Tre risposte (per chi si fa domande, of course)

Hugh Kretschmer

Non è che tutti vogliamo vivere come nell’opera di Hugh Kretschmer. Qualcuno di noi di tanto in tanto osa farsi qualche domanda sulla vita. Domande del cazzo probabilmente, soprattutto intorno al motivo della nostra presenza in questo mondo e bla bla bla.
Dopo la morte di Vittorio Arrigoni, una volta di più (sempre per il discorso che non possiamo essere a qui solo per mangiare, dormire, defecare, riprodurci e andare in vacanza ad agosto), mi sono dedicata a letture che potessero darmi esempi, risposte, soluzioni: per come ci si può dar da fare per attenuare le schifezze. Continua a leggere

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Generazioni fallite (passate e future)

Gregor Gaida, Lateral (2007)

Giusto ieri stavo sfogliando Arte di maggio e mi sono imbattuta in Lateral, la scultura di Gregor Gaida che rappresenta un uomo che scompare: un’opera dalla grande potenza narrativa.
Ci ho rivisto la mia generazione, quella dei ‘60/’70: una delle generazioni fallite che hanno contribuito a creare il mondo brutto nel quale ci troviamo a vivere.
Quella dei nostri genitori è stata la generazione dei muli: grandi lavoratori, buoni risparmiatori, sono stati gli ultimi a riuscire nell’eroica impresa dell’accantonamento del gruzzolo. Peccato si siano lasciati fare di tutto: cementificazioni, industrie, inquinamento, distruzione ambientale, sviluppo urbano irrazionale. Senza alcuna ambizione di potersi contrapporre alla piovra statale, hanno accettato le assunzioni di favore, le raccomandazioni, le politiche sindacali scellerate, la tutela dei fannulloni. Continua a leggere

Il mercato delle vacche

Al mercato delle vacche si giocano spesso partite importantissime: comprare o vendere una mucca sbagliata può significare la rovina. Comprare l’esemplare giusto può invece voler dire rinascita, speranza, prosperità. Spesso un paio di natiche ben tornite o di mammelle molto capienti può fare la differenza tra successo o perdita. Di un bovino si valutano i diametri trasversali, la capacità addominale, il temperamento, la longevità funzionale, la conformazione fisica in base all’impiego che se ne vuole fare: mucca da latte, toro da riproduzione, soggetto da macello o bovino da pascolo? La facilità di parto e l’attitudine materna per le giumente, la robustezza delle anche e la fertilità dello sperma per i maschi da monta, e così via. Continua a leggere

Le mine vaganti

In questi giorni di degenza, in cui qualsiasi cosa da fare è fastidiosa come un collare di plastica rigida steccato sotto il mento, il tempo vola pesante. Strano a dirsi.
C’è tempo per pensare, perché tutte le battaglie aspettano sullo zerbino di casa: accovacciate, arrotolate su loro stesse per tenersi calde, sbirciano con malcelata noncuranza la mia C5, in attesa che l’inversione del rachide cervicale si normalizzi e mi dia tregua.
C’è tempo di stare su Sky, e di incappare in un film che s’intitola “Mine vaganti”, e che finisce così:  Continua a leggere

Non siamo a Cougar Town

Nel mondo esistono tanti piccoli mondi, in cui alcune volte veniamo risucchiati.
Nella Piccola città di C. c’è un fiume che scorre lento, così come si addice ad un corso d’acqua delle grandi pianure. E intorno al fiume, una passeggiata deliziosa circondata da alberi, caprette e orti.
Intorno alla passeggiata, prima che cali la sera e la ciclabile si riempia di baby gang, ruota una piccola comunità di proprietari di cani, runners, nonnini che passano la giornata camminando avanti e indietro. Ci si conosce tutti, e ci si conosce normalmente per cane: Zeus, Dana, Moretto, Birin, Leone, Thomas, e così via. Che quando li incontri senza cane stenti quasi a riconoscerli. Continua a leggere

Le lezioni sbagliate (ovvero, i cattivi insegnamenti)

Quando ero piccola e i miei amici mi invitavano a casa loro per giocare, mia mamma non mi mandava mai, dicendo: “Ti invitano ma in realtà non ti vogliono. A casa degli altri si è sempre di troppo e si disturba. La gente lavora e non ha bisogno di avere altri mocciosi in giro per casa”.
Quando poi mi capitava di riuscire ad andare, cercavo di dare meno fastidio possibile, evitando di chiedere da bere se avevo sete o facendomi venire il mal di pancia se mi scappava la pipì, tanto che andare a casa degli altri non mi risultava alla fine poi tanto piacevole. Continua a leggere