In carne e ossa

Lo so, ho trascurato il mio blog, ma la settimana della moda mi ha completamente risucchiato. Dopo cinque giorni passati a calpestare e sfottere gli idoli degli altri, stasera vi voglio raccontare un po’ dei miei, perché in qualche modo – proprio questa settimana – ci ho dovuto fare i conti.
Diciamo che gli idoli sono un vizio umano, quasi una necessità: dai tempi del vello d’oro noi sapiens ci abbiamo dato dentro mica male. E se è vero che ognuno ha gli idoli che si merita, è intrinseco che riesce facile pesare una persona in base ai miti che adora, rincorre e magari tenta di emulare (con risultati spesso raccapriccianti).
Si passano gli anni ad adorarli da lontano, e poi accade che in una settimana ce li troviamo tra i piedi in carne ed ossa: e allora è lo svenimento.
Congiunzioni astrali intergalattiche hanno voluto che la sottoscritta si trovasse sottomano un paio di maschi che te li raccomando. Uno si chiama Maurizio Cattelan, e gli sono stata in scia per Aftersix: un figo pazzesco.
Coi capelli brizzolati e i pantaloni a caviglia scoperta, piazzando un dito medio di marmo in Piazza Affari, da monello indisciplinato si è trasformato in gringo da copertina. Volente o nolente, è entrato nella storia patinata.
A proposito: qualcuno sa cosa ci facesse Simona Ventura all’atipico vernissage? Non essendo esattamente una donna d’arte, mi sono venuti dubbi peccaminosi. Continua a leggere

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Beata Ignoranza

ATTENZIONE: SPOILER!

Ignorante e pettegola: non male come combinazione, soprattutto se consideriamo la mia astinenza da nicotina che funziona come diavolina al fuoco e fomenta la mia blasfemia. Sono stata reclutata dalla direzione di un nuovo magazine completamente dedicato a moda/bellezza/costume per scrivere una rubrica: io? La donna col calesse? Siamo proprio sicuri? Continua a leggere

A Mantova, la cultura con le palle.

 

Mladen Penev

Ieri giornata campale: la Torresani addenta il Festival della Letteratura di Mantova, con Nikon al collo, padiglioni auricolari a parabola, penna carica e polpaccio agile.
Mantova annega in una folla di gente degna di Gardaland: il popolo della cultura clamorosamente c’è.
E non per vedere il faccione di Paperino dei Paperoni alias Lapo Elkann nel negozio Diesel come mi è capitato giovedì sera alla Vogue Fashion’s Night Out di Milano: no, decisamente tutto un altro tipo di calca.
Qui la gente fileggia e sgomiteggia per saziare ben altre curiosità.
Schiacciata dal tutto esaurito e dalle attese chilometriche, sono riuscita solamente a godermi tre eventi:

  • Matteo Corradini e Giusi Quarenghi: Come dio comanda (o domanda? Morsi di mistica ebraica
  • Ahmad Rafat: I figli della rivoluzione (il movimento iraniano dell’Onda Verde)
  • Corrado Bizzarri e Adolfo Ceretti: L’imputabilità della follia (in bilico tra criminalità e pazzia)

Bella giornata, sana gioventù, ottimo cibo e compagnia godibile: un’esperienza davvero piacevole.  E un’osservazione soltanto: nessun visitatore è stato avvistato al Festival con in mano “Libero” o “Il Giornale”.

 

Mladen Penev

Quanto è bella la schiavitù

Il mio terzo giorno di totale astinenza da nicotina comincia con un the al limone con biscotti Vitasnella ai frutti di bosco, seguito da una sana cucchiaiata di sciroppo di lumache.
Tutto questo scempio nella speranza che la tosse prima o poi mi passi, e che magari io sia sufficientemente intelligente da approfittare dell’occasione per smettere di fumare.
Inopportunamente ottimista, come se non conoscessi la mia volontà di carta pesta e l’inconsistenza dei miei propositi.
In ogni caso sto provando a liberarmi di una delle schiavitù più stupide e, inaspettatamente, la cosa più difficile da fare è la gestione del tempo. Senza sigarette ci si sente infinitamente soli, e le giornate sembrano lunghissime.
Senza le pause dal lavoro scandite dalle sigarette, senza la compagnia della sigaretta mentre si guida, e senza le interruzioni chiacchierecce delle lunghe attese ritmate dalla nicotina, il tempo sembra scorrere lento, ozioso e inutile. Senza la schiavitù la vita è vuota, senza gli omaggi della sudditanza il tempo perde di significato.
E non vale solo per il fumo: vale per qualsiasi tipo di dipendenza. Continua a leggere

Voce del verbo madre

La settimana scorsa sono andata dal cardiologo perché c’ho un po’ il cuore matto. Mi ha messo a fare la prova da sforzo a torace nudo sotto il bocchettone dell’aria condizionata.
Mi lamento: “Dottore, sto sudando e… li vede i miei capezzoli? Indicano che sto prendendo freddo”
“Ma non diciamo sciocchezze!” sorride.
Bene: sono otto giorni che non dormo e non riesco nemmeno a ridere per colpa di una tosse asinina insopportabile. Tutto questo per dire che per forza di cose non sto fumando, e quindi un po’ devo essere perdonata se dirò qualche cattiveria per colpa dell’astinenza da nicotina.
Oggi vorrei parlare dei bambini, e delle madri dei bambini.
Una volta, su Facebook, parlando di me un tizio ha scritto: “Non comprerò mai il libro di una che dice di amare i cuccioli più dei bambini”. Onta sacrilega! Continua a leggere

La sposa, e la punizione dell’incapace

Mano a mano che le notizie bomba di questa estate piena di vita stanno diventando pubbliche, posso finalmente raccontare tutto il vissuto che rotola al seguito.
Mia sorella – la mia unica sorella – si sposa, che di per sé è già sconvolgente.
Un po’ perché è la sorella minore, classe 1983, e questo atavicamente rappresenta un disonore per la primogenita non maritata e una piaga per la famiglia che custodisce in seno la femmina zitella. Continua a leggere