Mentre soffriggo cipolle e aglio, affetto pomodori e raccolgo basilico per preparare un piatto di trenette trafilate al bronzo, celebrando così in modo degno il mio rientro in patria, mi tuffo nel resoconto a caldo del mio viaggio nella Francia del Nord: una di quelle vacanze estenuanti, tante tappe in poco tempo, quasi a morsicare la terra per vedere qual è l’angolo più buono dove soffermarsi un domani.
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Mese: agosto 2010
San Lorenzo 2010
Mi trovo in uno di quei momenti, nel bel mezzo del cammino, in cui bombe di vita a orologeria mi esplodono intorno continuamente, tanto che mi viene da domandarmi se non sia io – in qualche strano modo – il detonatore.
In realtà poi accantono la vanagloria, e mi rendo conto di essere casualmente – e senza merito – al centro di un turbine di eventi interstellari e violenti che sconvolgono le vite di chi mi circonda.
Vengono prese decisioni importanti, il pianeta si ripopola, si torna in ginocchio davanti agli altari.
Così, nei passaggi di redenzione e fecondità di questa estate sorprendente, la vita – quella vera – accade lontano dalle spiagge, negli appartamenti privati, in piccole camere d’albergo, nei paesi deserti.
Ieri sera un amico ha detto, quasi sbalordito:
“La gente ha voglia di poesia!”.
Livigno, vent’anni dopo.
Erano vent’anni che non ci venivo, ma l’età che avanza mi rende insopportabile il caldo delle spiagge almeno quanto l’alito che odora di aglio. E così eccomi di ritorno a Livigno, che non tradisce e regala temperature deliziose e piumoni gonfi, morbidi, pannosi.
Giusto il tempo di indossare un pile, e io e il mio cane pirata ci tuffiamo nella folla di bipedi e quadrupedi che farcisce la via principale di questo paesone di vallata, nevrotico di tariffe extradoganali.
La prima considerazione da ultra-trentenne è che Livigno è profondamente tamarra , nonostante le arie chic che si dà. Continua a leggere