Il pozzo dei desideri: maneggiare con cautela.

Sabato mattina: mentre fuori il mondo cuoce al sole e rosola tra le cicale, giaccio nuda e bianchiccia sul lettino dell’estetista, pronta per essere spiumata e unta di balsamo lenitivo a fianco del condizionatore.
Non sopporto più l’estate, dico, voglio trasferirmi al nord. Una bella casetta di pescatori in Bretagna, purchè sia cablata: pensieri wi-fi.
Sai, mi dice l’estetista, sarà che io sono una troglodita che vive in un paesello disperso sugli argini di Po e ama la mia vita semplice: ma io odio l’adsl.
Come molte persone che lavorano di fino con mani e occhi, la mia estetista è una donna concreta, dagli orizzonti tangibili.Per fortuna ci si è rotto il portatile – continua – e l’abbiamo fatta finita con questa terrificante finestra sul mondo.
Io non potrei vivere senza, ribadisco.
Il fatto è – mi spiega – che attraverso internet passano i desideri. Ho l’impressione che questo strumento del diavolo ti allontani dalla felicità che hai per seminarti dentro voglie insoddisfabili.
In fondo, lo so che la mia estetista ha ragione.
È davvero un attimo lasciarsi prendere la mano, i pensieri e la gioia.
Quando lo strumento ci domina, la fregatura diventa dirompente.
Non si può scherzare col proprio pozzo dei desideri.


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