutto questo vale davvero per le cose che possediamo, è traslata spesso anche verso quelle che viviamo.
A questa stregua siamo consumatori compulsivi e utenti velocissimi anche nel lavoro, negli hobby e nelle relazioni interpersonali.
Però qui c’è da stare attenti: non ci sono amori fichi a basso prezzo.


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3 thoughts on “Il feticismo non conosce recessione (ma l’amore sì)

  1. molte idee e ben confuse …
    tenedomi per me tutto il resto una cosa sola proprio non riesco a non dire
    non è che non “esistono amori fighi a poco prezzo” , è che l’amore non è un oggetto, non ha un prezzo, non si compra e neppure va conquistato
    non va meritato
    l’amore è in chi lo prova che lo vive, semplicemente, lo condive, semplicemente
    se sei amato è perchè hai incontrato qualcuno che sa amare, e chi sa amare ama senza aver bisogno di avere nulla in cambio, non da un prezzo all’amore, se lo facesse lo darebbe a se stesso rendendosi merce

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