Trans: la tragedia dei mutanti

(scritto il 20 novembre 2009)
Nel giorno in cui una trans che probabilmente sapeva troppo viene ammazzata e arsa (spero in quest’ordine), rifletto su questa folla di ibridi umani che sta popolando il nostro mondo, un esercito di anime tormentate che conduce spesso una vita d’inferno. Al di là della repulsione sociale che ne ammazza la dignità, penso al loro corpo che sembra uscito da un film di fantascienza, raffazzonato e rattoppato per farlo in qualche modo aderire alla loro anima. Alla meno peggio.
Perché se capitano casi in cui la trasformazione di genere è praticamente perfetta e coesa (ricordate Silvia Burgio, l’uomo diventato donna che ha partecipato al Grande Fratello 8), la maggior parte dei corpi e delle identità rimane sospesa a metà del percorso, come un eterno Frankenstein. Da una parte ormai siamo praticamente abituati agli uomini gonfiati di ormoni, plastificati dalla chirurgia ed esibiti in strade, filmini, scandali e trasmissioni televisive: esseri umani mutanti con tette e pisello che con il loro piede 44 camminano su tacchi a spillo grotteschi attraversando la vita in un perenne falsetto.
Ma in questi giorni al Grande Fratello 10 abbiamo una bella donna, Elettra, che ha deciso di fare il percorso inverso: diventare uomo e chiamarsi Gabriele. A questo no, non siamo ancora abituati. Probabilmente il mio essere donna mi rende più sensibile alla tragedia dello svuotamento toracico per togliersi il seno, ad un corpo con barba, peli e muscoli che sotto le mutande nasconde però ancora un monte di venere, ad un istinto maschile intrinseco che sogna di fare caserma a suon di rutti con i maschi ma che è bloccato in una mente ancora profondamente femminile che finisce per piagnucolare sola in un angolo senza riuscire a stare né da una parte né dall’altra.
Mi sembrano seriamente strade di torture senza fine, e lo scempio dei corpi ne porta solo una testimonianza parziale. Anime in guerra, che non trovano un posto nel mondo e nemmeno in se stessi. Tutto quello che mi vien da dire è che auguro loro tutta la pace possibile, prima o poi e in qualche luogo. Auguro loro la leggerezza e la serenità delle cose lievi.


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