L’Ammeriga

(scritto il 16 dicembre 2009)

È stata la mia prima volta in America, quella di questo novembre 2009. Non che bruciassi dalla voglia: Sex & The City e il cibo spazzatura erano gli unici due elementi di attrattiva che la vita metropolitana statunitense esercitasse su di me. Invece mi sono trovata catapultata contro la mia volontà nella città di Al Capone versione XXI° secolo e le bizzarrie da annotare sono parecchie, ma tutte in bilico tra il grande miracolo e la bassezza più profonda, nella buona tradizione americana.
Non c’è che dire: gli USA sono una nazione profondamente meritocratica. L’American Airlines, ad esempio, imbarca i passeggeri secondo il seguente criterio: business class, exclusive members e priority boarding (bambini, disabili ecc.). Carini, vero?In secondo luogo, mentre combattevo contro il vento gelido con il mio cappello in pelo di castorino, mi domandavo perché un homeless, e quindi per antonomasia privo di fissa dimora, decida di vivere per le strade di una città dal clima così proibitivo. Miami non sarebbe meglio?
Negli Stati Uniti inoltre le sigarette si comprano in Farmacia, e se vuoi una pizza al salame devi ordinarla ai Pepperoni (esatto, con due “p”). L’acqua nel pozzetto del w.c. è talmente alta da lambirti le natiche mentre fai pipì, per non raccontare le altre dinamiche poco igieniche di quando fai tutto il resto: in compenso ci sono rubinetti, saponi e macchinette disinfettanti per mani praticamente ovunque.
Grandi fobie collettive ed enormi incuranze globali.
La maggior parte dei ristoranti è una caricatura dell’Italia dell’emigrante novecentesco con ambizioni revisionistiche e l’offerta di junk-food ingrassa ampiamente addomi e glutei con tariffe da combattimento: in compenso, se si vuole provare una vera bistecca statunitense da 20 once, media cottura, in un locale che rievoca nostalgicamente la gloria degli anni ’30 (piano-bar, tetto basso, pale in movimento, foto di gangster appese alle pareti, una vera celebrazione del contrabbando e della mala) bisogna essere pronti a pagare almeno 90 dollari, da sommarsi poi ad un ambiziosissimo 18% di mancia praticamente obbligatorio.
Perché gli americani se fanno qualcosa lo fanno in grande, ci credono davvero. E a dimostrarlo è non solo la postura da sceriffo del far-west dei poliziotti o dei portieri di notte con colbacco di pelliccia nera, ma anche la spavalderia con cui le ragazze non portano le calze anche quando nevica e la gente passeggia con un gelato in mano nonostante le sferzate del freddo vento che spira dalla Michigan Avenue.
Tanto che un po’, ogni tanto, vien voglia anche a te di camminare per strade che non sono tue canticchiando “iu-ess-ei, iu-ess-ei, iu-ess-ei” bevendo il tuo cappuccino bollente nel thermos da passeggio e sognando il primo centro commerciale in cui ti infilerai prima di tornare a casa per ingolfarti di hamburger, ceddar cheese, patatine fritte e coca-cola.


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