A Pontida! A Pontida!

Già alle nove del mattino rimaniamo fermi in colonna, cercando di raggiungere il “sacro” suolo di Pontida. Circondati da uomini addobbati di corna, bandiere e talismani, e da donne col fiasco di vino rosso in borsa, capiamo che evidentemente questa gente ci crede davvero: nel luogo, nel movimento.
Appena entrati nel campo dove tutti attendono Bossi, l’aria che si respira è completamente schizofrenica: tutti si sono dimenticati di essere un partito di governo.
La gente è contro Roma, contro il centralismo, contro i furti perpetrati alle spalle della gente onesta del nord: esattamente come vent’anni fa. Peccato che ora a Roma i leghisti ci mangino, ci bevano, ci sguazzino. Peccato che, grazie ai voti della Lega, nel Parlamento romano siano passate le peggio cose del berlusconismo. Questo per cosa? Per lo pseudo federalismo che dicono di aver fatto passare?
Pagliacciate. E la gente lo sa. Non lo dice, certo: ma lo sa. E lo si capisce dalla parola “secessione”, urlata da ogni angolo della valle bergamasca. Non si inneggia più al federalismo, ci si è già sporcati abbastanza in nome di niente: chiedono di nuovo la separazione dall’Italia, invocano lo stato padano.
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